Economia circolare, rinnovabili, bioprodotti: la sfida del Manifesto di Assisi

Le azioni per una nuova Italia sostenibile, per superare pandemia e crisi climatica.

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economia circolareAvere una chiara visione del futuro, applicando i concetti dell’economia circolare, significa essere consapevoli che affrontare con coraggio la crisi economica, prodotta dalla pandemia, e la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la società più sostenibile. È il messaggio del Manifesto di Assisi le cui azioni realizzate dai firmatari, per una nuova Italia, sono state al centro del webinar promosso l’1 settembre dalla Fondazione Symbola nell’ambito della IX edizione del Festival della Soft Economy, “Transizione verde e gusto del futuro. Da soli non si può”.

Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia e firmatario del Manifesto, ha riconosciuto nella sfida della transizione energetica, nella sua dimensione economica, sociale e culturale “il ruolo centrale che può svolgere l’Unione Europea. Abbiamo cercato di essere molto ambiziosi con il Green Deal europeo, con gli obiettivi di neutralità climatica al 2050 e di riduzione delle emissioni al 2030. Questa trasformazione sarà possibile solo se all’ambizione si coniugherà l’impegno sociale, culturale e lo sforzo di coesione per far sì che le comunità che sono più indietro non vengano lasciate sole”.

Da questo punto di vista, “l’Italia è tra i Paesi che hanno maggiori opportunità, nell’ambito dell’UE. Il Pnrr è fondamentale per assicurare il successo nella ripresa e nella resilienza, ma serve una spinta forte di chi ha competenza e volontà politica” ha ribadito Gentiloni.

La sfida lanciata con il Manifesto di Assisi richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Lo ha fatto presente Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, promotore e portavoce del Manifesto: “L’Europa ha cambiato rotta. Ha scommesso con grande forza sui temi della transizione verde, del Green New Deal. Ha rafforzato questa scommessa dopo la pandemia. Una parte importante delle risorse che l’Europa mette in campo, non solo con il Next Generation EU ma anche con i finanziamenti ordinari, è orientata a fronteggiare la crisi climatica. Le imprese e i territori che si muovono in questa direzione sono quelli che producono più lavoro e creano innovazione.

Un messaggio di speranza per un passo concreto della società verso la vera transizione ecologica, l’ha lanciato anche Padre Enzo Fortunato, direttore della Rivista di San Francesco, anch’egli promotore e portavoce Manifesto. Intervenendo sul concetto di sostenibilità e la sua correlazione con la nozione di umanesimo cristiano ed ecologia integrale, ha citato a tal proposito le parole di Cicerone: È missione propria dell’imprenditore civile quella di ricordarci che non è sostenibile una società di umani in cui si estingue il senso della fraternità e dell’abitatività.

Ecologia integrale per un vero cambio di paradigma

Solidarietà, ambiente, green economy, coesione sociale ma anche coraggio, comunità, inclusione. Sono tante le parole chiave collegate alle azioni del Manifesto di Assisi ricordate nel corso dei vari interventi. Le riflessioni si sono concentrate sulle azioni che occorre intraprendere per un’economia a misura d’uomo, capace di avviare, prima di tutto, un movimento educativo che produca valore e lavoro, puntando sulla cultura e sullo sviluppo sostenibile.

È questo lo spirito del Manifesto e l’Italia, da questo punto di vista, può dare un importante contributo, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050, su cui punta il documento.

La sfida è quella di non perdere il passo della transizione ecologica, per non rischiare di costruire una società insostenibile lo ha ribadito Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente, chiarendo: La sostenibilità è una leva di emancipazione. Basta guardare alle opportunità offerte dal Superbonus 110% in una logica di comunità energetica. Senza prescindere dal tema della partecipazione, che forse è uno degli aspetti fragili del Pnrr.

Transizione energetica e sostenibilità sociale: serve un’azione comune per favorire il cambiamento verso l’economia circolare

Il confronto web si è incentrato sulla necessità di creare modelli più sostenibili legati alle sfide future, guardando alla transizione verde, all’economia circolare e all’innovazione: una visione orientata alla qualità e all’inclusione, nell’ottica di una rivoluzione gentile.

All’incontro, trasmesso in diretta streaming, sono intervenute con le loro testimonianze, tante e diverse realtà: imprese che sviluppano bioplastiche e bioprodotti, organizzazioni rappresentanti le attività manifatturiere, mondo agricolo, associazioni ambientaliste e dei lavoratori, grande distribuzione fino alle reti sociali contro lo spreco alimentare.

Sul tema della sostenibilità sociale e della transizione ecologica, è intervenuto Francesco Starace, amministratore delegato di Enel: “Lo sviluppo delle energie rinnovabili è fondamentale per i risultati che tutti vogliamo ottenere nella lotta contro il cambiamento climatico e per la transizione energetica. La dimensione sociale è il punto di partenza. Sarà necessario aiutare sempre più giovani a entrare in questo mondo, quindi avviarli a studi nel campo della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria. Ci siamo impegnati per indirizzare migliaia di studenti verso queste discipline che sono importanti per avere uno sviluppo professionale e la capacità di trovare posti di lavoro nel prossimo futuro.

La consapevolezza comune è che il Pnrr possa rispondere all’esigenza di trovare il giusto equilibrio tra lavoro, ambiente e inclusione sociale, necessari per il perseguimento del bene comune.

Modelli produttivi e finanza inclusiva per orientare la società verso lo sviluppo dell’economia circolare

Uno dei concetti sui quali ci si è maggiormente soffermati nel corso del webinar è stato quello della green economy, che rende più competitive le imprese soprattutto alla luce di nuovi modelli di business. A partire dal settore primario, quello dell’agricoltura italiana che può vantarsi di essere la più sostenibile a livello mondiale. Lo ha ricordato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: “Dobbiamo creare le condizioni per avere una maggiore distintività del nostro modello produttivo, far sì che l’ambiente sia centrale rispetto alle varie filiere. Tutto questo si riflette nella quotidianità del lavoro che le nostre imprese svolgono, con meno burocrazia, energie rinnovabili, sostanze organiche sostenibili e sistemi di tracciabilità.

Sui bisogni sociali e sulla finanza sostenibile e inclusiva, si è soffermata Giovanna Melandri, presidente di Human Fondation: “Nell’ultimo anno, ci è venuta incontro l’Europa. Oggi abbiamo un quadro normativo, regolamentativo e una tassonomia degli obiettivi ambientali e sociali che possono essere utilizzati per definire oggettivamente un prodotto finanziario Esg oriented, verso la definizione di finanza d’impatto. Ci siamo impegnati nell’utilizzare le metodologie a nostra disposizione per comprendere e valutare quanto sia realistica la collocazione Esg o impact di un fondo rispetto all’altro, inclusi i meccanismi di greenwashing e social-washing che stanno generando aspetti molto pericolosi nel mercato della finanza.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.