carbone

Mentre Paesi, istituti finanziari e organizzazioni si allineano per la rapida eliminazione del carbone, l’Australia non aderisce al Powering past coal alliance (Ppca). Secondo il recente Global energy review 2021 dell’International energy agency (Iea), per raggiungere un’economia a zero emissioni nette entro il 2050, gli investimenti in nuove centrali devono essere immediatamente interrotti. Un avvertimento a cui oltre 40 tra le principali economie mondiali e emergenti stanno dando seguito alla Cop26 non senza divergenze.

L’alleanza globale per la fine del carbone

Dall’adozione dell’Accordo di Parigi c’è stato un calo del 76% nel numero di nuove centrali a carbone pianificate a livello globale. Ciò equivale alla cancellazione di oltre 1.000 GW energia fossile prodotta. Complessivamente, il Ppca potrebbe spostare circa 17,8 miliardi di dollari (15,4 miliardi di euro) all’anno di sostegno pubblico dai combustibili fossili alla transizione verso l’energia pulita.

L’Australia punta sul fossile

Se la Cop26 si sta muovendo verso un futuro rinnovabile, i Paesi grandi utilizzatori di carbone si smarcano dal Ppca. Tra questi, l’Australia che guadagna circa 50 miliardi di dollari australiani (circa 32 miliardi di euro) all’anno dalle esportazioni di carbone. Non è un caso se il ministro per le Risorse Keith Pitt ha chiarito, in una dichiarazione, che il carbone australiano non sarebbe mai rimasto sotto terra “mentre continua a fornire migliaia di posti di lavoro e ad apportare significativi benefici economici sia qui che in tutto il mondo”.

Il carbone rimane la seconda esportazione più grande dell’Australia: “Rappresenta circa l’8% della produzione mondiale di carbone termico e metallurgico, che viene esportato in oltre 25 paesi. Il nostro carbone fornisce energia e capacità di produzione di acciaio alle nazioni sviluppate e in via di sviluppo in tutta l’Asia, creando opportunità economiche e sociali per milioni di persone”, ha affermato il ministro Pitt. “L’energia a carbone fornisce ancora circa il 65% dell’elettricità australiana e rimane la forma più affidabile di generazione di energia” ha aggiunto sottolineando che l’industria fornisce posti di lavoro diretti a oltre 50 mila australiani e sostiene i posti di lavoro di altri 300 mila.

Alla Cop26 manca il passo storico

Più di 20 nuovi Paesi, tra cui Vietnam, Marocco e Polonia, si sono impegnati a non costruire nuove centrali a carbone, in linea con annunci simili di Pakistan, Malesia e Filippine sulla base del No new coal power compact lanciato a settembre da Sri Lanka, Cile e Montenegro.

Oltre all’Australia, l’impegno a eliminare il carbone non include anche India, Stati Uniti, Giappone e Cina, che ha circa la metà degli impianti che operano in tutto il mondo e prevede di costruirne altri. Giganti economici legati in gran parte allo sviluppo industriale alimentato dal carbone che temono l’alto prezzo di uno spostamento del loro mix energetico.

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Redazione
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