Come la sabbia del deserto, trasportata dal vento, insiste su clima, ambiente e salute umana

Copernicus atmosphere monitoring service (Cams) spiega gli effetti di questo fenomeno

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L’estate può capitare di trovare le nostre auto ricoperte di sabbia. Anche se ci troviamo distanti dal mare. Bisogna considerare che il trasporto di polvere a lungo raggio è una variabile chiave dell’atmosfera che gioca un ruolo nel tempo, nel clima e nella composizione atmosferica.

L’importanza del Sahara

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Record di trasporto di polvere del Sahara in Spagna e Francia nel marzo 2022. Unione Europea, Copernicus Sentinel 3

Data la sua gigantesca estensione, il deserto del Sahara è la principale fonte globale di polvere atmosferica. Ne produce circa il 50% del totale. Non l’unica, però. In Asia, il deserto del Gobi è la principale fonte di polvere. Gli effetti arrivano fino alle isole Hawaii.

Cause e periodi di manifestazione

Il trasporto delle polveri dipende da due fattori principali. La disponibilità di luce, minerali secchi e sorgenti di sedimenti organici, di cui i deserti hanno una scorta infinita e le condizioni del vento. Che permettono il trasporto di particolato nella troposfera.

È più probabile che il trasporto di polvere del Sahara verso i Caraibi avvenga durante la primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno durante gli alisei. In questo periodo lo strato aereo del Sahara si forma attraversando l’Atlantico con masse d’aria molto secche e polverose.

L’inizio della primavera è il periodo più attivo per l’afflusso di polvere del Sahara in Europa.

Come può il cambiamento climatico condizionare questi eventi

Le condizioni di siccità e la desertificazione associate al riscaldamento globale possono aumentare la quantità di polvere disponibile. Anche l’uso insostenibile dell’acqua e del suolo favorisce una maggiore quantità di polvere. La ricerca scientifica, però, non ha mostrato una relazione certa.

Alcuni studi prevedono che i cambiamenti delle condizioni atmosferiche porteranno a episodi di polvere del Sahara meno frequenti ma più intensi. Un recente articolo scientifico ha rilevato che gli episodi di trasporto di polvere nel Mediterraneo occidentale sono aumentati dal 1948 sia in frequenza che in intensità.

Altre ipotesi stimano un aumento delle precipitazioni nella regione a causa della maggiore evaporazione. Se questa tendenza fosse confermata, questo nuovo “rinverdimento del deserto del Sahara” comporterebbe una riduzione delle quantità di polveri disponibili per il trasporto nelle regioni interessate.

Gli effetti della polvere sahariana sulla salute

Il trasporto di polvere ad alta quota non ha un impatto significativo sulla qualità dell’aria in superficie. Invece nubi di polvere sulla superficie portano particolato, grossolano e fine. Peggiorando così la qualità dell’aria e ponendo rischi respiratori o addirittura cardiovascolari.

La polvere del Sahara trasporta microrganismi. Tra questi, gli agenti patogeni. Questo non dovrebbe essere motivo di allarme poiché virus e batteri presenti nell’aria fanno parte dell’atmosfera, ma può essere pericoloso per la salute in base alla di concentrazione di agenti patogeni. Ci sono prove anche su malattie della barriera corallina dei Caraibi causati della polvere sahariana.

I legami tra tempeste di polvere e aumento dell’incidenza di meningite batterica in aree come il Sahel sono ben documentati. Si ritiene, però, che sia correlato ai suoi effetti irritanti per il sistema respiratorio piuttosto che al trasporto di agenti patogeni.

È noto, inoltre, che, a seconda dell’origine del trasporto, le polveri del Sahara possano avere tra di loro particelle radioattive. Queste derivano in parte agli esperimenti nucleari francesi in Algeria negli anni ’70. I livelli di concentrazione, a ogni modo, non risultano dannosi per la salute o per l’ambiente.

Il trasporto di fertilizzanti

L’ultima fermata delle sabbie trasportate è invariabilmente il suolo, o i corpi idrici. Anche in questo caso la polvere ha diverse proprietà sottovalutate. Ad esempio nutrienti come fosforo, ferro e materia organica fino alla foresta pluviale amazzonica. Inoltre, fertilizza anche l’oceano e il Mediterraneo.

In una nota meno positiva, il deposito di polvere su ghiaccio e neve riduce l’albedo, la quantità di radiazione solare riflessa nell’atmosfera. Così da incrementare lo scioglimento accelerato.

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