Nel corso degli ultimi 20 anni il ministero dell’Ambiente “ha finanziato 6063 interventi per far fronte al dissesto idrogeologico in Italia, per un importo complessivo di 6.59 mld di euro”. Di questi interventi “il 48% riguarda le alluvioni e il 35% le frane”. A parlare è Stefano Laporta, presidente di Ispra, che questa mattina ha aperto i lavori del convegno di presentazione dei dati del primo Rapporto ReNDiS, la piattaforma nazionale per il monitoraggio di tutti gli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico finanziati, dal 1999 ad oggi, attraverso piani e programmi di competenza del ministero del’Ambiente. (Leggi il report completo)

Dissesto idrogeologico, chiesti oltre 26 mld per la messa in sicurezza del territorio

Per quanto riguarda, invece, le richieste di finanziamento arrivate ma non ancora erogate, ha aggiunto Laporta, “i dati parlano di 7811 schede progettuali, per un importo complessivo di 26.579 mld due euro”, una cifra che rappresenta, in prima approssimazione, il fabbisogno complessivo di risorse stimate per la messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale.

Campania, la regione con più richieste

Se invece si considerano le richieste di finanziamento attivate per singola regione, al primo posto troviamo la Campania con (1192 progetti per quasi 5,6 mld), seguita da Calabria (872 progetti per 1,7 mld), Abruzzo (764 per 1,6 mld) e Sicilia (748 per2,2 mld). Rilevanti anche i dati di Puglia (481 per 2,4 mld) e Veneto (243 per 2,3 mld).

Dati sul monitoraggio: la Sicilia ha il maggior importo finanziato

Passando invece, ai dati sul monitoraggio, emerge come la Sicilia sia la regione con il maggior importo finanziato (789 milioni di euro per 542 interventi). A seguire troviamo invece la Toscana (602 milioni di euro per 602 interventi), la Lombardia (598 milioni di euro per 544 interventi) e la Calabria (453 milioni di euro per 528 interventi).

Rendis

I tempi di attuazione dei progetti

Altra questione affrontata dal report è quella dei tempi di attuazione dei diversi progetti. La durata media degli interventi – ha spiegato Enrico Guarnieri, geologo di Ispra è compresa tra i 3 e i 5 anni. Inoltre a importi maggiori tendono a corrispondere tempi di esecuzione degli interventi maggiori, con code che possono arrivare fino a 18 anni”. Se si invece si guarda al dato medio, “un intervento in Italia dura 4,8 anni”.

I temi della tavola rotonda

Sui numeri del report, e in generale sugli ambiti di miglioramento del ReNDiS, si sono confrontati rappresentanti di istituzioni e associazioni nel corso della tavola rotonda conclusiva dell’evento. Il sottosegretario al Minambiente Roberto Morassut ha sottolineato come la piattaforma sia stata un passo avanti importante nel contrasto al dissesto idrogeologico. E come come questo strumento possa essere ulteriormente migliorato per espletare al meglio la sua funzione di supporto alla decisione politica. Morassut ha inoltre sottolineato come le risorse da destinare alla gestione di questo settore siano disponibili e come la sfida sia la capacita di “mettersi nelle condizioni di spenderle al meglio” e di rendere più agili le procedure.

Una cabina di regia unica

Sulla necessità di procedure più snelle si è soffermato anche Marcello Fiori, direttore ufficio IV investimenti per l’ambiente del Dipe – Pcm. Fiori ha inoltre sottolineato l’importanza di una cabina di regia unica per il coordinamento degli interventi prioritari, volta a semplificare il numero degli attori coinvolti“. Altro fattore chiave, ha aggiunto, è poi la valorizzazione dei soggetti che garantiscono la manutenzione costante del territorio, evitando il replicarsi di eventi di dissesto.

ReNDiS: da database a strumento previsionale di modellizzazione di rischio

A sottolineare le potenzialità della piattaforma RenDIS in chiave previsionale è stato invece Fausto Guzzetti, direttore ufficio III del dipartimento della Protezione civile.E’ necessario un approccio realmente integrato alla programmazione e alla realizzazione al monitoraggio degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico”, ha detto. “Oggi non basta più proporre un progetto innovativo. E’ necessario riuscire a integrarlo in una visione più ampia e lungimirante di pianificazione territoriale della mitigazione del rischio”. In quest’ottica, ha aggiunto, “sistemi come ReNDiS devono diventare strumenti previsionali di modellizzazione del rischio”.

Interoperabilità tra banche dati: problema non è tecnico, “serve volontà amministrativa”

Secondo Marco Piepoli dell’ispettorato generale per gli affari economici Rgs del Mef, quest’approccio integrato è già possibile, ma per realizzarlo concretamente serve un cambio di passo da parte delle amministrazioni. “L‘interoperabilità tra le banche dati esiste già”, ha detto. La sfida è “mettere in piedi la volontà a livello amministrativo per gestire queste informazioni, una volontà che spesso non c’è”.

Dissesto idrogeologico, questione chiave anche alla luce della lotta al climate change

Tra i relatori del convegno anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, intervenuto con un videomessaggio. Il ministro ha sottolineato come il dissesto idrogeologico sia diventato negli anni uno degli elementi a cui guardare con sempre maggior attenzione “anche a causa dei mutamenti climatici che sempre di più investono la nostra penisola”. In quest’ottica, ha aggiunto, ReNDiS è uno strumento scientifico che aiuta la politica, ambito a cui spetta, però, il ruolo decisionale.

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