“Un plotone di esecuzione contro l’Ets”, è stato ironizzato durante l’incontro organizzato oggi a Montecitorio da Luca Squeri, responsabile Energia Forza Italia, che ha visto la partecipazione trasversale dei settori coinvolti, istituzioni, associazioni ambientaliste. Dall’incontro emergono criticità condivise e un messaggio chiave: la necessità di modificare la configurazione attuale del sistema Ets, cioè Emission Trading System, che crea distorsioni indesiderate.
La transizione energetica, emerge dall’incontro, è stata finora troppo spesso ostaggio della retorica idealista con obiettivi di lungo periodo privi di immediata sostenibilità. È con questo caveat che il partito porta la discussione sui binari della concretezza economica e sociale.
“L’obiettivo fondamentale del concetto di Ets, che è quello di scoraggiare le emissioni e quindi incoraggiare la modernizzazione, comporta che il costo dell’energia elettrica è più alto di €25. Il che automaticamente significa uno scoraggiamento all’elettrificazione. (…). L’obiettivo a questo punto si è ribaltato. E’ diventato esattamente il contrario”, ha dichiarato il titololare del Mase Pichetto Fratin, intervenuto al dibattito.
Al centro del dibattito, il tema caldo dell’Ets. Un tempo confinato a tavoli per gli addetti ai lavori, è oggi entrato nell’agenda politica ed economica. Forti le preoccupazioni degli operatori per il suo allargamento (Ets2), che per la prima volta coinvolgerà i consumatori finali, estendendosi ai carburanti e al riscaldamento domestico.
I paradossi dell’Ets: efficacia contro costi
“E’ uscito ieri il rapporto sul funzionamento del mercato CO2 in Europa fatto da Bruxelles, in cui si legge che il mercato funziona benissimo e lo sta raggiungendo lo scopo per cui è stato pensato: riduce le emissioni della generazione elettrica, riduce le emissioni dell’industria a parità di valore aggiunto. I proventi finanziano tecnologie innovative per la decarbonizzazione e quindi sostanzialmente va tutto bene”. Esordisce con queste parole l’europarlamentare Letizia Moratti, in collegamento da remoto.
Per l’Europa, dunque, il sistema ventennale dell’Ets ha raggiunto risultati significativi nella riduzione delle emissioni. Tuttavia, Letizia Moratti evidenzia come lo strumento rischi oggi di trasformarsi da strumento di decarbonizzazione a semplice costo aggiuntivo per le imprese e, in maniera indiretta, per i cittadini.
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In particolare, spiega Moratti, il pagamento delle quote è imposto anche per attività emissive per le quali non esistono ancora alternative realistiche. Le industrie europee sostengono costi di gran lunga superiori rispetto ai concorrenti globali. A peggiorare il quadro, l’Ets incide anche sulle bollette: il 15-20% del prezzo finale dell’elettricità deriva dai costi trasferiti dai fornitori di energia ai clienti, anche a chi usa energia pulita.
Emergono tre i punti chiave:

Il paradosso del prezzo marginale: anche le energie pulite (Fer e nucleare) incassano profitti gonfiati dai costi del sistema dati dalla concorrenza fossile, e il consumatore si ritrova a pagare la ‘tassa Ets’ sull’energia verde.
Ets Marittimo e Transhipment: L’applicazione ai porti UE sta danneggiando la competitività. Le navi evitano le quote fermandosi in scali non europei (transhipment).
Rischi Ets2 (Edilizia e Trasporti): sta creando forte preoccupazione per il rincaro dei costi a carico di cittadini e imprese, con aumenti stimati dei carburanti del 22-27%.
Arera, il sistema crea effetti collaterali
Nonostante l’Arera non abbia competenza diretta sul Sistema Ets, l’intervento di Massimo Ricci di Arera si concentra sull’impatto di tale meccanismo sulla sostenibilità economica del mercato elettrico. La preoccupazione è che l’attuale configurazione genera uno spostamento di risorse economiche (€20-25/MWh sul prezzo dell’energia) che non è del tutto allineato all’obiettivo originario.
Perché avviene:
- L’Ets aumenta il prezzo a tutti: l’aumento del costo della CO2 si applica al prezzo di mercato dell’elettricità, beneficiando fonti che non pagano Ets (rinnovabili e nucleare), le quali ottengono una rendita extra senza dover reinvestire quei proventi nella transizione, o che sono già incentivati con altri strumenti (aste Gse).
- Investimenti sganciati: sebbene questo strumento fosse concepito per rendere l’energia fossile più cara, spingendo le rinnovabili a diventare più competitive, oggi il costo delle rinnovabili è sceso drasticamente. In questo scenario il meccanismo principale per farle crescere non è più l’Ets, bensì altri incentivi diretti.
- Welfare indesiderato: circa 70 TWh di energia prodotta in Italia riceve un beneficio economico non destinato a nuovi investimenti e il sistema determina una fuoriuscita di ricchezza dal Paese.
“Stiamo generando un ‘welfare’ non desiderato, perché una rendita che si determina sul margine di produzione degli impianti sul mercato riceve un beneficio economico senza essere destinato a nuovi investimenti rinnovabili. Inoltre, sul tema dell’import, abbiamo circa 90 TWh di energia importata. Il differenziale di prezzo generato dall’ETS italiano crea una rendita intramarginale che viene parzialmente spostata verso i sistemi ETS esteri. Parliamo quindi di una fuoriuscita di ricchezza dal Paese”, dichiara Massimo Ricci, direttore Divisione Energia di Arera.

Ispra: target a rischio e nuovi costi sociali. Necessario Piano per il Clima
“Intanto l’Italia non ha rispettato nessuno dei tetti massimi stabiliti dal 2021 ad oggi e non sarà in grado di rispettare anche quelli rispetto al 2030. In base ai nostri dati bisognerebbe operare immediatamente per una riduzione di queste emissioni nella misura del 30% rispetto ai livelli attuali”, questa la sintesi di Maria Siclari, direttore generale di Ispra.
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L’Italia si trova di fronte a una strada di riforme climatiche dettate dalla Legge sul Clima del 2021 che impone la neutralità climatica e una riduzione delle emissioni nette del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Tuttavia, l’analisi dello stato di avanzamento del Paese rivela notevoli criticità e scollamento dagli obiettivi.
Il settore di maggiore preoccupazione è il “non-Ets”, cioè quello delle emissioni non coperte dal sistema Ets1, che include trasporti, residenziale, rifiuti e agricoltura. Per questo ambito, che richiede una riduzione del 43,7% rispetto ai livelli del 2005, l’Italia è “lontana”. Secondo i dati, servirebbe una riduzione immediata del 30% delle emissioni attuali in questo comparto.
I punti critici:
- Settore Lulucf in Difficoltà: Anche l’obiettivo di rimozione di 35 mt di carbonio dal suolo (settore Lulucf) è a rischio, sollevando la necessità di rivedere il meccanismo di calcolo degli assorbimenti per evitare che il Paese fallisca anche questo target.
- Ets2, impatto economico e sociale: l’introduzione del nuovo sistema ETS2 comporterà un costo stimato per famiglie e imprese di circa 8-10 miliardi di euro. Di questi, quasi la metà graverà sulle famiglie, traducendosi in un onere di circa €200 all’anno per nucleo familiare. E’ necessario un Piano Sociale per il Clima che mitighi gli impatti sulle famiglie vulnerabili.
- Assorbimenti marini: Ispra avanza la proposta di modificare il meccanismo di calcolo degli assorbimenti di carbonio a livello europeo, includendo la CO2 immagazzinata dagli habitat costieri e marini, di cui è in corso una mappatura di Ispra. Se l’UE accettasse di includere questi serbatoi marini permanenti, l’Italia vedrebbe aumentare il proprio totale di CO2 rimossa dall’atmosfera, rendendo le traiettorie più realistiche.
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