Il nesso tra inquinamento atmosferico, cambiamento climatico e aumento del numero di incendi su scala globale è una questione oramai tristemente nota. Un tema di cui si parla ancora poco, ma con cui dobbiamo fare i conti con urgenza, è invece quello degli effetti delle cosiddette pyroclous, “pironubi”, come si legge sul sito thenarwhal.ca. A causa di queste particolari nuvole che si formano dall’intenso calore generato dagli incendi boschivi, grandi quantità di particelle di fumo possono essere trasportate in atmosfera contribuendo ad innalzare notevolmente i livelli di inquinamento. 

Come si formano

Ma come si formano queste pyroclouds? Nel momento in cui le temperature salgono a causa di un fuoco intenso, provocano fumo, cenere e vapore acqueo. Questi elementi nel raffreddarsi causano queste “nuvole di fuoco“, che agiscono in maniera analoga a quelle che normalmente generano i temporali. Tuttavia c’è un elemento in più da considerare: poiché il calore e le particelle di fumo provocano quasi sempre un arresto della capacità della nube di creare precipitazioni, nel caso delle pironubi, si crea una tempesta di fulmini in grado di spostarsi nelle zone circostanti al luogo dove è avvenuto l’incendio, causando ulteriori incendi.

Effetti analoghi alle eruzioni vulcaniche

La questione delle pironubi è al centro dell’attenzione degli scienziati. Una recente sessione della riunione della American Geophysical Union (AGU) a Washington, è stata dedicata al tema. Gli scienziati hanno in particolare evidenziato che gli effetti sul clima di questo fenomeno potrebbero essere analoghi a quelli delle eruzioni vulcaniche.

Sul monte Bianco metalli inquinanti di epoca romana

Rimanendo in tema di inquinamento atmosferico, un team di scienziati dall‘Istituto di Geoscienze Ambientali di Grenoble (IGE) ha rivelato un’alta concentrazione di metalli tossici, piombo e antimonio, sul monte Bianco. La particolarità della scoperta consiste però nel fatto che il fenomeno di inquinamento atmosferico che ha portato a queste rilevazioni risale all’epoca romana ed è in particolare riconducibile dalle attività minerarie portate avanti in quel periodo storico. In particolare i due picchi massimi di emissioni sono stati collocati  tra il 350 e il 100  a.C. e tra 0 e 200 dc.

Climate change ciclo idrogeologico

Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature ha invece focalizzato l’attenzione sugli effetti del riscaldamento globale sul ciclo idrogeologico. Dallo studio è emerso come l’alterazione di questi processi possa essere stata rilevata già all’inizio del 1900 e sia riferibile principalmente alle attività umane. 

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