In Trentino nasce TERA, il più grande progetto italiano di riconversione di una miniera attiva

Potrebbe candidarsi per essere la sede di una delle quattro Gigafattory previste per l'intelligenza artificiale dalla Ue

Si chiama TERA il primo progetto italiano di riconversione di un vasto ecosistema minerario ancora in attività. Un modello unico di rigenerazione territoriale che sta prendendo vita nel cuore del Trentino, all’interno di quella che è stata la Miniera San Romedio, incastonata tra i rilievi della Val di Non. Oggi la struttura è di proprietà dell’azienda Tassullo che nelle sue cavità coltiva ed estrae la Dolomia purissima. Questa mescolata come inerte alla calce idraulica naturale, caratterizza la gamma ad alta performance utilizzata nei cantieri di recupero e restauro di grandi edifici storici e artistici. 

Il progetto è stato illustrato a Roma, nella sala stampa della Camera dei Deputati. Qui l’onorevole Alessia Ambrosi, componente della Commissione XIV Politiche dell’Unione Europea ha commentato come il progetto sia “straordinario, unico al mondo perchè coniuga economia circolare, sostenibilità e innovazione tecnologica definendolo un Hub di idee e di innovazione”. Aggiunge inoltre che vista la straordinarietà del progetto intende proporlo e come sede di una delle quattro Gigafattory previste per l’intelligenza artificiale dalla Ue (nel video il commento completo).

Presenti anche l’onorevole Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, l’Assessore allo Sviluppo Economico, Lavoro, Famiglia, Università e Ricerca della Provincia Autonoma di Trento, Achille Spinelli, e il CEO di Tassullo, Roberto Covi. 

Come nasce l’idea di TERA

È dei primi anni 2000 l’idea dell’azienda di ripensare le proprie attività estrattive in modo da recuperare gli ampi spazi ipogei della miniera, a circa 200 metri di profondità, sottraendoli ad un destino di inaccessibilità e inutilizzabilità, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, per restituire loro una rinnovata vitalità e una finalità capace di valorizzare la vocazione produttiva territoriale, proponendosi come esempio virtuoso e inedito di economia circolare. Un modello di rigenerazione reso possibile grazie a un accorgimento normativo della Provincia Autonoma di Trento che ha permesso, in esclusiva sul territorio nazionale, di realizzare all’interno del perimetro di cava strutture destinate alla conservazione di prodotti agricoli o finalizzate ad altre opportunità di business. 

Con una temperatura costante di 12 gradi e la totale assenza di infiltrazioni d’acqua, gli ambienti di TERA presentano, infatti, le condizioni ideali per lo stoccaggio di beni di vario genere. I vantaggi a favore delle aziende che optano per questa scelta di sostenibilità sono innumerevoli: riduzione dei costi energetici, risparmio di territorio di superficie dedicato a magazzini e capannoni, benefici ambientali dovuti all’assenza di smaltimento di prodotto legati alla filiera della refrigerazione, incremento della sicurezza e molti altri. 

Dai data center alle mele, cosa si può conservare nello spazio delle miniere

Attualmente le cavità ipogee riconvertite a spazi di stoccaggio ospitano oltre 2,5 milioni di bottiglie di vino, 40.000 tonnellate di mele, 1200 forme di formaggio e, a breve, il primo data center civile in Europa sorto all’interno di una miniera attiva. Negli spazi della miniera sta infatti prendendo vita Intacture, il primo Data Center europeo realizzato all’interno di una miniera attiva, un’infrastruttura all’avanguardia, incastonata in oltre 90 milioni di metri cubi di Dolomia. Ideato da Trentino DataMine e sviluppato grazie a una cooperazione in partenariato tra i privati (51% – Covi Costruzioni, Dedagroup SpA, GPI e Isa) e l’Università degli studi di Trento (49%) che ha permesso un finanziamento di circa 18,5 milioni di euro provenienti dal PNRR su un investimento complessivo di 50 milioni di euro.  Trentino DataMine nasce con una duplice vocazione: da un lato offrire un’infrastruttura sicura e performante per servizi di collocation tradizionale, dall’altro abilitare nuovi percorsi di innovazione digitale in sinergia con il mondo universitario e della ricerca. Un progetto di sistema che si candida a diventare un polo digitale territoriale, un hub capace di attrarre competenze, investimenti e talenti. 

Il cantiere di Intacture, The Natural Home of Data, avanza secondo il cronoprogramma. Si tratta di una sfida ingegneristica unica, a cui in questo momento lavora un team di circa 60 persone, e che vede l’80% della superficie del progetto svilupparsi in spazi sotterranei. Completati gli scavi per il datacenter ipogeo e per il cavedio verticale di 40 metri, che ospita ascensori, scale e impianti fondamentali per il funzionamento del data center, è in corso l’installazione degli impianti elettrici meccanici di condizionamento e ventilazione insieme alla fibra ottica, le pavimentazioni tecniche e i sistemi di illuminazione e di distribuzione a 48V. Le oltre 63.000 tonnellate di Dolomia frutto della movimentazione conseguente agli scavi, verranno utilizzate per le attività edilizie di recupero. Il completamento del progetto è previsto per la fine del 2025. 

Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso così ha commentato l’iniziativa: “Lo straordinario progetto TERA crea un nuovo ecosistema minerario in grado di segnare la storia riuscendo a coniugare sostenibilità, innovazione e tecnologia. Dalle cavità lasciate vuote dai materiali da costruzione estratti si creano spazi caratterizzati da un clima naturale eccezionale per la conservazione di prodotti agricoli. Ora si fa un ulteriore passo avanti con il progetto del primo Data Center europeo situato all’interno di una miniera. (…) Un modello che dimostra che, grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, territorio e ricerca, si generano nuovi investimenti meritevoli anche di un confinanziamento nell’ambito del PNRR.  (…) Eccellenza industriale, rispetto per l’Ambiente e rigenerazione del patrimonio promuovono l’immagine della nuova manifattura italiana, fondata sull’integrazione tra produzione, competitività e responsabilità sociale”. 


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