In occasione della conferenza di presentazione del XV Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG, è emersa un’attenzione del settore wine sull’aspetto della sostenibilità ambientale.

Vediamo con Sandro Cavicchioli del Comitato tecnico del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena e Albino Armani Presidente del Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie, come due realtà diverse scelgono quale approccio adottare per avviare un processo di conversione green.

I tre pilastri della sostenibilità per il Consorzio Lambrusco

Il modello di sostenibilità del consorzio emiliano, secondo le parole di Sandro Cavicchioli del Comitato tecnico del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, è basato su tre pilastri: ambientale, sociale ed economico. “I distributori, in particolare quelli esteri, vogliono sapere in che contesto socio-economico opera l’azienda con cui hanno a che fare”, spiega l’enologo.

La sostenibilità nella viticoltura, prosegue Cavicchioli, “non è solo uno strumento di valorizzazione della produzione agro-industriale, ma è un atto di lealtà e di trasparenza nei confronti del consumatore”. Per ottenere questo risultato le certificazioni vitivinicole svolgono un ruolo centrale tutelando “il territorio, l’ambiente e soprattutto l’uomo che ci abita e ci lavora”.

Rispetto all’ambiente da non sottovalutare gli aspetti legati all’uso non controllato di fitofarmaci e anti-parassitari nelle colture.

Il prezzo della sostenibilità? “Sicuramente non è gratis – ha spiegato l’enologo – ma ci sono dei costi che sono assorbibili dalla filiera”. Anzi, “in alcuni casi agire a favore dell’ambiente rappresenta un risparmio, come nel caso del diserbo meccanico, a costo praticamente zero, rispetto diserbanti invasivi e dal prezzo elevato”.

Attenzione anche all’uso e alla gestione dell’acqua nell’attività vinicola, “nonostante non ci siano problemi di scarsità nella nostra area territoriale, monitoriamo sia l’impronta idrica che la qualità di questa risorsa, mantenendo attenzione alla biodiversità del territorio”. L’approccio è di migliorare sempre i parametri anche grazie all’utilizzo di specifici indicatori. 

La sostenibilità dietro la nuova denominazione Pinot Grigio nel Triveneto

Il Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie nasce un anno e mezzo fa unendo 20 denominazioni di Pinot Grigio e registrandone, a tutti gli effetti, una nuova.

Serviva un ente di certificazione dedicato – commenta Albino Armani Presidente del Consorzio ce n’erano quattro disponibili, ma abbiamo scelto di crearne uno nuovo: la ‘Triveneta Certificazioni’. In questo modo le aziende del consorzio sono portate a lavorare in collaborazione tra loro”.

Il nuovo consorzio racchiude un territorio vastissimo che non rende facile coordinarne le attività. E’ proprio questo, secondo Armani, ”il compito più importante: capire quali sono i minimi comuni denominatori per i territori”. I primi progetti si auspica partiranno a giugno/luglio.

Sulla sostenibilità in particolare, “ognuna delle 20 denominazioni esistenti nell’area ha un proprio approccio. Sarebbe arrogante se il Consorzio si sovrapponesse alle politiche ambientali delle singole realtà. Vogliamo prenderci il diritto di delineare regole comuni, mettendoci in ascolto, così che tutte le parti possano proporre la propria soluzione. Noi richiediamo che sia attuabile, con obiettivi realistici, non utopici”.

Rispetto alle emissioni di CO2, l’approccio è ridurre l’impatto dei veicoli di lavoro nelle colture, principale fonte di inquinamento vinicola del comparto, ad esempio riducendo la potenza dei mezzi utilizzati.

Anche un’attenzione all’utilizzo dell’acqua è presa in considerazione dal Consorzio. La priorità è “eliminare le vecchie irrigazioni a scorrimento, molto dispendiose, che in Veneto ancora si vedono”. Mentre sull’energia, “al contrario di quello che si pensi è altrettanto richiesta nelle cantine di oggi, sempre più moderne ed energivore”.

Una visione quella di Armani che non esclude “anche il consumo dei suoli e la presenza di metalli pesanti”.

La sostenibilità per il Consorzio ha infine anche un aspetto antropologico: “Bisogna quindi prendere in considerazione l’impatto sul paesaggio dei vitigni e dell’agricoltura e l’utilizzo delle colline”.

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Francesco Andreoli
Laureato in economia internazionale e con un master in Management dell’energia e dell’ambiente, ho poi iniziato l’avventura in Gruppo Italia Energia, in cui ho collaborato con Canale Energia da ottobre 2017 a giugno 2018, dove ho potuto soddisfare la mia passione per il mondo dell’energia e dell’informazione. Ora lavoro nell’ufficio comunicazione alla Antonio Carraro, azienda di Padova produttore di trattori per l’agricoltura.