Rifiuti industriali della green economy come miniere del domani

La sfida delle materie prime seconde se intervengono logistica e filiera del recupero

Il futuro della transizione ecologica europea non si gioca solo sulla capacità di installare nuovi impianti, ma su una sfida invisibile e decisiva: la gestione delle Materie Prime Critiche (MPC). La prospettiva può cambiare se guardiamo alle materie prime critiche seconde, forse ancora più strategiche delle prime estratte perché rappresentano l’opportunità di limitare rifiuti nel suolo e di alleviare l’impatto ambientale delle estrazioni e del trasporto, senza contare che potrebbero dare nuova linfa a una industria il cui centro è sempre più spostato fuori dai confini europei.

Sarà possibile recuperare il materiale con cui sono fatti pannelli solari, pale eoliche e Bess? C’è chi sta già provando a farlo. Su questi temi e sulle sfide aperte abbiamo intervistato l’ingegner Giovanni Brussato, esperto di ingegneria ambientale e georisorse.

Materie prime critiche: oltre la geopolitica

Contrariamente a quanto si possa pensare, la “criticità” di un materiale non è una proprietà intrinseca della materia, ma il risultato di dinamiche geopolitiche.

“Niente nasce critico,” spiega Brussato. “Tutto viene definito tale in base alle condizioni di fornitura. Oggi queste materie sono il motore della green economy, ma l’Europa sconta un ritardo strategico rispetto alla Cina, che da tre decenni domina il settore non solo estraendo materiali, ma controllando l’intera catena del valore.”

L’ingegnere sottolinea una distinzione fondamentale: l’Europa oggi non importa semplici materie prime, ma prodotti finiti. La strategia cinese mira a vendere l’auto elettrica o il pannello fotovoltaico, non il cobalto o il silicio necessario a produrli, rendendo l’Occidente dipendente da tecnologie già assemblate.

Il mito e la realtà dell’economia circolare

Sebbene l‘economia circolare sia politicamente attrattiva, non può ancora sostituire l’estrazione primaria.

I limiti del riciclo:

  • Efficienza di processo: molti materiali si perdono durante il fine vita.

  • Tempi di immobilizzazione: metalli come il rame restano “bloccati” nelle infrastrutture (edifici, reti) per decenni (circa 60-70 anni di residenza nell’antroposfera).

  • Cicli limitati: un metallo come il rame viene riciclato mediamente solo due volte prima di essere disperso o declassato.

Nonostante queste sfide, si registrano miglioramenti significativi nei settori ad alto investimento, come quello delle batterie, dove però pesano ancora incertezze industriali (come dimostrato dai recenti rallentamenti di campioni europei del settore).

Verso un “nazionalismo dei rottami”

L’Europa sta rispondendo attraverso il Critical Raw Materials Act, cercando di limitare l’esportazione di rottami metallici per trattarli internamente. “Stiamo passando dal nazionalismo delle risorse dei paesi del sud del mondo a una sorta di nazionalismo dei rottami europeo”, afferma Brussato. Si tratta di una scelta strategica che offre enormi opportunità occupazionali e infrastrutturali, ma che è ancora largamente da costruire.

Il vantaggio competitivo del “Secondario”

Perché investire in materiali recuperati se spesso costano più dei vergini? La risposta risiede nei parametri ESG e nell’impronta carbonica:

  1. Risparmio energetico: produrre alluminio riciclato richiede solo il 5% dell’energia necessaria per il primario.

  2. Decarbonizzazione: l’unico modo per ottenere oggi “acciaio verde” è aumentare la percentuale di rottame nel processo.

  3. Conformità normativa: i meccanismi come il CBAM e l’ETS rendono il metallo secondario sempre più appetibile per le aziende che devono abbattere le proprie emissioni. “Esiste un limite nel rapporto costi-benefici legato alla distanza,” conclude Brussato. “L’energia spesa per trasportare un materiale da riciclare non deve superare il beneficio del recupero stesso. MACTEE serve a calcolare questo punto di equilibrio.” Nel video l’intervista completa.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.