L’Italia dei rifiuti viaggia a due velocità e, soprattutto, continua a far viaggiare la spazzatura da una parte all’altra della Penisola. Nel 2024 sono state ben 4,2 le milioni di tonnellate di rifiuti urbani trattate in regioni diverse da quelle di produzione, con un flusso costante che si muove dal Centro-Sud verso gli impianti del Nord. Una mobilità forzata che costa cara all’ambiente e al portafoglio dei cittadini, ma che dimostra soprattutto un deficit strutturale e una dislocazione degli impianti ancora fortemente squilibrata.
È il quadro dettagliato che emerge dalla settima edizione dello studio “Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035”, presentato da Utilitalia e basato sugli ultimi dati ISPRA relativi al 2024.
La fotografia del Paese: la frattura Nord-Sud
Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani ha sfiorato le 30 milioni di tonnellate (+2,3% sul 2023), con una media pro-capite di 507,9 kg. Se le regioni del Nord riescono già oggi quasi a traguardare gli obiettivi europei al 2035 (grazie a un’adeguata dotazione sia per il riciclo sia per il recupero energetico), il Centro e il Sud restano in forte affanno.
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Il Centro ha dovuto esportare il 14% della propria produzione (880 mila tonnellate), nonostante faccia già un ricorso elevatissimo alla discarica.
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Il Sud peninsulare ha inviato altrove 1,74 milioni di tonnellate (pari al 29% della propria produzione).
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Frazione organica: delle 7,66 milioni di tonnellate di umido raccolte, ben 1,46 milioni hanno dovuto viaggiare per essere trattate; di queste, 1,11 milioni sono migrate direttamente dal Centro-Sud verso i poli di trattamento del Nord.
Come sottolinea Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia: “I territori che registrano le percentuali più alte di raccolta differenziata sono proprio quelli in cui è presente il maggior numero di impianti. Una corretta raccolta differenziata a monte deve essere sostenuta da un adeguato numero di impianti di riciclo e di recupero energetico a valle, indispensabili per l’economia circolare.”
Il costo di una logistica inefficiente: CO2 e stangata Tari
Il “turismo dei rifiuti” non è un problema astratto, ma un costo diretto in termini ecologici ed economici. Per spostare queste 4,2 milioni di tonnellate lungo l’Italia sono stati necessari 176 mila viaggi in camion, equivalenti a 124 milioni di chilometri percorsi.
Le conseguenze dirette comprendono:
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Danno ambientale: oltre 65.000 tonnellate di CO2 immesse in atmosfera.
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Impatto economico: un extra-costo di 75 milioni di euro sulla Tari, pagato per il 90% proprio dai cittadini delle regioni del Centro-Sud, dove il servizio registra le criticità maggiori.
Verso i target UE al 2035: a che punto siamo?
Gli obiettivi definiti dall’Unione Europea per il 2035 impongono di raggiungere almeno il 65% di riciclaggio effettivo e di abbattere il ricorso alla discarica sotto al 10%. Ad oggi l’Italia viaggia rispettivamente al 52,3% sul fronte del riciclo e al 14,8% nello smaltimento in discarica (con 4,4 milioni di tonnellate ancora interrate).
| Indicatore | Situazione Italia (Dati 2024) | Target UE 2035 |
| Riciclaggio Effettivo | 52,3% | ≥ 65% |
| Conferimento in Discarica | 14,8% | ≤ 10% |
Discariche in esaurimento e prospettive future
Il quadro è reso ancora più urgente dal conto alla rovescia sulle discariche attive: alla Sicilia resta circa un solo anno di autonomia residua, alla Sardegna 2-3 anni, al Centro 3-4 anni, al Nord 4-5 anni e al Sud peninsulare 7-8 anni.
Se sul fronte dell’organico la rotta sembra invertita — con 22 nuovi impianti di digestione anaerobica entrati in funzione o in arrivo a breve anche grazie alle risorse del PNRR —, la vera partita aperta riguarda il recupero energetico del non riciclabile. Per soddisfare i parametri europei manca una capacità di circa 2,7 milioni di tonnellate; un divario che potrebbe tuttavia dimezzarsi con l’entrata a regime del termovalorizzatore di Roma Capitale e dei due impianti programmati in Sicilia.
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