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S.O.S. impianti. All’economia circolare servono strutture

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S.O.S. impianti. All’economia circolare servono strutture

Mancano gli impianti di gestione rifiuti. Non solo i tanto temuti dall’opinione pubblica termovalorizzatori ma anche gli impianti di riciclo. “C’è un dibattito diffuso rispetto la necessità di spegnere i termovalorizzatori per migliorare la qualità dell’aria” commenta Filippo Brandolini vicepresidente Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia “senza valutare quanto gli impianti siano un contributo marginale (di inquinamento ndr) rispetto a traffico, trasporto e riscaldamento civile. In tutto ciò non ci si preoccupa di come fare lo smaltimento dei rifiuti e si sta dipingendo un’economia circolare che sembra avanzare con un motus proprio. Ma non è così: all’economia circolare serve un impianto. Facciamo molta attenzione a cosa sta accadendo siamo abituati a pensare che l’impiantistica sia un problema di smaltimento invece da un paio di anni a questa parte è emerso in maniera importante un altro dato: è andata in crisi industria riciclo”.

Sotto queste luci si apre l’incontro organizzato da Utilitalia per la presentazione dei dati del Rapporto realizzato in collaborazione con Ispra rispetto il Recupero energetico da rifiuti in Italia, presentato il 10 aprile a Roma.

I dati del report e gli effetti sull’industria

In Italia sono presenti 142 impianti di digestione anaerobica di frazione organica e di fanghi di depurazione e 37 inceneritori, e sono quasi tutti al Nord. La produzione energetica stimata dal rapporto è di 7,6 milioni di MWh di energia di cui 1,2 milioni di MWh con gli impianti di digestione anaerobica e 6,4 milioni di MWh dagli inceneritori.

Basta leggere cronache di Confindustria in cui gli imprenditori denunciano l’impossibilità di collocare rifiuti e stanno valutando soluzioni all’estero. Azione che comporta anche un aumento dei prezzi. Se le imprese non trovano sbocchi per rifiuti, perdono competitività. Penso ad esempio alla rottamazione e riciclo degli autoveicoli per cui  non c’è sistema impiantistico capaci di andare incontro alla domanda”. Mancano anche impianti di trattamento della frazione organica. Un elemento strategico per mantenere lo smaltimento in discarica al di sotto del 10% visto anche l’aumento previsto di raccolta differenziata previsto, segnala il report.

“Questo è un dibattito prevalentemente italiano” sottolinea Brandolini “nei contesti europei la discussione non è mai di carattere ideologico ma funzionale”.

Siamo un paese a due velocità. Stiamo dimostrando che si può fare tant’è che si stanno attivando investimenti importanti”. Insomma per dirla con le parole del presidente Corepla Antonello Ciotti “sulla base dell’onda emotiva si impedisce l’azione dei termovalorizzatori che al momento non ha alternative tecnologiche”.

Rispetto la qualità dell’aria, Alessandro Bratti dg Ispra sottolinea il ruolo di coordinamento del ente del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente e spiega come “in primis c’è la certezza del dato. Bisogna raggiungere degli obiettivi e il dato da cui si parte non è un dettaglio. Considerato che noi siamo produttori ufficiali di questo dato per le amministrazioni pubbliche è indispensabile che il mondo produttivo si raffronti con noi. In quanto in eventuali contenziosi che potrebbero esserci sarebbe questo il riferimento. Meglio prevenire eventuali il problemi”.

“Credo che ci sia un altro tema con cui ci si debba raffrontare oggi” aggiunge Bratti riferendosi alle potenzialità dell’end of waste: “Siamo di fronte a un panorama di tecnologie applicative estremamente variegate. C’e’ la possibilità e la necessità di un confronto su queste e sulle matrici utilizzate”

Impianti di incenerimento dati al 2017

Nel 2017 erano operativi 39 impianti di incenerimento (attualmente ridotti a 37 per la chiusura di Colleferro e Ospedaletto), così dislocati: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud.

Impianti di digestione anaerobica, dati al 2017

Nel 2017 erano operativi nel nostro Paese 55 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani – 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud – che hanno trattato 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti.

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