Se il 2024 è stato un anno di stasi, il biennio 2025-2027 si prefigura come un punto di svolta per l’accessibilità economica, con il 2025 a segnare un momento spartiacque. Dopo cinque anni caratterizzati da scetticismo e da un aumento costante dei listini, l’entrata in vigore dei nuovi target UE sulla CO2 ha innescato una trasformazione strutturale. I dati raccolti da Transport & Environment (T&E) dimostrano una realtà in controtendenza: nel 2025 il prezzo delle auto elettriche nell’UE è diminuito, trainato dall’immissione sul mercato di segmenti più accessibili. La normativa ambientale emerge come motore economico capace di orientare prezzi e offerta.
L’analisi rivela inoltre come lo spauracchio paventato dai produttori di ricevere penali miliardarie sia stato in realtà sovrastimato come leva negoziale. I costruttori hanno rallentato la diffusione dei modelli elettrici nel 2024 per massimizzare i margini di profitto sui motori termici, salvo poi accelerare nel 2025 per rientrare nei parametri.

Al centro, la valutazione sulla capacità dell’Europa di democratizzare l’elettrico. E se da un lato il 2025 ha visto il debutto di modelli “entry-level” finalmente più competitivi, dall’altro resta il rischio che posticipare i target al 2030 possa frenare gli investimenti.
Le evidenze principali
Il quadro che ne esce rivela un paradosso: il mercato dei veicoli elettrici a batteria (BEV) non si è mosso in modo lineare, ma “a scatti”, spinto dall’entrata in vigore dei nuovi target UE sulle emissioni di CO2. Di seguito i punti più significativi:

- Prezzi in calo. Nel 2025, il prezzo medio delle BEV in UE è sceso del 4% (−1.800 €), attestandosi a 42.700 €. La flessione è trainata dal segmento B (−13%), grazie al lancio strategico di modelli economici (es. Citroën ë-C3, Renault 5). La mossa non è casuale: i costruttori hanno accelerato l’offerta ‘entry-level’ proprio per centrare i target sulle emissioni CO2.
- Ruolo della normativa ambientale. Questo calo dei prezzi delle BEV interrompe la tendenza del quadriennio 2020-2024, segnato invece da un rincaro medio di 5.000 euro, nonostante la riduzione dei costi industriali (batterie, componenti). Secondo T&E, il vuoto normativo sui target intermedi UE ha permesso ai carmaker di privilegiare modelli premium e di grandi dimensioni, massimizzando la redditività a scapito dell’accessibilità.
- Produttori a due velocità. Il report evidenzia che il 50% dei produttori ha già traguardato con due anni di anticipo gli obiettivi UE per il triennio 2025-2027. Al contrario, colossi come Volkswagen e Renault risultano attualmente in ritardo, sebbene le stime prevedano un loro allineamento ai target entro il limite massimo del 2027.
- Accelerazione nel 2025. Nonostante la flessibilità dei target (ora calcolati su una media triennale 2025-2027), il mercato EV ha accelerato nel 2025, raggiungendo il 19% delle vendite totali. Si stima che le vendite saliranno al 23% nel 2026 e al 28% nel 2027.bLa media triennale ha permesso ai produttori di procedere più lentamente nel 2025, a patto di compensare con volumi maggiori nei due anni successivi.
- Target climatici garanti del calo prezzi EV. Mentre le auto elettriche di fascia alta D/E (SUV, berline grandi, auto di lusso) hanno raggiunto la parità di prezzo con i veicoli a combustione, la democratizzazione dei segmenti popolari A/B/C (city car, utilitarie, berline compatte) entro il 2030 è appesa alle decisioni di Bruxelles. Se l’Europa allenterà i target sulle emissioni, i costruttori abbandoneranno le utilitarie per massimizzare i profitti sui modelli ‘high-end’. Questa deriva speculativa potrebbe gonfiare i prezzi delle BEV di 2.300 euro, rallentando l’adozione di massa.
Gigantismi e politiche di prezzo
Il calo dei prezzi del 4% registrato nel 2025 non è un evento spontaneo; piuttosto una risposta diretta ai vincoli normativi.
L’analisi rivela un’ambiguità: tra il 2020 e il 2024, l’industria ha deliberatamente ignorato il calo dei costi delle batterie elettriche per inseguire il “gigantismo”, ovvero la scelta deliberata di puntare su modelli sempre più grandi (SUV e modelli di lusso pesanti) per incassare margini maggiori. Il risultato è stato un aggravio di 15.000 euro sul costo medio di un’auto elettrica. Senza questa corsa al ‘gigantismo’ per proteggere i margini, oggi le auto elettriche costerebbero già il 23% in meno (circa 33.000€).
Il successo dei nuovi modelli economici del segmento B (city car), capaci di abbattere i prezzi del 13% in un solo anno (2025) per centrare i target CO2, dimostra che la tecnologia per la democratizzazione esiste, ma viene rilasciata solo quando la legge la rende inevitabile. Nel 2025, il lancio di modelli economici ha ridotto il prezzo di 2.400€, mentre il calo dei costi delle batterie ha contribuito per altri 2.000€.
Oggi, la lobby dei costruttori preme su Bruxelles per allentare i target al 2030, chiedendo flessibilità che di fatto posticiperebbe la parità di prezzo tra elettrico e termico di almeno due anni, con un aggravio diretto di circa 2.000€ a vettura per i consumatori. Indebolire questi obiettivi non è una misura di protezione, ma un incentivo alla stasi che scoraggia gli investimenti nella filiera europea e lascia il mercato alla concorrenza cinese. Il futuro della competitività europea non risiede nel proteggere il gigantismo del passato, ma nel rimuovere le scappatoie normative e vincolare i super-crediti alla produzione di auto elettriche piccole e prodotte in Europa: l’unica vera strada per trasformare l’elettrico da bene d’élite a prodotto di massa.
Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia, ha dichiarato: “Gli obiettivi climatici dell’UE stanno rendendo le auto elettriche più convenienti per gli automobilisti europei. L’industria fatica ad ammetterlo, ma la tempistica dei nuovi modelli economici dello scorso anno parla chiaro. Se l’obiettivo 2030 resterà intatto, presto comprare un veicolo elettrico costerà meno che acquistare un’auto endotermica”.
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