Raee tax, un cambiamento importante in UE

Le valutazioni del Consorzio Erp

Una Raee tax, per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche a partire dal 1° gennaio 2028. E’ quanto sta valutando la Commissione Europea nella proposta per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 e ha l’obiettivo di incentivare una gestione più efficace dei Raee, riducendo al contempo la dipendenza dai contributi nazionali basati sul Reddito Nazionale Lordo (RNL).
In pratica ogni Stato membro sarà tenuto a versare 2 euro per ogni chilogrammo di Raee non raccolto, ossia 2.000 euro a tonnellata. Questo viene calcolato come differenza tra la media triennale e i dispositivi immessi sul mercato e la quantità effettivamente raccolta nell’anno di riferimento. Le stime preliminari parlano di un gettito potenziale di circa 15 miliardi di euro all’anno su scala europea.

I consigli di Consorzio ERP

Una situazione a cui bisogna prepararsi e per cui il Consorzio ERP Italia individua due elementi strutturali su cui lavorare. Questi attualmente penalizzano in modo significativo il sistema italiano, anche a fronte di sforzi reali sul fronte della raccolta e del recupero.
  1. Flussi sommersi e tracciabilità.

“Una parte significativa dei rifiuti elettronici viene oggi gestita attraverso canali non tracciati – penso in particolare al flusso di RAEE che viene gestito come rottame metallico – che, pur prevedendo il recupero della componente metallica, non rispetta le corrette procedure di riciclo a cui questi rifiuti devono essere sottoposti. Inoltre questi quantitativi non vengono conteggiati ai fini del raggiungimento degli obbiettivi di raccolta. –commenta Alberto Canni Ferrari, Procuratore Speciale di ERP Italia e Head of ERP Southern Europe del Gruppo Landbell – È necessario intervenire nei confronti di chi erroneamente affida la gestione dei RAEE a soggetti che non hanno la possibilità di trattarli correttamente e quindi identificare delle soluzioni per integrare questi flussi nel quadro ufficiale, per restituire un’immagine più fedele dei volumi gestiti e prevenire il rischio di sanzioni sproporzionate per l’Italia.”
L’integrazione di questi flussi attraverso un sistema di tracciabilità potrebbe offrire una fotografia più realistica dell’efficienza del sistema.
Si tratta, ad esempio, di flussi gestiti da:
  • soggetti che trattano materiali ferrosi,
  • reti di raccolta di altre tipologie di materiale, specialmente per piccole apparecchiature,
  • circuiti di raccolta urbana non differenziata.

2. I rischi di un target uniforme: sovrastimare la disponibilità reale alla raccolta di alcune categorie di prodotti, generando uno squilibrio strutturale.

“Un frigorifero non segue la stessa curva di dismissione di uno smartphone o ancora di più di un modulo fotovoltaico. Ci sono apparecchiature che sono state recentemente introdotte sul mercato e genereranno ritorni solo al termine del loro ciclo di vita, in alcuni casi molto lungo. Bisogna tenere conto di questi fattori stabilendo target più realistici e differenziati per categoria, basati su modelli previsionali che tengano conto delle peculiarità di ciascuna tipologia di prodotto.” conclude Canni Ferrari.
  • Un grande elettrodomestico (es. lavatrice, frigorifero) può restare in funzione per 10–15 anni;
  • Un dispositivo mobile (es. smartphone, tablet) viene spesso dismesso entro 2–3 anni;
  • Altri prodotti, come moduli fotovoltaici o server industriali, hanno durate operative ben oltre i 20 anni.
L’EERA, European Electronics Recyclers Association, hanno già avviato proposte alternative, fondate su modelli previsionali per categoria e su stime della disponibilità effettiva al fine vita.

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