Uomini e donne sono diversi, anche nel modo di vivere situazioni di disagio come la povertà energetica. Una differenza che va oltre il sentire sempre caldo degli uomini e la propensione al freddo delle donne. E’ il caso di dirlo siamo diversi anche nelle situazioni di disagio, ma siamo anche in grado di opporci alle avversità con le nostre diverse capacità.

Lo evidenziano diverse ricerche condotte negli anni. Ma mentre ne sappiamo di più delle problematiche di genere vissute dalle persone che vivono nelle zone sud del mondo, c’è meno letteratura sulla povertà nelle zone del nord.

Nelle aree più a sud difatti il rischio maggiore è per le donne. Spetta a loro procurare arbusti per la combustione che serviranno a  cucinare  e a riscaldare. Un’ operazione che in alcune zone può esporle a rischio di malintenzionati come di animali selvatici.

Una recente ricerca, a cura di Saska Petrova e Neil Simcock “Geneder and energy: domestic inequities reconsidered, social e cultural geography”, il cui estratto è stato edito da Taylor and Francis group ad agosto del 2019, ha analizzato le differenze del modo di percepire la povertà energetica nei paesi dell’emisfero nord. L’indagine ha interessato la Repubblica Ceca (Praga), la Polonia (Gdansk- Danzica) e la Grecia (Thessalonik – Salonicco). Le aree scelte hanno simili caratteristiche geografiche e di Pil.

Sono emersi due filoni di analisi: le pratiche domestiche di genere e l’impegno emotivo di vivere in povertà energetica.

Le pratiche domestiche

Quello che sorprende è che alcuni archetipi di “differenza di genere” sopravvivono in condizioni di povertà energetica tanto da inficiare sulla qualità delle vita. La gestione delle azioni domestiche è relegata più alle donne, parliamo di: cucinare, gestire accensione e spegnimento dei termosifoni nelle varie aree della casa valutando a seconda di quanto ci si vive dentro. Ad esempio è emerso che il bagno in genere viene tenuto con i riscaldamenti accesi, mentre la camera da letto e la cucina sono spesso spenti. Altra scelta di limitazione dei consumi e cucinare con poca acqua per velocizzare i tempi di ebollizione cottura. Altre scelte tipicamente prese dalle donne sono nella gestione di azioni di pulizia: i panni si lavano nel week end per sfruttare la tariffa energetica più bassa e a volte, sopratutto nelle coppie di anziani pensionati, più di qualcosa si lava a mano.

Tutto questo è appannaggio della donna. Si tratta di azioni che limitano anche il tempo libero e lo svago e che amplificano quindi lo stress della condizione di povertà. Un ruolo che in parte nelle coppie giovani con figli e nelle più anziane può comportare anche un’occasione di crescita di ruolo per la donna tra le mure domestiche. Diverso è quanto accade alle donne sole ma ci torniamo dopo. Prima vorrei illustrare cosa emerge nella indagine rispetto il ruolo degli uomini.

La differenza di genere fa si che agli uomini spetti più la manutenzione straordinaria della casa e che siano loro a definire se e come migliorare l’efficienza energetica degli apparecchi presenti nelle abitazioni. Quindi la scelta di lampadine più efficienti come la sostituzione di uno scaldabagno vecchio e instabile con uno più efficiente. Nelle interviste a donne sole o che vivono con altre donne la risposta a queste esigenze non viene colta a meno che non venga interpellato il padre di qualcuna. Questa negazione a conoscere alcuni aspetti più tecnologici legati ai consumi domestici, inficia sopratutto sulle bollette delle donne anziane e sole. Sono loro le più vulnerabili. Nelle giovani coppie si sta aprendo un interesse verso implementazioni di efficientamento energetico anche nelle donne. Una delle soluzioni più apprezzate è l’uso di isolanti a pareti e pavimenti.

L’impegno emotivo di vivere in povertà energetica

Vivere alcune privazioni è certamente una situazione frustrante, ma ci sono alcune specifiche diverse nel modo di subirle. E in questo sorprendono più gli uomini.

In genere la differenza maggiore si ha tra coppie con e senza figli. Questo perché nel caso di coppie con figli è la donna che vive di più l’abitazione, mentre nel caso contrario i tempi in casa sono piuttosto uguali. Ciò comporta anche più predisposizione alle depressione. Un intervistato, ad esempio, riconosce come l’appartamento in cui vive sia un pianterreno poco luminoso. Una situazione abbastanza deprimente perché per risparmiare in casa accendono poco la luce, ma stando lui molto fuori per lavoro, riconosce come ne subisca meno le conseguenze della moglie, che invece accudisce il figlio piccolo.

Altro aspetto che è emerso è come i genitori riservino l’accensione degli elementi di calore e la corrente elettrica quando i figli sono in casa, privandosene quando non ci sono.

Lo stress della gestione dei consumi ricade nella sua quotidianità quasi interamente sulle donne, peggiorando la loro qualità della vita.

Ma non solo anche la vita sociale ne risente

Avere ospiti è una spesa che non ci possiamo permettere”, spiega uno degli intervistati nell’indagine. Cucinare qualcosa, preparare un dessert o mettere un caffè sul fuoco, diventano lussi difficili da gestire quando si è stretti nella bolletta.

Poter provvedere alla famiglia e ospitare amici sono i due costrutti sociali che più pesa disattendere agli uomini. Un disagio che si sintetizza in: “non sentirsi a casa mentre si è nella propria casa”.

Alcune curiosità
Il ruolo del cappello: dalla indagine dei due ricercatori di Manchester emerge come l’uso in casa di un cappello per proteggersi dalla umidità sia poco apprezzato dalle donne perché può rovinare la messa in piega dei capelli. Mentre gli uomini in genere lo usano salvo ritenerlo un segnale indice di troppa vecchiaia o di finta giovinezza che li potrebbe ridicolizzare.

Di fatto emerge come la povertà energetica possa alimentare delle differenze di genere e come tale vada combattuta non solo con scelte politiche ma anche con messaggi che cambino l’approccio culturale a determinate problematiche.

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.