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In contraddizione con gli impegni presi per limitare le emissioni, la Cina sta aumentando le estrazioni di carbone per rispondere alla crisi energetica. Stando a quanto riportato dal quotidiano nazionale finanziario Securities Times, le autorità di Pechino avrebbero chiesto a 72 grandi miniere di aumentare la produzione di 100 tonnellate per alimentare e difendere il fabbisogno energetico delle imprese cinesi.

La carenza di energia interessa una ventina di province e ha costretto il governo cinese a razionare l’elettricità nelle ore di punta. Le industrie strategiche del settore manifatturiero hanno rallentato le linee di produzione a causa dei blackout.

La crisi energetica si abbatte sul settore industriale

Global data, tra le principali società di dati e analisi, ha visto al ribasso le previsioni di crescita economica del Paese nel 2021 dal 7,7% al 7,2%. L’incertezza deriva da come il governo cinese riuscirà a gestire fino in fondo la crisi energetica che sta minando profondamente il settore industriale.

I produttori ad alta intensità energetica, così come quelli che forniscono alluminio, acciaio e cemento, ne sono stati significativamente colpiti. L’indice ufficiale dei responsabili degli acquisti di produzione del National bureau of statistics è sceso a 49,6 a settembre, indicando una contrazione dell’attività per la prima volta da febbraio 2020.

Le cause della crisi energetica in Cina

Le cause delle crisi energetica sarebbero principalmente tre: la carenza di carbone termico, l’elevata domanda di energia da parte dei produttori e gli obiettivi di intensità energetica.

Le interruzioni della produzione di carbone in Mongolia e il divieto in corso delle importazioni dall’Australia hanno pesato sulle scorte interne, con il prezzo di riferimento in aumento del 66%, secondo Fitch ratings.

Nel primo semestre del 2021, l’elevata produzione di energia termica è stata causata dall’aumento della domanda industriale e manifatturiera, che ha ulteriormente messo sotto pressione i livelli delle scorte di carbone. Tali aumenti della domanda e della generazione di energia hanno contribuito, secondo gli analisti, anche al fallimento di due terzi di province e regioni nel raggiungere gli obiettivi di intensità energetica. Tanto che alcune realtà locali stanno tutt’ora razionando l’energia per raggiungere i loro target di fine anno.

Global data prevede da parte della Cina un’accelerazione nell’emissione di titoli speciali attraverso i quali i governi locali finanzieranno opere infrastrutturali, in risposta al rallentamento della crescita economica: “Tuttavia, è improbabile che si concretizzino benefici evidenti per il settore delle costruzioni fino al primo trimestre del 2022”, commenta la società di analisi in una nota.

Pandemia, eventi naturali e stress finanziario, la Cina rallenta

Oltre alla crisi energetica, un’altra serie di fattori sta rallentando la crescita economica in Cina. I più attuali sono stati gli ultimi focolai di Covid-19 a Nanchino alla fine di luglio e, più recentemente, nel Fujian. L’epidemia di coronavirus ha infatti bloccato molti progetti nel campo dell’edilizia, indebolendo un settore considerato chiave per la crescita del Paese. Ad esercitare un’ulteriore pressione al ribasso sullo sviluppo economico sono state anche le estese inondazioni nell’Henan.

Tuttavia, non tutti gli ostacoli che gravano sull’economia cinese sono il risultato di eventi naturali o legati alla pandemia. A pesare è anche la crisi finanziaria del China Evergrande Group, lo sviluppatore immobiliare più indebitato al mondo, che ha contribuito ad aprire le vulnerabilità del sistema finanziario nazionale.

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