Rinnovabili 2025: il primo segno meno dopo quattro anni.

L'allarme di ANIE: "Serve stabilità normativa"

Il 2025 si chiude con un sapore dolceamaro per la transizione energetica italiana. Per la prima volta dopo quattro anni di accelerazione, il bilancio delle nuove installazioni segna il passo: 6,2 GW di nuova potenza, con una contrazione dell’8,2% rispetto al 2024. Un dato che preoccupa gli addetti ai lavori, soprattutto alla luce della sfida monumentale che attende il Paese: installare circa 47,5 GW nei prossimi cinque anni per raggiungere il target di 131 GW fissato dal PNIEC al 2030.

L’analisi dei comparti: tiene il fotovoltaico, soffre l’eolico

Il calo complessivo è trainato principalmente dalla flessione del fotovoltaico, che pur rimanendo il motore del settore con 5,6 GW installati, perde l’8% su base annua. Tuttavia, l’analisi per segmenti rivela due facce della stessa medaglia:

  • Utility Scale in crescita: gli impianti sopra i 1 MW sono gli unici in terreno positivo, frutto di iter autorizzativi avviati anni fa che giungono ora a compimento.

  • Residenziale e C&I in crisi: i segmenti piccola taglia e industriale continuano a soffrire la fine dei regimi di incentivazione edilizia e l’incertezza normativa.

L’eolico (563 MW) e l’idroelettrico (22 MW) mostrano segnali di stasi, con l’eolico offshore ancora bloccato in una fase di stallo burocratico e legislativo, in attesa di una revisione del decreto FER 2 definita “anacronistica” dagli esperti.

Il mix energetico: l’incognita climatica

Nel 2025, le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda elettrica nazionale (circa 128 TWh), un lieve arretramento rispetto al 42% dell’anno precedente.

Fonte Produzione 2025 (TWh) Variazione vs 2024
Fotovoltaico 44,3 +25,1%
Idroelettrico 41,4 -21,2%
Eolico 21,4 -3,3%
Bioenergie 15,7 Stabile
Geotermico 5,3 -0,3%

Il dato più rilevante è il crollo dell’idroelettrico dovuto a condizioni meteo sfavorevoli, che non è stato compensato dall’ottima performance produttiva del fotovoltaico, evidenziando la necessità di un mix energetico più resiliente e diversificato.

La giungla normativa e il nodo dei prezzi

Secondo Andrea Cristini, presidente di ANIE Rinnovabili, il rallentamento è il figlio diretto di una “iper-stratificazione” normativa. Dal Superbonus al Piano Transizione 5.0, dai decreti FER X e Z alla gestione degli extraprofitti, l’incertezza ha frenato gli investitori.

“Oggi più che mai le rinnovabili sono la soluzione immediata contro l’instabilità dei prezzi del gas, accentuata dai conflitti in Medio Oriente,” afferma Cristini. “Le fonti fossili determinano ancora il prezzo marginale per il 70% delle ore dell’anno. Serve un’azione decisa: il sistema ha bisogno di energia sicura e a basso costo oggi, non nel lungo periodo.”

Manutenzione e repowering: la nuova frontiera

Un segnale incoraggiante arriva dagli interventi sugli impianti esistenti. Il repowering (potenziamento) ha interessato circa 0,948 GW nel 2025. La manutenzione evolutiva sta diventando centrale: ammodernare il parco esistente è fondamentale per evitare che la nuova potenza installata serva solo a rimpiazzare impianti obsoleti invece di aggiungersi al totale nazionale.

Uno sguardo al futuro: la corsa verso il 2030

Il traguardo del 2030 dista solo cinque anni. Per passare dagli attuali 83,5 GW ai 131 GW richiesti, l’Italia dovrà aumentare la propria capacità del 57%.

La sfida non è solo quantitativa ma anche strategica: il Net Zero Industry Act europeo punta a una produzione interna di tecnologie del 40%, un obiettivo ambizioso che richiederà, secondo ANIE, strumenti molto più incisivi di quelli attuali per sostenere il Made in Europe.


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