

Proprio la grande diffusione di impianti di cogenerazione sul territorio ha dato l’imput per la realizzazione del progetto, come spiega a Canaleenergia il professor Baratieri. “Ci siamo subito accorti che l’alto Adige era una sorta un laboratorio a cielo aperto nel senso che molti imprenditori avevano investito e avevano creduto nella gassificazione di biomasse e quindi abbiamo preso spunto per lanciare un’iniziativa progettuale volta a monitorare gli impianti in scala reale e a valutare le loro prestazioni in condizioni di esercizio”, sottolinea Baratieri.
Secondo lo studio i vantaggi legati a impianti di piccola scala si tradurrebbero in un rendimento elettrico molto più alto che raggiunge e spesso supera il 20% rispetto al 10% degli impianti tradizionali a combustione. “Una caratteristica intrinseca della tecnologia di gassificazione è quella di rendere bene nelle piccole scale – sottolinea Baratieri – riuscendo a convertire biomasse solide in energia elettrica con efficienze molto elevate se si effettua un confronto con impianti della stessa taglia basati sulla combustione tradizionale con ciclo a vapore. In piu in un territorio come il nostro, di piccole dimensioni, in cui i centri abitati non sono molto popolosi a parte le città principali, è stato molto interessante analizzare delle tecnologie di piccola scala che possono favorire il decentramento della produzione di energia”.

La produzione di energia tramite impianti di cogenerazione da biomassa presenta però anche alcuni svantaggi come la formazione, durante il processo di gassificazione, di sostanze di scarto come catrami (tar) e un residuo carbonioso simile simile alla carbonella (char). Su queste criticità si sta concentrando, però, il follow up del progetto.
“i residui alla fine del processo non sono una semplice cenere come quella delle caldaie, ma sono una cenere nera che contiene una specie di carbonella detta char con il 70-80% di carbonio – spiega Baratieri – I possibili utilizzi di questo prodotto sono i più semplici: può essere impiegato come un combustibile ma, in particolare, un utilizzo ritenuto molto interessante è la possiblità di sfruttarlo come un filtro analogamente a quanto avviene per i carboni attivi. Noi stiamo valutando nel follow up del progetto la possibilità di utilizzarlo come filtro catalittico per abbattere i tar e quindi depurare il gas di sintesi. Sostenzialmente si prende un materiale di scarto dal gassificatore, questa carbonella che comunque dovrei eliminare, e se ne ottiene una risorsa, perchè ne faccio un filtro con il quale elimino l’altro problema, ovvero il tar” .
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