
La questione dei rincari sui prodotti
Il sondaggio ha inoltre analizzato le scelte dei cittadini nel caso di un aumento del costo dei prodotti finali. Da questo punto di vista è emerso come circa 31 milioni di consumatori sarebbero disposti a modificare le proprie abitudini di acquisto.
Disponibilità a cambiare abitudini
“Sebbene si tratti di un’indagine sulle intenzione future degli italiani, che pertanto non è detto automaticamente si tradurranno in azioni, dai dati emersi è evidente come la maggioranza degli intervistati abbia capito e condivida l’obiettivo delle due nuove possibili tasse e sia comunque disposto a modificare le proprie abitudini di acquisto a fronte di aumenti, spiega in una nota Stefano Carlin, managing partner di Mup research. – Sa non sottovalutare, quindi, anche il potenziale impatto di questa norma sui consumi e sull’intera filiera produttiva”.
Le ragioni del sì
La maggior parte dei favorevoli (70,1%) considera giusto disincentivare con una tassa la produzione e l’uso di prodotti potenzialmente dannosi per l’ambiente e la salute. Questa motivazione è sostenuta maggiormente dalle donne (74,9% contro il 65,2% del campione maschile) e dai giovani (82,6% tra i rispondenti con età compresa tra i 25 e i 34 anni).
Le ragioni del no
Per quanto tra gli 11,9 milioni di italiani contrari, invece, il 58,9% ritiene sia solo un modo per fare cassa, mentre il 34,6%, pur condividendo il principio di disincentivare la produzione e l’uso di prodotti dannosi, non crede sia questo il modo corretto per raggiungere l’obiettivo.
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