Quando si acquista un cellulare spesso si pensa unicamente alle sue funzionalità: connessione veloce a internet, invio di e-mail, programmi per comunicare con parenti e amici o per scattare fotografie in modo da arricchire il proprio diario di viaggio “elettronico”. Non si riflette, però, sulle ripercussioni che la catena di approvvigionamento e di produzione delle batterie degli smartphone hanno su salute, ambiente e occupazione. E, talvolta con troppa leggerezza, non ci si impegna a riciclare questi dispositivi che, seppur giunti a fine vita, possono trasformarsi in vere e proprie risorse.

Non solo, su queste batterie sono installate anche in tanti altri dispositivi – come tablet, fotocamere e pc portatili – e la domanda di litio, che dal 1991 ad oggi è cresciuta notevolmente, è destinata ad aumentare. Ma come sono fatte queste batterie? E, soprattutto, da dove arrivano le materie prime che le compongono?
Lo studio di Esri monitora la catena di approvvigionamento e produzione delle batterie
Uno studio di Esri mostra l’evoluzione della catena di approvvigionamento e di produzione delle batterie agli ioni di litio, teatro di azione di molte ed eterogenee compagnie.
Le 3 materie prime
Le batterie sono composte da 3 componenti principali: cobalto per gli elettrodi positivi (o catodi); grafite per gli elettrodi negativi (o anodi); litio per gli elettroliti. La maggior parte di queste materie prime provengono da aree specifiche del globo.
COBALTO

Nel Paese le condizioni di lavoro sono molto difficili: l’inalazione delle microparticelle durante l’estrazione del cobalto lede le vie respiratorie e i lavoratori del posto sono sottoposti a lunghe ore di lavoro per paghe spesso esigue. Amnesty International ha anche rilevato la presenza di lavoro minorile: i bambini hanno spesso il compito di trasportare sacchi pesanti di cobalto, tra 20-40 kg, per 12 ore al giorno.
GRAFITE

Anche qui sono stati rilevati problemi di salute per i lavoratori e ripercussioni negative sull’ambiente: la polvere di grafite può essere trasportata dal vento per centinaia di km, inquinando l’aria o l’acqua, e causando malattie respiratorie per coloro che la inalano.
LITIO

Un grosso problema nel recupero di questo materiale riguarda il consumo di acqua: la raffinazione del litio consuma oltre 500.000 galloni d’acqua per tonnellata.
La chiusura della catena di approvvigionamento e produzione
Una volta che cobalto, grafite e litio sono trasformati in catodi, anodi e elettroliti, le compagnie vendono i loro prodotti ai produttori di batterie che hanno sede soprattutto in Cina, Giappone e Corea, pari all’85% della capacità di produzione globale. Quattro dei più grandi produttori di batterie ricaricabili – Panasonic, Samsung SDI, LG Chem e Amperex Technology Limited – hanno impianti in Cina e producono oltre il 60% delle batterie ricaricabili del mondo che vengono poi montate nei prodotti di: Apple, LG, Samsung, Microsoft, Lenovo, Huawei e Sony.
Tutto questo percorso richiama il cosiddetto effetto farfalla: un piccolo gesto in una parte del mondo può generare nel lungo termine un “uragano” dall’altra parte del pianeta.
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