Il riuso delle terre e rocce da scavo (Trs) assume sempre più rilevanza nell’ambito di una crescita dell’economia circolare. Secondo il rapporto redatto dall’Associazione Infrastrutture Sostenibili (Ais) sul valore della sostenibilità, il riciclo dei principali materiali da costruzione potrebbero generare un valore economico di oltre 50 miliardi di euro entro il 2030 e arrivare a circa 205 miliardi di euro entro il 2050. L’adozione di materiali riciclati, consentirebbe anche una riduzione delle emissioni di CO2, migliorando la competitività delle imprese e favorendo la crescita sostenibile del settore.

Va in questa direzione la pubblicazione del Position Paper n. 10, nel quale l’associazione affronta un tema cruciale per il futuro delle infrastrutture italiane: il recupero, la gestione e la valorizzazione delle terre e rocce da scavo.
Canale Energia ha intervistato sul tema il presidente di Ais, Lorenzo Orsenigo.
Considerando il passaggio dalla gestione delle terre da scavo come “rifiuto” a quella di “sottoprodotto”, come si possono integrare i principi dell’economia circolare per massimizzare il riutilizzo dei materiali e minimizzare l’impatto ambientale?

La possibilità o opportunità di riutilizzare le terre e le rocce è un obiettivo importante sotto differenti aspetti. Il loro riutilizzo in processi di economia circolare consente di ottimizzare le attività di scavo e minimizzare gli impatti connessi al loro trasporto da e verso il cantiere. La gestione delle Trs costituisce una voce di bilancio a volte non trascurabile nell’economia generale di un progetto e la possibilità di valutarne il reimpiego piuttosto che dover sostenere gli oneri necessari al conferimento a discarica rappresenta una valida opzione. L’esempio più evidente è quello dello scavo di una galleria in un’opera infrastrutturale (stradale o ferroviaria). Come noto una strada/ferrovia è costruita in gran parte con materiali derivanti dal suolo e sottosuolo e quindi perché mai scavare in un tratto e non poter riutilizzare lo stesso materiale per realizzarne un altro? La gestione virtuosa delle Trs è un intento pienamente in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite.
Trasformare questa possibilità di contribuire virtuosamente allo sviluppo sostenibile di territori e comunità, attraverso progetti di grandi infrastrutture, è quindi un intento concreto che può essere raggiunto tenendo conto di elementi indispensabili. Una normativa chiara e completa; la partecipazione e la collaborazione di tutti gli stakeholders in un processo di pianificazione, progettazione, realizzazione e monitoraggio delle opere. La corretta comunicazione e la condivisione di buone pratiche e esempi virtuosi; la ricerca e l’innovazione di processi e prodotti utilizzati nei progetti di ingegneria.
In quale ottica è auspicabile il riutilizzo delle Trs?
Ad oggi non si può pensare di progettare un’opera, e in particolare un’infrastruttura, se non si tiene nel debito conto il bilancio dei materiali. Riducendo al massimo lo spreco delle risorse non rinnovabili. Il riutilizzo delle Trs è auspicabile nell’ottica di salvaguardia dell’ecosistema naturale: costituiscono, spesso, un materiale di per sé utile in molte applicazioni. Dai semplici riempimenti, al riutilizzo come aggregati per il calcestruzzo, fino al reimpiego per particolari progetti di rimodellamento morfologico o ripascimento costiero. Il loro riutilizzo porta alla riduzione della necessità di reperirle attingendo da cave o dal letto di corsi d’acqua. La gestione delle Trs rappresenta un aspetto logistico di primaria importanza per un cantiere.
Il riutilizzo porta alla riduzione della necessità di reperirle attingendo da cave o dal letto di corsi d’acqua
Stando ad esempio al rapporto redatto a fine giugno dalla nostra Associazione sul Valore della Sostenibilità, il riciclo dei principali materiali da costruzione potrebbero generare un valore economico di 60 miliardi di dollari entro il 2030 e arrivare a 241 miliardi di dollari entro il 2050. L’adozione di materiali riciclati, consentirebbe anche una riduzione delle emissioni di CO2, migliorando la competitività delle imprese e favorendo la crescita sostenibile del settore.
È evidente il ruolo della digitalizzazione nel facilitare l’incontro tra domanda e offerta di terre e rocce da scavo. Quali sono gli esempi pratici in cui gli strumenti digitali ottimizzano la gestione di un cantiere, riducendo i costi e l’impatto ambientale?
Nella gestione delle Trs l’individuazione dei siti di utilizzo finale è una delle principali attività. Nasce da qui l’esigenza di poter disporre di un processo di digitalizzazione del sistema che possa far incontrare domanda e offerta del prodotto. Nel PP10 di Ais sono descritte le potenziali caratteristiche e funzionalità che le metodologie digitali dovrebbero possedere. Questo per consentire un miglioramento del processo di gestione del materiale da scavo, ottimizzando i tempi e migliorando l’efficacia della tracciabilità.
Ad esempio, l’ideazione di uno strumento digitale in grado di ottimizzare il processo di gestione delle terre da scavo, dovrebbe permettere, sin dalle prime fasi progettuali, un’agevole individuazione di siti di utilizzo finale delle Trs. Sia in qualità di sottoprodotti che in qualità di rifiuti, attraverso un database in cui siano inseriti anche impianti di recupero/smaltimento idonei ed autorizzati. Lo strumento digitale dovrà permettere di gestire in modo dinamico e sistematico i dati e le informazioni inerenti alle Trs. Ciò per permettere la divulgazione tecnica a tutti i soggetti coinvolti nella gestione delle stesse, nonché la validazione delle informazioni territoriali in esso riportati.

È ovvio che per la gestione della banca dati è necessario il coinvolgimento di Enti ed Amministrazioni locali. Non solo per l’implementazione del dato, ma anche per la validazione dello stesso e l’eventuale condivisione delle informazioni raccolte attraverso l’ausilio di specifici siti web informativi. Il position paper di Ais individua anche due macro-ambiti nei quali potrebbe essere strutturato il sistema digitale. Uno spazio dedicato a stazioni appaltanti/progettisti per la compilazione dei campi sulla tipologia e le caratteristiche delle Trs in esubero da gestire. Un altro spazio dedicato a privati/stazioni appaltanti nel quale manifestare l’interesse alla ricezione delle Trs.
Il documento introduce il concetto di best practice industriali. Quali sono le migliori pratiche che ritiene più importanti nella gestione di un cantiere, che produce e riutilizza grandi volumi di terre e rocce da scavo, e come assicurare che queste pratiche vengano applicate in modo coerente?

Alla luce della recente evoluzione del quadro normativo, con il nuovo regolamento nazionale destinato a sostituire il Dpr 120/2017, Ais sottolinea l’importanza di un quadro normativo stabile e aggiornato. Ciò affinché si supporti le imprese e le stazioni appaltanti nel gestire in modo sostenibile le Trs. Il valore di questo documento va ricercato anche nella sistematizzazione di processi, scelte e modalità di valutazione delle terre e delle rocce partendo dalla valorizzazione di corrette pratiche. Così come nell’evidenziare il ruolo rilevante dell’innovazione.
Le nuove tecnologie devono essere viste come driver di semplificazione dei processi approvativi. Il processo autorizzativo non deve essere un ostacolo ma un incentivo all’approccio sostenibile. In questo senso le nuove tecnologie IoT (Internet of Things) ad esempio possono aiutare il proponente/produttore e l’ente verificatore a tenere traccia del riutilizzo, semplificando indirettamente anche il processo autorizzativo avendo la possibilità di un controllo puntuale in fase di esecuzione.
La possibilità di mettere a sistema dei database di siti disponibili al recepimento dei sottoprodotti può agevolare e promuovere lo scambio. Cercando di fare non solo un bilancio delle terre a livello di progetto ma inserire un concetto del bilancio materie a livello di territorio. Agevolando così la messa a disposizione di informazioni tecniche e progettuali all’interno di portali (ad esempio regionali o nazionali) che fungano da catalizzatori di riutilizzo.
L’innovazione digitale affianca sempre più gli elementi di sostenibilità e molte stazioni appaltanti stanno sviluppando interessanti procedure che rappresentano best practice di riferimento applicabili nei cantieri.
Quali sono gli obiettivi della vostra associazione?
Ais, Associazione Infrastrutture Sostenibili è un think tank scientifico d’eccellenza che si pone come un autorevole interlocutore per le istituzioni e per gli stakeholder del mercato, per affermare la cultura della progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Hanno scelto di aderire ad Ais oltre 100 aziende ed enti tra stazioni appaltanti, società di ingegneria, imprese di costruzioni, produttori di materiali e tecnologie, società di servizi, impegnate nella realizzazione delle più importanti infrastrutture in Italia, e che esprimono complessivamente oltre il 2% del Pil nazionale.
Attraverso studi, ricerche e seminari Ais sensibilizza l’intera filiera delle infrastrutture nell’applicazione di metodologie innovative, fondando la propria attività su un ampio coinvolgimento dei soci attraverso alcuni specifici gruppi di lavoro. L’obiettivo è di approfondire i temi d’interesse e di definire proposte tecnologiche, procedurali e normative da mettere sul tavolo dei decisori e da offrire al mercato, per migliorare la qualità e i livelli di sostenibilità dei sistemi infrastrutturali territoriali.
Alla redazione del Position Paper n. 10 di Ais hanno contribuito gli esperti e i tecnici dei principali player nazionali, quali FS, Italferr, Adr, Aspi, Snam e Tecne. Il recupero delle terre e rocce da scavo rappresenta una delle sfide più rilevanti per la sostenibilità delle infrastrutture e con questo position paper vogliamo offrire criteri chiari e condivisi per valorizzare le Trs, trasformando un problema in un’opportunità. La sostenibilità richiede innovazione, trasparenza e collaborazione: elementi che Ais promuove con forza all’interno della filiera.
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