Più ombre che luci nello scenario attuale della sostenibilità italiana. È quanto emerge dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata all’apertura dei decimi Stati Generali della Green Economy in corso a Rimini nell’ambito di Ecomondo (IEG). Promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Commissione Europea e del MIMIT, il rapporto traccia un bilancio critico sulla velocità della transizione ecologica del Paese, confermando l’Italia come uno degli “hot spot” europei più direttamente colpiti dalla crisi climatica.
«A livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla green economy», ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile. «Come evidenzia l’ultimo rapporto delle agenzie ONU, la transizione ecologica è ormai una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica dei Paesi. In Italia la situazione resta complessivamente critica, con alcuni limitati segnali positivi ma accompagnata da una crescente sensibilità green da parte di cittadini e imprese».
Emergenza climatica ed emissioni di gas serra
La vulnerabilità geografica dell’Italia si fa sempre più evidente. Negli ultimi 50 anni la temperatura media nazionale è aumentata di oltre 2°C, superando di gran lunga la media globale. L’estate 2026 è stata segnata da allerte prolungate per la salute in numerosi centri urbani, mentre nel 2025 si sono registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi.
Sul fronte del contrasto ai cambiamenti climatici, gli impegni restano insufficienti rispetto agli obiettivi recepiti dal PNIEC al 2030. Nel 2025 le emissioni di gas serra hanno registrato un incremento, seguito da una contrazione minima nel 2026. Per centrare i target europei, il Paese dovrebbe raddoppiare il ritmo di decarbonizzazione, passando dai 7 Mton annui tagliati nel decennio 2015-2024 a un calo costante di 14 Mton all’anno a partire dal 2026.
Fonti rinnovabili e dipendenza energetica
I ritardi nell’installazione di nuova capacità pulita rallentano la decarbonizzazione del mix energetico nazionale. Nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 47% della produzione elettrica (a fronte del target del 70% al 2030), il 20% nei consumi di riscaldamento/raffrescamento (obiettivo: 35,9%) e appena il 10% nei trasporti (target: 34,2%).
Con 7,2 GW di nuova potenza installata nel 2025, l’Italia resta indietro rispetto a competitor europei come Germania (23,3 GW) e Spagna (10,8 GW); per raggiungere la quota del 39,4% sul totale dell’energia consumata al 2030 occorrerà accelerare a una media di almeno 10 GW all’anno. Questa lentezza mantiene il Paese in una condizione di elevata vulnerabilità estera, con un tasso di dipendenza energetica dall’estero del 74% (contro il 57% della media UE).
Economia circolare ed emergenza idrica: le due facce della medaglia
L’economia circolare si conferma il vero fiore all’occhiello del tessuto produttivo italiano:
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Riciclo rifiuti: Nel 2022 l’Italia ha riciclato l’86% dei rifiuti totali (rispetto al 41% della media UE) e nel 2025 ha raggiunto il 77,3% nei rifiuti d’imballaggio.
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Produttività delle risorse: Nel 2025 l’Italia ha generato 4,6 € di PIL per ogni kg di risorsa utilizzata, superando Germania (3,9 €/kg) e Francia (3,8 €/kg).
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Tasso di utilizzo circolare di materia: Pari al 21,6% (contro il 12,2% UE).
Sul versante opposto, la gestione delle risorse idriche evidenzia una forte criticità. L’Italia è il primo consumatore europeo di acqua per uso civile e industriale e il secondo per usi agricoli. La disponibilità pro capite (2.260 m³ all’anno) è meno della metà della media europea, anche a causa del calo del 20% storicamente causato dai cambiamenti climatici. A ciò si aggiungono le inefficienze infrastrutturali: la rete idrica nazionale disperde oltre il 40% dell’acqua immessa, mentre il riutilizzo delle acque depurate si attesta solo al 4%, a fronte di un potenziale stimato da ENEA fino al 23%.
Mobilità sostenibile, agricoltura e il ruolo delle città
Nel settore dei trasporti privati si osserva un’accelerazione della transizione. Nel primo semestre del 2026 le immatricolazioni di auto elettrificate hanno raggiunto il 17,4% del totale (8,4% elettriche a batteria, 9% ibride plug-in), mentre l’insieme delle ibride sfiora il 49,7%. Contestualmente calano benzina (19,7%) e diesel (6,8%). Tuttavia, il settore del trasporto pubblico locale soffre per il calo dei finanziamenti: il Fondo Nazionale Trasporti ha subito una contrazione reale del 13,5% nel 2025 rispetto al 2015.
In ambito agricolo, il 2025 ha registrato la prima frenata per l’agricoltura biologica dopo un decennio di espansione, con una contrazione della superficie coltivata del -5,4% (sebbene Sicilia e Puglia confermino il primato per densità). Cresce invece la rilevanza economica della DOP economy, il cui valore ha raggiunto i 20,7 miliardi di euro.
Infine, le città si confermano i laboratori più dinamici per l’adattamento ecologico. Grazie all’impulso del PNRR, molti comuni hanno avviato la realizzazione di rifugi climatici e l’adozione di strategie per l’azzeramento delle isole di calore, promuovendo il modello delle “città spugna” attraverso la de-impermeabilizzazione dei suoli e l’accumulo delle acque piovane per la gestione dei periodi di siccità.
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