Con l’espressione “transizione energetica” si indica il passaggio da un mix energetico che si basa sui combustibili fossili (in particolare carbone, petrolio e gas naturale), significativamente inquinanti, a un mix energetico a basse o a zero emissioni inquinanti, basato sulle cosiddette fonti rinnovabili di energia.
La transizione energetica è considerata come un processo di importanza fondamentale per ridurre l’impatto ambientale e il riscaldamento globale, considerato come uno dei responsabili, anche se non l’unico, dei cambiamenti climatici.
Le fonti rinnovabili di energia sono quindi fonti energetiche “pulite” o, come più comunemente si usa dire, “green”. Tra le principali si ricordano l’idroelettrico, il fotovoltaico, l’eolico, il geotermico e le biomasse. Il termine “rinnovabili” fa riferimento al fatto che le fonti energetiche in questione si rigenerano di continuo.
Nel nostro Paese, l’energia idroelettrica ha un ruolo importante nel soddisfacimento della domanda di energia elettrica e può quindi essere importante conoscere più da vicino le strutture che stanno alla base della sua produzione, vale a dire le centrali idroelettriche, presenti sul nostro territorio nazionale dalla fine del XIX secolo (la prima fu inaugurata a Tivoli nel luglio 1892 ed era alimentata dall’acqua di una cascata ubicata lungo il corso dell’Aniene, uno degli affluenti del Tevere).
Dove si trovano le centrali idroelettriche in Italia?
Le centrali idroelettriche si trovano in tutte le regioni italiane, ma la distribuzione non è affatto omogenea. La gran parte di esse, infatti, è concentrata in alcune regioni settentrionali.
I dati più recenti diffusi da Terna evidenziano che le centrali idroelettriche presenti sul territorio nazionale sono 4.860*. I primi tre gradini del podio vanno a Piemonte, Trentino-Alto Adige e Lombardia: il primo ha 1.092 centrali, il secondo ne ha 891 impianti, mentre la terza 749.
La Valle d’Aosta, con 220 centrali, si trova all’ottavo posto della classifica, ma si deve considerare che stiamo parlando della regione più piccola d’Italia; in proporzione alla superficie territoriale, quindi, il numero di centrali idroelettriche è particolarmente elevato. Il fanalino di coda è la Puglia, con 10 centrali.
Il numero delle centrali idroelettriche è cresciuto molto negli ultimi anni; si deve infatti considerare che nel 2009 erano 2.249, meno della metà di quelle attuali.
L’alta concentrazione delle centrali idroelettriche nel Nord del Paese è perlopiù dovuta a ragioni geografiche (numerosi corsi d’acqua e pendenze elevate) e climatiche.
La più grande centrale idroelettrica italiana, intitolata a Luigi Einaudi, è situata a Entracque, in provincia di Cuneo.
Qual è stato il contributo dell’idroelettrico nel 2024?
L’idroelettrico ha un ruolo importante nella copertura del fabbisogno nazionale di energia elettrica**. Secondo i dati definitivi relativi al periodo gennaio-dicembre 2024 forniti da Terna (la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale), le centrali idroelettriche hanno generato 52,1 TWh (12,1 TWh in più rispetto al 2023). Questa produzione ha coperto il 16,7% della domanda.
Se si considerano soltanto le fonti rinnovabili di energia, il contributo delle centrali idroelettriche è stato quello più elevato; seguono il fotovoltaico (11,5%), l’eolico (7,1%), le biomasse (4,2%) e la geotermia (1,7%). Il resto della domanda energetica nazionale è stato coperto con fonti energetiche non rinnovabili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.).
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