Ecobuddy, MIRRIAH e BATx: anatomia di tre innovazioni climatiche

Fra le soluzioni riunite a Roma per Youth4Climate, le storie di Ecobuddy, MIRRIAH e BATx meritano di essere lette l’una accanto all’altra; benché provengano da geografie diverse, hanno in comune più che l’innovazione, sicuramente degna di nota, l’altruismo e lo sforzo per cercare di decarbonizzare. L’appuntamento ora mai annuale misura una rete di 200 progetti sostenuti in 69 Paesi dal 2023, cinquanta dei quali selezionati nel 2026. Tra questi, Canale Energia ha selezionato tre storie diverse da tre parti diverse del mondo, per raccontarvi come lo sforzo verso la lotta al cambiamento climatico non parta solamente dai vari politburjo, ma è sostenuto da giovani realtà che nascono ogni anno e si uniscono sotto l’ala dello UNDP per cercare di arginare la pericolosa tendenza del cambiamento climatico.

Le tre realtà che abbiamo deciso di approfondire sono quella di MIRRIAH, che figura tra le vincitrici della Call for Solutions 2026; BATx, che fu selezionata nel 2023 ed è tornata quest’anno nella sezione dedicata agli alumni ed infine Ecobuddy, il marchio industriale della cooperativa sociale Ecos-Med che è stato scelto nell’ambito dell’Italian Innovation Challenge.

Partendo dall’ultima, la realtà italiana nasce a Roccavaldina, nel Messinese, dove il Polo olivettiano occupa oltre mille metri quadrati di un’ex area artigianale e ospita la Fabbrica ecobuddy. Qui le trebbie del Birrificio Messina — con sansa, residui degli agrumi e silverskin del caffè — diventano filler di biocompositi, miscelati con biopolimeri e compatibilizzanti biodegradabili. L’innovazione principale, oltre che nel processo di riciclo, sta nell’aver riunito ricerca, produzione e occupazione all’interno del territorio, andando quindi a creare un’economia circolare green che sdogana la tradizionale immagine vilipesa dello “scarto”, dandogli nuova vita e nuova utilità. Il progetto LIFE RESTART dell’azienda dispone di 2,95 milioni di euro cofinanziati al 60 per cento dall’Unione europea che convergono verso obiettivi ambiziosi come il recupero del 75% delle trebbie e altrettanta acqua di processo, la riduzione del 15% dei polimeri fossili e del 35% dei biopolimeri vergini, sino alla sostituzione di 300 tonnellate di plastica fossile. Marco Giunta di EcosMed, nell’intervista rilasciata ai nostri microfoni ci ha fornito qualche dato pratico, infatti <>. Proprio come per le altre realtà che vedremo a breve, il vero valore aggiunto è lo scale-up industriale, Ecobuddy grazie a un modello di welfare comunitario va ad intersecarsi con il tessuto socioeconomico del territorio stesso, garantendo gli effetti positivi del proprio operato direttamente alla comunità locale.

Se Ecobuddy converte un residuo in materia, sull’altra sponda del Mediterraneo MIRRIAH prova a convertire una spesa ricorrente, come il costo dei carburanti per l’irrigazione, in capitale. Fondata nel 2020 dall’ingegnera rurale marocchina Nidal Tafah con Said El Hafidi, la start-up fornisce sistemi modulari che abbinano pompaggio fotovoltaico e irrigazione a goccia fuori rete, sostituendo le pompe a butano o diesel dei piccoli agricoltori. La peculiarità non è il pannello solare in sé o la tecnologia ormai matura, bensì il modello Pay-As-You-Grow, che permette a tutte le piccole realtà non solo di risparmiare denaro, ma anche di inquinare di meno. Il modello funziona sulla base di rate distribuite fra tre e dodici mesi, senza credito bancario, pagate con il denaro prima assorbito dal combustibile che sarebbe dovuto essere stato utilizzato il cui costo andrà a coprire l’acquisto del sistema andando ad esaurirsi fino al saldo. L’investimento a costo zero, secondo le parole di Tafah, può fornire un sistema d’irrigazione che rimane nella proprietà dell’agricoltore con una vita stimata fino ad oltre 15 anni. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è quello di garantire libertà energetica a piccole realtà locali senza la necessità di una spesa aggiuntiva oltre a quella che sarebbe comunque stata effettuata per il combustibile. MIRRIAH dichiara oltre 800 famiglie agricole raggiunte con 9,6 milioni di metri cubi d’acqua risparmiati, 1.300 ettari coperti, 50 mila tonnellate di cibo prodotte, 150 lavori green e trenta cooperative femminili sostenute, tutto ciò solo in Marocco. Questi dati sono stime dell’impresa, non ancora sottoposte a verifica indipendente, e vanno lette come tali, ma il fatto che il progetto sia tra i 50 selezionati su oltre 3000 candidati al programma Youth4Climate può essere di per sé una garanzia di validità della start-up.

La terza ed ultima realtà porta il nome di Pablo Castellanos Ramelli, che in Katanzama, nella Sierra Nevada de Santa Marta colombiana da vita a BATx, una start-up con un’idea tanto semplice quanto geniale. BATx diagnostica le batterie agli ioni di litio dismesse dalla mobilità elettrica, principalmente dei bus, ne seleziona i moduli ancora affidabili e li ricompone in sistemi di accumulo per pannelli fotovoltaici. Il sistema va a sfruttare la capacità residua di accumulo, non sufficiente per i volumi dei veicoli ma ancora longeva per quella dei pannelli, che altrimenti andrebbe perduta. Grazie al progetto premiato da Youth4Climate nel 2023, nella comunità indigena Arhuaco sono stati installati tre sistemi per complessivi 40 kWh di accumulo: 24 kWh nella scuola, quattro nel presidio sanitario e dodici nel centro comunitario. Il rapporto UNDP 2026 indica 150 residenti serviti; calcola inoltre 2,2 MWh di energia di fabbricazione risparmiata rispetto a batterie nuove, 308 chilogrammi di rifiuti pericolosi recuperati e sette tonnellate di CO₂ evitate. Anche questo progetto, come i due precedenti mostra per ora un esito circoscritto ma non esiguo, soprattutto vedendo le ambizioni di Pablo, che guardando verso il futuro ci ha detto che vede BATx arrivare ad essere <>. La forza dell’idea di Pablo risiede nell’aver trovato con un unico sistema la soluzione a due problemi, quello del riciclo e quello della reperibilità (oltre che del costo) delle batterie al litio, senza andarci a dimenticare, anche in questo caso, l’inerzia positiva che il progetto porta alla comunità, sia in termini di economia circolare che in materia di accesso all’energia di comunità spesso lontane da infrastrutture che possano garantire una continuità di fornitura.

Considerati insieme, i tre progetti ridimensionano il feticcio dell’invenzione solitaria, della “svolta” trovata dal genio innovatore, sono idee concrete, scalabili e che aiutano le proprie comunità; sono tre mattoni che si vanno ad unire ad un muro che dobbiamo necessariamente erigere a livello globale al fine di arginare il cambiamento climatico. Tutte e tre queste realtà ci insegnano anche che la decarbonizzazione può avvenire non solo in ambiti diversi, agricoltura, trasporti, riciclo, ma anche che può avvenire in ogni fase di questi ambiti; la bellezza di questi progetti è proprio la diversità, raccontati uno accanto all’altro possono far rendere conto voi lettori, ma anche noi addetti, della portata che le nostre scelte quotidiane hanno sull’inquinamento prodotto globalmente. Ecobuddy interviene sulla materia e sulla destinazione del valore; MIRRIAH sull’accessibilità economica e sulla funzione d’uso a lungo termine; BATx sul tempo utile degli oggetti e sull’autonomia di chi li adopera. Alla fine conterà che a Roccavaldina la linea trovi acquirenti, che una pompa d’irrigazione marocchina possa funzionare senza combustione, o che a Katanzama le batterie riciclate continuino ad alimentare le scuole; per far si che ciò avvenga è bene parlare di queste realtà affinché si inizi a notare l’importanza di ogni mattone per la costruzione di questo bastione che, deve essere per forza di cose, abbastanza solido da proteggerci dai risultati delle nostre scelte.


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Yan Cavalluzzi
Analista di difesa e sicurezza internazionale, ha una Laure Magistrale in Relazioni internazionali con major in security presso l'università LUISS Guido Carli di Roma, ed un MA in intelligence and International Security ottenuto presso il dipartimento di War Studies del King's College di Londra. Ha collaborato con la Marina Militare italiana nel ruolo di Political Advisor (POLAD) nell'ambito dell'esercitazione militare Mare Aperto 2022, ha inoltre collaborato con BizGees un team di professionisti che sostiene imprenditori e comunità di rifugiati a livello globale. Infine è stato analista per NCT Consultants, una società di consulenza, addestramento e networking attiva nel campo delle minacce non convenzionali, in particolare nei settori CBRN, EOD, C-IED e HAZMAT e main editor della rivista CBNW Magazine. Ha alle spalle alcune pubblicazioni presso prestigiosi enti nazionali ed internazionali come Rivista Aeronautica e il CSDS, trattando temi come le nuove frontiere della sicurezza artica e l'utilizzo di UAV in scenari bellici.