In questi giorni in cui alla cronaca balzano agli occhi diverse misure antismog nelle regioni del nord Italia e non solo, non si può non pensare all’impatto negativo dell’inquinamento sulla salute; ormai suffragato da numerosi studi.

Sono sempre di più le ricerche che spiegano come la qualità dell’aria possa arrivare inficiare in maniera rilevante sul nostro stato di salute provocando patologie, nonché numerosi decessi ogni anno. Su questo fronte – come emerge da un recente studio realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con ENEA – il nostro Paese registra un triste primato: più di 1500 decessi per milione di abitante legati all’inquinamento. Dato superiore alla media europea, che si attesta intorno ai 1000 decessi, superiore quindi alle grandi economie europee come Germania, Francia e Spagna che rimangono, si fa per dire, rispettivamente a 1100, 800 e 600 decessi.

Ma quali sono gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla nostra salute? Ne abbiamo parlato con Carla Ancona, epidemiologa ambientale del Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio.

Quali effetti ha sul nostro organismo la presenza di elevate concentrazioni di sostanze inquinanti nell’aria che respiriamo? Abbiamo degli esempi concreti?

Tutti gli studi disponibili ad oggi ci dicono che l’inquinamento, soprattutto da polveri sottili, ha un grande impatto sulla salute in termini di malattie e decessi per patologie cardiovascolari e respiratorie. Il Particolato, ad esempio, tanto più è fine tanto più facilmente può entrare in circolo nel nostro organismo una volta respirato arrivando anche nel cervello e provocando danni neurologici o disturbi cognitivi nei bambini. Un altro filone di ricerca è poi quello che riguarda la salute riproduttiva delle donne. Le mamme che durante la gravidanza vivono vicino a strade ad alto traffico possono avere bambini con un peso più basso alla nascita o possono avere nascite pre-termine.

Dallo studio Viias del Ministero della Salute è emerso inoltre come ogni anno 33 mila decessi siano attribuiti al PM 2,5 di cui i 2/3 nel nord dell’Italia. La Pianura Padana ha infatti, delle condizioni meteorologiche particolari: poco vento, poca dispersione degli inquinanti che non fanno spostare le sostanze tossiche provocando un danno rilevante per la salute delle persone.

Quali accorgimenti possiamo seguire per ridurre gli effetti di queste sostanze tossiche sul nostro organismo?

A livello individuale l’unica cosa da fare è cercare di ridurre l’uso delle auto private. Il traffico stradale sicuramente è al primo posto per il contributo all’inquinamento atmosferico, quindi bisognerebbe cercare di lasciare la macchina il più possibile a casa e muoversi in modo alternativo.

Dovendo invece comprare una macchina non cercherei più un diesel.

Dovremmo avere più a cuore la salute di anziani e bambini, più esposti agli effetti nocivi dell’inquinamento e cercare di migliorare l’aria che respiriamo nelle nostre città. C’è bisogno che le amministrazioni mettano a disposizione dei mezzi alternativi per muoversi.

Il singolo individuo cosa può fare?

Un bambino con l’asma, ad esempio, quando il PM 2,5 è 80 microgrammi al metro cubo, come in questi giorni in Lombardia e Piemonte, sicuramente sta meglio in casa che fuori.
Lo stesso dicasi per una persona con problemi cardiovascolari o respiratori.
Per il resto c’è il grande tema del riscaldamento a biomasse: se una persona decide o ha già un impianto a biomasse, deve cercare almeno di curarne la manutenzione e utilizzare, ad esempio, un pellet di buona qualità.

Qual è in generale la situazione dell’Italia rispetto alle altre nazioni europee?

Ci sono tante difficoltà tecniche, ma nei fatti non ci sono, soprattutto nelle grandi città, dei piani di mobilità alternativa.  Nelle nazioni del nord  si sta abbandonando l’uso della macchina privata, da noi invece non è cosi facile.

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