riciclo
Foto di Lisa Fotios da Pexels

Firmato lo scorso 16 dicembre il protocollo per riutilizzare gli imballaggi flessibili in plastica dal vicepresidente di Unione italiana food (rappresenta 450 aziende del settore alimentare italiano) Paolo Barilla, dal presidente di Giflex (aziende produttrici di imballaggi flessibili destinati al confezionamento di prodotti alimentari) Alberto Palaveri, e dal vicepresidente di Ucima (costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio) Riccardo Cavanna. Presenti il ministro dello Sviluppo economico (Mise), Giancarlo Giorgetti, e il sottosegretario al ministero della Transizione ecologica (Mite), Vannia Gava, che hanno dato impronta formale all’atto.

È un progetto che approccia in maniera corretta la sfida della sostenibilità ambientale delle nostre aziende e che si pone nella giusta traiettoria del Pnrr”, afferma in una nota stampa Giorgetti.

Con il Protocollo d’intesa firmato oggi al Ministero dello Sviluppo economico ci mettiamo al lavoro per mettere a disposizione delle aziende della filiera alimentare soluzioni per rendere l’imballaggio flessibile maggiormente riciclabile”, rimarca la Gava.

Il protocollo

L’obiettivo iniziale è un recupero e riciclo del 50% di imballaggi flessibili raccolti così da recuperare circa 50.000 tonnellate di materie plastiche da destinare ad una seconda vita.

Le associazioni si impegnano entro gennaio 2022 a promuovere un primo tavolo di lavoro tecnico con membri di altissimo profilo provenienti dalla filiera. Lo scopo è analizzare i problemi che ostacolano la sostenibilità e riciclabilità degli imballaggi flessibili ed elaborare possibili soluzioni. Al tavolo presenzieranno i funzionari del Mise e del Mite, per le aziende rappresentanti del Conai e del Corepla.

Tre i comparti produttivi più rilevanti: quello dei produttori di macchinari, quello delle aziende produttrici di imballaggi flessibili e il settore alimentare, che ne rappresenta il maggior utilizzatore. Il fatturato complessivo è superiore ai 50 miliardi di euro ogni anno.

La situazione nel nostro Paese

Ogni anno in Italia sono prodotte circa 180.000 tonnellate di imballaggi flessibili, di cui l’80% destinato a prodotti alimentari. Gli imballaggi flessibili sono molto usati dall’industria alimentare, per il 50% dei confezionamenti, e nel 70% dei casi sono riciclabili.

Tuttavia l’invio al riciclo è condizionato da alcuni limiti legislativi e tecnologici e, spesso, sono raccolti come misti senza essere recuperati.

Nuova vita per gli imballaggi

Per i firmatari, l’ottimizzazione della raccolta può avvenire grazie alla ricerca di mercati di sbocco alternativi all’alimentare. La normativa ad oggi impedisce di usare plastica riciclata negli imballaggi destinati agli alimenti. Esiste poi il tema di gestione dell’imballaggio flessibile post-consumo da parte dei Comuni, i quali, nonostante la riciclabilità, chiedono di conferire i film plastici nella frazione indifferenziata. Da ultimo c’è la questione delle tecnologie e della ricerca: la sostituzione di materiali, strumenti e macchinari ha un costo gravoso.

Gli obblighi in sede comunitaria

Secondo il Piano per l’economia circolare dell’Unione europea, entro il 2025 il 50% degli imballaggi plastici dovrà essere riciclabile. Entro il 2030, invece, tutti gli imballaggi sul mercato dell’UE dovranno essere riutilizzabili o riciclabili in modo economicamente sostenibile. Queste scelte dovranno portare a: ridurre di circa l’80% i materiali da imballaggio consumati; diminuire di 42 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra (pari al 40% di quanto prodotto nella città di Londra nel 2016). Infine, di risparmiare oltre 270 milioni di m3 di acqua.

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Pubblicista dal 2007, scrive per il Gruppo Italia Energia.