La transizione ecologica ha l’obiettivo di contare su tutte le possibili risorse in grado di accelerare il processo verso la sostenibilità. Tra queste, il biometano – gas rinnovabile e sostenibile ottenuto dalla purificazione del biogas, che a sua volta deriva dalla digestione anaerobica di materia organica – sta acquisendo sempre più centralità a livello di strategia europea. Tuttavia, manca ancora una chiara declinazione sul territorio per garantirne il massimo potenziale.
In media, lo sviluppo di un progetto nel settore richiede dai 2 ai 5 anni, ma in alcuni casi possono essere necessari anche 7 anni solo per ottenere le autorizzazioni necessarie. Secondo il rapporto Outlook for Biogases and Biomethane pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nonostante le tecnologie di base esistano da tempo, i costi di produzione del biometano rimangono significativamente più alti del gas naturale in molti mercati.
Questo perché le normative attuali non ne facilitano lo sviluppo, fattore su cui incide anche il costo degli impianti, che resta ancora elevato. Eppure, come risorsa energetica, il biometano consentirebbe immediatamente di sostituire il gas nel suo utilizzo e garantire un immediato abbassamento dell’impatto sulle emissioni climalteranti. La produzione di biometano nell’Unione Europea, secondo i dati dell’AIE, evita già oggi la necessità di importare ogni anno circa 15.000 barili al giorno (kb/d) di petrolio e 2 miliardi di metri cubi di gas naturale. Stando all’attuale scenario, entro il 2035, il biogas eviterà rispettivamente 50.000 barili al giorno e 7 miliardi di metri cubi di gas naturale.
Crescita e prospettive del biometano in Europa
Se da una parte la crescita del settore del biometano in Europa è costante, dall’altra non risulta così rapida. Mentre la capacità produttiva installata ha raggiunto i 7 miliardi di metri cubi (bcm) all’anno, con un aumento del 9% entro il primo trimestre del 2025 rispetto al 2024, la crescita sta iniziando a rallentare, anche se l’interesse degli investitori rimane forte. Questo disallineamento evidenzia l’urgente necessità di una chiara strategia politica per il biogas, di obiettivi vincolanti come proposto in una recente call to action per una roadmap in previsione del 2040 e di una rapida azione normativa per accelerare il settore prima che lo slancio si affievolisca.
Il 2025 Biomethane Investment Outlook dell’EBA identifica un impegno crescente da parte dell’industria, con un totale di 28 miliardi di euro stanziati per gli investimenti nella produzione di biometano. Questa cifra segna una crescita di 1 miliardo di euro rispetto agli investimenti individuati un anno fa. Si prevede che gli investimenti forniranno all’Europa 7,3 miliardi di metri cubi di capacità di biometano all’anno entro il 2030, con un aumento di 1 miliardo di metri cubi rispetto alle previsioni dello scorso anno.
Anche il numero totale di impianti di biometano in Europa è aumentato da 1.548 a 1.678 tra il 2024 e il 2025, come mostra l’ultima roadmap europea del biometano. In questo periodo sono entrati in funzione 165 nuovi impianti e questo aumento riflette la costante espansione di un settore molto promettente.
Il biometano in Italia
L’Italia è uno dei principali mercati in Europa per lo sviluppo del biometano e attualmente la produzione è concentrata in poche regioni del Nord, anche se con poche aree dedicate a terreni agricoli. Secondo il rapporto dell’EBA, si prevede un investimento di 1 miliardo di euro nel biometano entro il 2030, ma è necessario un ulteriore sostegno per favorire una rapida crescita di questo settore. Il numero di impianti connessi alla rete italiana del gas naturale è passato da 7 nel 2018 a più di 130 nel 2024. Nell’ambito del Pniec, il Ministero della Transizione Ecologica ha fissato un obiettivo di produzione di 5,7 miliardi di metri cubi di biometano (circa 55 TWh/anno) entro il 2030, di cui 4,7 miliardi di metri cubi (≈45 TWh/anno) provenienti dal settore agricolo. Secondo le stime del Consorzio Italiano Biogas, il potenziale tecnico totale potrebbe raggiungere gli 8 miliardi di metri cubi (≈75 TWh/anno).
Secondo i risultati del Biomethane Outlook – Energy & Strategy – Polimi School of Management, il potenziale produttivo del biometano in Italia supera del 10% l’attuale domanda di gas naturale. Si tratta di un valore significativo, soprattutto se si considera che la domanda di gas naturale dovrebbe diminuire con la progressiva elettrificazione del sistema energetico; tuttavia, ci sono settori in cui l’elettrificazione sembra molto difficile, come l’industria pesante o il trasporto pesante. Questi rappresentano anche i settori che più contribuiscono maggiormente al cambiamento climatico, per cui il biometano rappresenterebbe un’alternativa rapida ed efficace.
Affinché la decarbonizzazione possa diventare realtà, le aziende devono replicare il successo dello sviluppo dell’elettricità rinnovabile, che in paesi come la Spagna rappresenta già più del 50% del mix energetico. Una di queste è Solarig, player internazionale focalizzato sullo sviluppo, finanziamento, costruzione e gestione di infrastrutture energetiche sostenibili, con oltre 10 anni di sviluppo in Italia, che ha già diversificato la propria attività in Spagna concentrandosi sui gas rinnovabili attraverso la divisione biometano, Biorig. Trattandosi di una soluzione avanzata ed efficiente per amplificare la portata delle politiche di decarbonizzazione, oggi è fondamentale rivolgere l’attenzione ad ampliare la portata della transizione energetica, oltre il settore elettrico.
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