Utilizzare “immediatamente” l’area di Ponte Malnome per la trasferenza dei rifiuti precedentemente effettuata presso l’impianto TMB Salario”. E’ uno dei punti contenuti in una memoria approvata dalla Giunta comunale di Roma riguardante l’impegno di Ama Spa (di concerto con Roma Capitale) per affrontare la situazione che si è creata in seguito all’incendio del TMB Salario. Il documento prevede inoltre l’individuazione di “altre aree che consentano una logistica ottimizzata nelle operazioni di raccolta e trasferimento dei rifiuti di Roma agli impianti di trattamento”.

Ponte Malnome, “l’unica area utilizzabile nell’immediato”

L’area di Ponte Malnome, spiega una nota, “era l’unica utilizzabile nell’immediato e sarà impiegata, al massimo per 180 giorni non derogabili, come area di trasferenza per un quantitativo medio di 300 tonnellate al giorno. Entro 6 mesi Ama dovrà mettere in esercizio almeno un’area alternativa”.

Un’area di trasferenza per ciascuno dei quattro quadranti della città

L’approvazione di questo documento da parte dell’amministrazione capitolina “impegna inoltre,  la municipalizzata a mettere in esercizio, entro un anno, almeno un’area di trasferenza per ciascuno dei quattro quadranti in cui è divisa operativamente la città, ed entro due anni a realizzare l’intero sistema integrato delle aree di trasferenza secondo bacini costituiti al massimo da 300.000 abitanti”. 

La cabina di regia

Tra i punti della memoria anchel’istituzione di una cabina di regia permanente composta dagli assessorati municipali e capitolini di competenza, e dalla presidenza della commissione Ambiente capitolina, con funzioni di controllo e monitoraggio sulle attività e i servizi svolti da Ama Spa in via temporanea presso il sito di Ponte Malnome, anche su segnalazione della cittadinanza. La stessa cabina di regia dovrà svolgere supporto nelle attività di individuazione, scelta e adeguamento di tutti i siti funzionali al sistema integrato delle aree di trasferenza”.

Differenziata, nel 2017 è pari al 45%

Ma vediamo qualche dato sulla raccolta dei rifiuti nella capitale. Nel 2017 si è attesta a quota 1 milione di tonnellate (solo il 45% del totale) la quantità di rifiuti conferiti tramite raccolta differenziata a Roma. Di questa quantità la frazione organica è il 38% (circa 400mila ton), la carta/cartone è pari a 290mila ton (28%), il vetro raggiunge le 150mila ton (15%). In totale invece sono state prodotte circa 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti, quasi 534 kg pro-capite (media nazionale circa 489 kg pro-capite). E’ quanto emerge dall’analisi “Roma, la questione rifiuti”, realizzata da FISE Assoambiente, che ha sfruttato i dati del  “Rapporto rifiuti urbani 2018” di ISPRA.

Rifiuti raccolti in modo indifferenziato

Se passiamo invece ai rifiuti raccolti in modo indifferenziato dalla ricerca emerge come 1,3 mln di ton siano gestite principalmente negli impianti di TMB (trattamento meccanico-biologico). Si tratta di strutture che abbinano processi meccanici a processi biologici e, separano alcuni materiali per il riciclo (10% di materiali ferrosi/non ferrosi/plastica e frazione organica biostabilizzata, usata soprattutto per copertura delle discariche) dalla restante parte avviata in parte a recupero energetico come combustibile solido secondario – CSS (38%) – e in parte smaltita in discarica (62%).

A Roma – spiega una nota dell’associazione –  sono presenti attualmente 1 termovalorizzatore (Colleferro) e 2 discariche che gestiscono circa 12mila ton di rifiuti urbani, mentre circa 1,5 mln di ton sono destinate a impianti fuori Regione (se si considera che circa 300mila ton sono conferite in Regione all’impianto di termovalorizzazione di San Vittore)”.

Un sistema fortemente vulnerabile

Dai dati contenuti nella ricerca emerge come gli elementi chiave che caratterizzano la situazione della gestione dei rifiuti della capitale siano: mancanza di impianti sufficienti per il trattamento della frazione organica, di termovalorizzatori e di discariche, ma anche bassa efficienza dei TMB, bassa raccolta differenziata, forte vulnerabilità e fragilità del sistema (dipendenza da altri impianti e da intermediari). Lo studio sottolinea come “nessuna capitale europea oggi sia in questo stato e come tutte riciclino con risultati più significativi” ..

L’impianto di TMB Salario

Il quadro tracciato dallo studio si legge ancora nella nota “non tiene conto degli ultimi fatti di cronaca, con l’impianto di TMB Salario ormai chiuso e quindi altre 600.000 tonnellate di “tal quale” aggiuntive da smaltire”.

Nessun cambio significativo rispetto al passato

Oggi la situazione non è cambiata molto dal punto di vista sostanziale rispetto al passato”, spiega in una nota  Chicco Testa, Presidente FISE Assoambiente  Anche prima i rifiuti urbani venivano portati fuori Regione dopo il trattamento TMB, solo che ci andavano come rifiuti “speciali” (es. combustibile per inceneritori e cementifici). Adesso ci andranno “tal quali”, a prezzi crescenti e con la ridotta disponibilità di altre regioni a prenderli. Se non si corre ai ripari subito, pianificando la costruzione degli impianti necessari e lavorando seriamente sulle raccolte differenziate, la proiezione per i prossimi anni è destinata ad allarmare non poco. Immaginando che Roma sia in grado di riciclare nel 2035 il 65% dei rifiuti, come chiede la Direttiva sui rifiuti del Pacchetto sull’ economia circolare, andranno colmati almeno 30 punti in più di raccolta differenziata, per raggiungere il 75%, visto che non tutto quello che si raccoglie in modo differenziato può essere riciclato. Un obiettivo oggi ancora molto lontano

Arginare il turismo dei rifiuti 

A ciò si aggiunge , sottolinea l’associazione, il fatto che per il restante 35% dell’obiettivo al 2035 (inclusi gli scarti della raccolta differenziata) e per il trattamento della frazione umida serviranno i seguenti impianti:

  • 4/5 impianti di digestione anaerobica per la frazione umida (capacità media pari a 100.000 ton ciascuno );
  • 1 termovalorizzatore per almeno 600.000 ton (più o meno come Acerra);
  • 1 discarica di servizio a Roma o nel Lazio;

Solo così  si potrà arginare il turismo dei rifiuti”, spiega l’associazione nella nota.

Necessari 1-1,5 miliardi di investimenti

Per far fronte a una situazione di questo tipo sono necessari  1-1,5 miliardi di investimenti. Queste risorse permetterebbero di avere evidenti benefici: tariffe più basse, energia verde prodotta, sistema sicuro e stabile per decenni.

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