LOsviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili rappresenta uno strumento chiave per rendere protagonisti gli utenti finali e promuovere i bisogni ambientali e sociali delle realtà locali. Questo obiettivo si può realizzare attraverso la valorizzazione delle risorse patrimoniali a disposizione e con uno sforzo organizzativo soprattutto da parte di tutti gli attori (cittadini, amministrazioni, imprese). Si tratta di un percorso virtuoso che deve porsi come prima ambizione quella di definire gli impatti sulla società, nel suo complesso, e sulle attese di un’economia sostenibile legata ai territori.

Se ne è parlato il 15 dicembre al convegno Community Energy Map. Una mappatura ragionata delle Comunità energetiche italiane, promosso da Luiss Business School e Rse – Ricerca sul sistema energetico. L’evento, nel corso del quale è stata presentata la pubblicazione sul progetto realizzato dalle due realtà, si è svolto in concomitanza con l’entrata in vigore della normativa di attuazione (Dlgs 8 novembre 2021, n. 199) della direttiva 2018/2001 del Parlamento europeo (Red II) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

comunità energetiche

Fontana (Mite): “Comunità energetiche sono strumento per calmierare le bollette ”

Le comunità energetiche rappresentano il nuovo modello di organizzazione sociale così come auspicato dalla transizione ecologica. Lo ha evidenziato la sottosegretaria al ministero per la Transizione ecologica, Ilaria Fontana, intervenuta al convegno con un videomessaggio, sottolineando: “Sono una vera e propria scuola per dare centralità ai territori e alle comunità, in una simbiosi tra imprese e cittadini”.

Sul recepimento anticipato della direttiva europea Red II nel contesto normativo nazionale, la sottosegretaria Fontana ha commentato: “Il lavoro è stato propositivo e costruttivo, abbiamo dato il via al percorso che porta alle comunità energetiche. La norma c’è, ora dobbiamo confrontarci per capire come migliorarla, renderla più efficace ed efficiente nel dialogo tra Governo, operatori e professionisti che si mettono a disposizione”.

L’autoproduzione e la distribuzione di energia rappresenta la chiave dello sviluppo sostenibile, circolare, etico e sociale a livello locale: “Le comunità energetiche sono lo strumento per calmierare i costi delle bollette, dove il cittadino diventa parte attiva del processo decisionale per la propria comunità”, ha spiegato la sottosegretaria Fontana.

Percorsi di accreditamento e recepimento della direttiva Red II

In merito ai primi percorsi di accreditamento è intervenuto l’amministratore unico del Gse, Andrea Ripa di Meana: “Il numero delle istanze sin qui presentate per la qualifica all’esercizio sperimentale, non è stato superiore alle aspettative. Ne sono arrivate diciannove, di cui dodici per gruppi di autoconsumatori e sette per comunità vere e proprie, tutte centrate su impianti fotovoltaici”. Di queste istanze, cinque sono localizzate in Piemonte, cinque in Lombardia, tre in Veneto e, per la restante parte, nessuna è pervenuta dalle regioni del Centro-sud.

Secondo Ripa di Meana, questa limitata partecipazione alla catena di qualificazione, contrattualizzazione e richiesta di incentivazione sarebbe dovuta ai limiti nella costituzione delle comunità energetiche i cui criteri ammissibili previgenti (perimetro, potenza massima, strumenti operativi) sono risultati superati con l’entrata in vigore della Red II.

In termini di sviluppo futuro, Ripa di Meana ha affermato che sarebbe auspicabile contare nel prossimo decennio su 2 GW di installazione di nuove rinnovabili centrate sulle comunità, oltre a 5 GW “in presenza di un trend di sviluppo simile a quello degli anni scorsi, proveniente da meccanismi come lo scambio sul posto”, ha annunciato.

Comunità energetiche: modelli e casi di studio

Community Energy Map

All’evento è stata presentata la mappatura delle iniziative attive e in fase di sviluppo in Italia, una ricognizione il cui scopo è quello di studiare le esperienze che meglio rispondono agli obiettivi di coinvolgimento degli utenti finali sui territori. Come è stato spiegato dai promotori della ricerca, l’ambizione del progetto è quello di traguardare tali modelli organizzativi e applicarli al nuovo quadro legislativo e regolatorio. Ovvero, renderli coerenti con i contributi che provengono da piani e programmi specifici, come il Pnrr e altre politiche di sviluppo promosse a livello europeo.

L’attività di ricerca si è dunque concentrata sull’analisi e sulla clusterizzazione di 58 iniziative di Comunità energetiche rinnovabili con un focus centrato su 9 casi di studio.

  1. Ferla, in Sicilia, rappresenta le potenzialità di un modello a regia pubblica che punta sul coinvolgimento di esperti accademici nello sviluppo locale di una Cer.
  2. Kennedy Energia Srl, il caso-studio più pionieristico, illustra alcune caratteristiche diventate poi prodromiche nel modello di comunità energetica, descrivendo il caso virtuoso del comune lombardo di Inzago che fa leva sull’utilizzo di impianti fotovoltaici installati sugli edifici pubblici.
  3. Magliano Alpi, in Piemonte, introduce le attività dell’energy center del politecnico di Torino e rappresenta il primo caso di Cer sviluppata in seguito alla legge 8/2020, beneficiando del rapporto tra un attore pubblico, come stakeholder promotore, e un gruppo di lavoro proveniente dal mondo della ricerca scientifica.
  4. Geco (Green Energy COmmunity) è il progetto pilota, localizzato nel quartiere Pilastro-Roveri di Bologna, che descrive uno dei primi tentativi di comunità energetica in un quadrante urbano, frutto della collaborazione inter-istituzionale fra più attori.
  5. La comunità energetica e solidale di Napoli Est, a San Giovanni a Teduccio, illustra il processo virtuoso di community-engagement e sensibilizzazione ai temi energetici in un quartiere fragile dal punto di vista socio-economico.
  6. La comunità energetica e alpina di Tirano, in Lombardia, descrive le implementazioni verso l’autoproduzione e l’autoconsumo in un Comune montano che può già beneficiare di un innovativo impianto di teleriscaldamento.

Il cluster dei community energy builder approfondisce poi ulteriori tre casi:

  1. il progetto embrionale di Biccari, in Puglia, che ha beneficiato del supporto tecnico-operativo di un fornitore cooperativo nazionale di energia elettrica rinnovabile (ènostra) per sviluppare un progetto di autoconsumo e contrasto alla povertà energetica;
  2. il progetto del Condominio agricolo di Ragusa, in Sicilia, finalizzato alla condivisione virtuale dei consumi d’energia e alla redistribuzione degli utili fra una comunità di investitori afferenti al mondo agricolo;
  3. il progetto Recocer, per la Comunità collinare del Friuli, descrive infine le attività di supporto tecnico-scientifico fornite dall’energy center del politecnico di Torino.
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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.