La conceria è un esempio storico e consolidato di economia circolare”. E’ con queste parole che Fulvia Bacchi, Direttore Generale di UNIC e amministratore della fiera LineaPelle, descrive l’impegno dell’industria conciaria sui temi della sostenibilità ambientale. Un impegno, “inscritto nel dna stesso del comparto”, che permette di recuperare un sottoprodotto dell’industria della carne per “trasformarlo in un prodotto ad altissimo valore aggiunto” da impiegare negli ambiti più disparati.

Insieme al direttore Bacchi abbiamo approfondito l’approccio della filiera della lavorazione della pelle ai temi green. Un percorso nell’ambito del quale si inserisce anche il recente investimento da circa 4 milioni di euro dell’Unione Nazionale Industria Conciaria in Sicit, azienda che produce biostimolanti per l’agricoltura. L’operazione è avvenuta attraverso la controllata Lineapelle S.r.l., che ha acquisito una partecipazione in SprintItaly, società che incorporerà tramite fusione Sicit. La partecipazione di Unic dovrebbe attestarsi intorno al 2%.

Come l’industria conciaria declina l’economia circolare? E’ un tema sentito dagli operatori del settore?

La conceria da sempre è un esempio storico e consolidato di economia circolare. Il comparto recupera infatti un sottoprodotto dell’industria della carne e lo trasforma in un prodotto ad altissimo valore aggiunto, destinato all’industria della moda, del design, dell’automotive. Un contributo importante, se si pensa a tutte le spoglie di animali macellati che devono essere smaltiti ogni anno. Noi abbiamo calcolato che il dato è pari a 6 milioni di pelli. Molti sono ancora convinti che l’industria conciaria lavori materia prima proveniente da animali uccisi unicamente per questo scopo, recupera invece un sottoprodotto. Questo è già un primo passo verso l’economia circolare.

Inoltre, fin dall’inizio del processo di industrializzazione del settore, si recuperano anche gli scarti che derivano dal processo produttivo conciario. Abbiamo delle stime piuttosto elevate: quasi l’80%. Il risultato di queste lavorazioni viene così recuperato e trasformato in altri prodotti, in altre materie prime, che a loro volta sono destinate a diverse industrie

Può fornire qualche esempio di come gli scarti del processo produttivo dell’industria conciaria vengono riutilizzati?

Sono tante le possibilità di riutilizzo degli scarti del processo conciario. Ad esempio, quando arriva la pelle grezza dal macello, si può prendere il carniccio, ovvero le parti che rimangono attaccate a questa pelle grezza, e riutilizzarlo. Sicit, l’azienda oggetto del nostro recente investimento, recupera proprio questo sottoprodotto e, attraverso una serie di processi chimici, produce fertilizzanti per l’agricoltura. Si possono poi recuperare i fanghi, che possono essere reimpiegati nei processi di produzione dell’asfalto. Ci sono poi diverse applicazioni anche in ambito alimentare come le pellicole che rivestono i booster.

In quali altri ambiti viene declinato il tema sostenibilità ambientale?

Negli anni uno dei principali filoni di ricerca è stato quello di ridurre sempre di più l’utilizzo di acqua nel processo di concia, promuovendo filiere circolari di riutilizzo di questa risorsa. Oltre a questo c’è stata una forte riduzione dell’utilizzo di prodotti chimici e del consumo energetico. In particolare è molto importante intervenire sul consumo idrico dei nostri processi, in quanto incide per quasi il 60% dei nostri costi ambientali.

Qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica nel percorso green del comparto? Come vi ponete, in particolare, nei confronti del stimoli che provengono dal mondo delle startup?

L’innovazione è fondamentale per il nostro comparto, che richiede un background tecnologico rilevante. Le startup possono dare degli input importanti. Ad esempio a Milano, nell’ambito dell’ultima fiera Lineapelle, abbiamo organizzato una mostra con tutti quei prodotti che derivavano dagli scarti dell’industria conciaria. Tra questi c’era una realtà che, attraverso i ritagli di pelle, era riuscita creare una linea di gioielli.

Passiamo all’operazione finanziaria che coinvolge SICIT e Sprinitaly. Come è nato l’input a realizzare questo tipo di investimento?

Sicit dagli anni 60 rappresenta un esempio virutoso per noi operatori del settore. Quando si è creata l’occasione, attraverso questa fusione di Sprinitaly, abbiamo pensato che fosse un dovere per il settore conciario italiano partecipare a questa operazione. 

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