Auto elettriche, Italia contribuisce con 75 mila nuove unità

Dati relativi al primo semestre: report Iea

Nel secondo trimestre del 2026, le vendite mondiali di auto elettriche hanno mostrato una straordinaria capacità di recupero, registrando un incremento del 4% su base annua e un balzo del 35% rispetto al primo trimestre dell’anno. Questo rimbalzo ha compensato quasi interamente le flessioni dei primi tre mesi, mentre il mercato automobilistico complessivo ha subito una contrazione di circa il 5% nei primi sei mesi dell’anno, zavorrato soprattutto dai cali registrati nei due mercati principali, ossia la Cina e gli Stati Uniti. Nel complessivo della prima metà dell’anno, la quota globale delle auto elettriche si è attestata al 24% delle vendite totali di autovetture.

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A fare luce sui dati di settore, interviene il rapporto Electric car markets in a time of uncertainty dell’Iea, un’analisi dettagliata che fa il punto sullo stato dell’arte della mobilità elettrica e sulle sue prospettive. Il settore dei trasporti su strada si trova infatti nuovamente al centro dell’attenzione globale a causa delle forti tensioni energetiche e dell’instabilità dei prezzi dei carburanti. I veicoli stradali rappresentano quasi la metà del consumo mondiale di petrolio, rendendo l’intero comparto estremamente vulnerabile agli shock di offerta e ai rincari alla pompa.

Resilienza in un mercato globale sotto pressione

Le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia indicano che entro la fine dell’anno la quota di mercato delle auto elettriche raggiungerà il 29% a livello globale, pari a circa 23 milioni di unità vendute. Questo risultato è sostenuto da un’accelerazione marcata nelle economie emergenti e in mercati di dimensioni rilevanti come Australia, Brasile, India, Corea del Sud e Vietnam, dove le vendite di veicoli a batteria sono pressoché raddoppiate tra marzo e giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Crescite ancora più impressionanti si osservano in mercati minori come la Colombia, con un incremento del 300%, la Nuova Zelanda a più 180%, l’Uruguay a più 170% e Singapore a più 110%. Anche in Africa le vendite sono più che raddoppiate superando le 30 mila unità, grazie soprattutto all’impulso del Sudafrica e dell’Egitto.

Veicoli elettrici: primo semestre di crescita in Europa

In Europa, il primo semestre ha visto una crescita delle vendite di auto elettriche del 30% rispetto all’anno precedente. A questo risultato ha contribuito in modo significativo l’Italia con 75 mila veicoli elettrici in più, affiancata dalla Germania con 140 mila unità aggiuntive, dal Regno Unito con un aumento di 100 mila veicoli, dalla Francia con 95 mila e dalla Spagna con 40 mila.

Nell’Unione Europea la quota delle auto elettriche ha superato il 30% delle vendite totali, mentre nel Regno Unito ha toccato il 38%. Negli Stati Uniti, al contrario, pur con un recupero nel secondo trimestre con oltre 275 mila unità, le vendite sono scese di circa un quarto rispetto allo stesso periodo del 2025, risentendo anche del termine dei crediti d’imposta federali avvenuto a fine 2025.

Ruolo della Cina tra export record e accumulo di scorte

Il fattore principale che limita una crescita globale ancora più imponente resta la contrazione del mercato interno cinese. Nel primo semestre dell’anno, le vendite totali di auto in Cina sono diminuite di oltre il 20%, con circa 2,5 milioni di veicoli in meno venduti rispetto all’anno precedente, una cifra equivalente all’intero mercato annuale di Regno Unito e Paesi Bassi messi insieme. Per contrastare il calo della domanda interna, i costruttori cinesi hanno reagito aumentando in modo massiccio le esportazioni.

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L’export totale di auto dalla Cina è cresciuto del 65% nei primi sei mesi dell’anno superando i 5 milioni di veicoli, mentre l’export di sole auto elettriche è schizzato a più 120%, compensando pienamente la riduzione delle vendite interne di veicoli a batteria. Di conseguenza, la quota di auto elettriche sul totale delle esportazioni cinesi è salita dal 35% del 2025 a oltre il 45% nella prima metà del 2026. Tuttavia, il ritmo delle esportazioni cinesi di auto elettriche ha superato quello delle immatricolazioni effettive nei paesi d’arrivo, creando uno scarto di oltre un milione di veicoli negli ultimi diciotto mesi.

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Questo divario segnala un accumulo insolito di inventario nei mercati di destinazione, rappresentando un elemento di forte incertezza su quando e a quali prezzi tali veicoli verranno immessi sul mercato. La penetrazione dei modelli cinesi resta comunque impressionante: in Sudafrica costituiscono ormai il 90% delle nuove auto elettriche vendute, in Argentina l’arrivo di Byd ha fatto salire le vendite da meno di 2.200 unità nel 2025 a circa 9.000 nel solo primo semestre del 2026, e in Australia e Nuova Zelanda l’import cinese copre l’80% del mercato elettrico.

Auto elettriche: politiche d’emergenza e incentivi alla transizione

I governi di numerose nazioni hanno risposto alla crisi energetica adottando sia misure di emergenza per contenere i consumi di carburante, sia politiche strutturali volte ad accelerare l’adozione dei veicoli elettrici. Nei Paesi Bassi e in Irlanda sono stati introdotti programmi di rottamazione che incentivano la permuta di vecchi veicoli a combustione interna con auto elettriche. In Francia il finanziamento pubblico per l’elettrificazione passerà da 5,5 miliardi di euro a 10 miliardi di euro all’anno entro il 2030, includendo il rinnovo del programma di leasing sociale. La Commissione Europea ha presentato il piano d’azione per l’elettrificazione volta a rafforzare gli appalti pubblici e l’infrastruttura di ricarica.

Nel Regno Unito si prevede una legislazione per incrementare la presenza di punti di ricarica negli edifici nuovi o ristrutturati, mentre la Spagna ha prorogato le detrazioni fiscali sulle imposte sui redditi fino alla fine del 2026. Negli Stati Uniti, la California ha stanziato un programma di sconti immediati all’interno di un pacchetto da circa 550 milioni di euro per i trasporti puliti.

Il punto su Asia, Africa e America Latina

In Asia, l’Australia ha destinato risorse all’infrastruttura di ricarica rapida e alla flotta postale, la Thailandia ha attivato un fondo di prestiti agevolati per circa 130 milioni di euro e il Laos ha persino sospeso temporaneamente l’importazione di veicoli a benzina e diesel fino alla fine del 2026.

Passando all’Africa, il Kenya ha azzerato i dazi di importazione per 100 mila veicoli elettrici e il Ruanda ha imposto che almeno il 30% dei nuovi veicoli acquistati dalle istituzioni pubbliche sia a emissioni zero. In America Latina, il Brasile ha approvato quote di importazione a dazio zero per kit di montaggio di veicoli elettrici e ibridi.

Declino dei costruttori tradizionali e ristrutturazione industriale

Il rapido avanzamento dei veicoli elettrici sta ridisegnando la geografia industriale e i rapporti di forza tra i produttori. I costruttori storici, ancora focalizzati sui motori a combustione interna, controllano il 98% del mercato dei veicoli tradizionali ma coprono soltanto il 55% del mercato elettrico globale. Il restante 45% è nelle mani di nuovi produttori specializzati nell’elettrico. Nelle economie emergenti al di fuori della Cina, i produttori cinesi detengono già il 60% delle vendite di auto elettriche contro il 10% di quelle tradizionali. La perdita di terreno dei marchi storici è evidente in Cina, dove le quote dei costruttori giapponesi sono scese dal 20% del 2019 al 12% del 2025, e quelle dei gruppi europei dal 25% al 15%.

Questo cambio di paradigma ha impattato sui bilanci: nel 2025 i ricavi complessivi dei ventisei principali costruttori mondiali sono diminuiti del 2%, mentre gli utili dell’intero settore hanno subito un crollo del 65%, dovuto principalmente alle perdite registrate dai gruppi europei e nordamericani. La catena del valore si sta spostando dalla meccanica tradizionale alla chimica delle batterie, all’elettronica e al software. Circa un quarto del valore di un’auto elettrica risiede nella batteria, un ambito in cui la Cina mantiene una posizione di forza assoluta controllando la maggior parte della capacità produttiva di celle, anodi, catodi ed elettroliti.

Parallelamente, l’affermarsi dei veicoli definiti dal software consente aggiornamenti continui dei sistemi di bordo, creando nuove opportunità di profitto ma mettendo sotto pressione i fornitori tradizionali di componenti meccanici.

Automotive, impatto sull’occupazione e strategie per la competitività

L’industria automobilistica impiega oltre 10 milioni di persone a livello globale, di cui quasi la metà concentrate tra Cina e Unione Europea. Circa il 60% degli addetti lavora nelle economie emergenti, dove prevalgono processi manifatturieri più intensivi in termini di manodopera. L’automazione e la digitalizzazione stanno trasformando la fabbrica, con la Corea del Sud in testa per densità di robot nel settore automobilistico, con un robot ogni 3,5 dipendenti, seguita da Germania, Giappone e Stati Uniti con circa 6,5 dipendenti per robot, mentre la Cina ne conta circa 13 ma è in rapida rincorsa.

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Le riorganizzazioni industriali hanno già portato a significativi tagli di personale: Volkswagen ha preannunciato la possibilità di eliminare fino a ulteriori 50 mila posti di lavoro entro il 2030 in aggiunta alle 50 mila riduzioni già pianificate, mentre negli Stati Uniti i tre grandi gruppi storici hanno tagliato complessivamente 20 mila posizioni.

Auto elettriche, analisi Iea: la sfida della competitività resta centrale

La sfida della competitività economica resta centrale, dato che produrre un’auto elettrica a batteria in Cina costa circa il 35% in meno rispetto alle economie avanzate. Questo divario è spiegato dal minor costo delle batterie, che nel 2025 risultavano più economiche in Cina del 35% rispetto all’Europa e del 30% rispetto all’America del Nord, oltre che da una catena di fornitura altamente integrata. Per colmare questo solco, le aziende occidentali stanno moltiplicando le alleanze strategiche e le joint venture, sfruttando la tecnologia e la capacità produttiva cinese per localizzare le catene di fornitura, condividere i rischi degli investimenti e mantenere la redditività.

Nel frattempo, anche la Cina sta modificando la propria politica interna, riducendo progressivamente le esenzioni fiscali sull’acquisto dei veicoli elettrici e introducendo dal 2027 tassazioni sulle batterie mature per spingere l’innovazione verso tecnologie di nuova generazione come le batterie al sodio e quelle allo stato solido.

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