A che punto è la transizione in Italia?

Bilancio in peggioramento, l'Italia scivola verso il 2030: il rapporto di Ecco

Il percorso del nostro Paese verso gli obiettivi climatici fissati per il 2030 attraversa una fase di profonda criticità, delineata senza filtri dal progress report del think tank per il clima Ecco, A che punto è la transizione in Italia? Con l’avvicinarsi della scadenza decennale, il giudizio complessivo sull’avanzamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima si attesta ad appena il 15%, segnando una flessione del 5% rispetto alla valutazione precedente. L’assenza di un cambio di passo deciso nelle politiche pubbliche e la persistenza di interventi emergenziali anziché strutturali allontanano il Paese dai target comunitari, esponendo il sistema economico e la finanza pubblica a conseguenze onerose.

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Il ritorno alla crescita delle emissioni

Le stime preliminari elaborate per il 2025 indicano un’inversione di tendenza preoccupante, con le emissioni nazionali di gas serra in aumento di circa 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente rispetto all’anno precedente. Il divario complessivo rispetto all’obiettivo fissato per il 2030 ammonta a circa 94 milioni di tonnellate. La situazione risulta particolarmente critica nei settori disciplinati dal regolamento europeo Effort Sharing (che esclude il mercato Ets e comprende trasporti, civile, piccola industria, agricoltura e rifiuti) dove la distanza dagli obiettivi vincolanti raggiunge circa 30 milioni di tonnellate.

Tra il 2021 e il 2030, il superamento cumulato dei tetti emissivi nei settori non coperti dall’Ets comporterà la necessità di ricorrere a meccanismi di flessibilità e all’acquisto di quote da altri Stati membri, con un esborso stimato tra i 3,8 e i 5,72 miliardi di euro, calcolato in base alle proiezioni sui prezzi del carbonio.

Governance climatica e finanza pubblica: la panoramica

Il quadro istituzionale e finanziario che dovrebbe abilitare la transizione mostra debolezze strutturali persistenti. Sul fronte della governance, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si avvia alla conclusione con meno della metà delle risorse destinate alla transizione effettivamente spese, lasciando aperte le criticità relative ai 15 miliardi non ancora spesi nella componente verde alla fine del 2025.

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Inoltre, la mancanza di una legge sul clima o di uno strumento normativo che conferisca al Pniec un valore giuridico attuativo rende la pianificazione priva di cogenza legislativa. Parallelamente, la strategia finanziaria dello Stato continua a mancare di coerenza. I proventi delle aste Ets derivanti dal periodo 2012-2024 sono stati destinati per appena il 9% a finalità climatiche, mentre la gestione dei sussidi ambientalmente dannosi evidenzia come i sussidi ai combustibili fossili rimangano stabili e privi di un effettivo calendario di rimozione.

La mobilità elettrica al palo e le difficoltà del settore civile

I comparti dei trasporti e degli edifici continuano a registrare i divari più ampi rispetto alla traiettoria del 2030. Nel settore dei trasporti, che genera oltre il 31% delle emissioni nazionali, le auto elettriche a batteria circolanti rappresentano appena un decimo dell’obiettivo stabilito per la fine del decennio.

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Dopo la conclusione degli incentivi dedicati a giugno 2026, le immatricolazioni sono tornate ai livelli tradizionali del 6%, evidenziando il divario rispetto ai principali mercati europei. Il pacchetto di incentivi pubblici si è rivelato frammentato e penalizzato da un approccio basato sulla neutralità tecnologica che disperde le risorse.

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Nel comparto civile, principale responsabile dei consumi energetici, le emissioni stimate per il 2025 registrano una crescita e la quota di energia da fonti rinnovabili nel riscaldamento rimane sostanzialmente stagnante attorno al 20%. Il dato è frenato dalla riduzione delle aliquote delle detrazioni fiscali e dai ritardi nel recepimento della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici.

Transizione: rinnovabili in crescita, colli di bottiglia autorizzativi e di rete

Il settore delle fonti rinnovabili rappresenta l’unica area in cui si registrano progressi tangibili, con 7 gigawatt installati nel 2025 e un’ulteriore espansione nei primi 8 mesi del 2026 che porta la potenza complessiva a 86,3 gigawatt. Ciononostante, il ritmo attuale risulta inferiore ai 10,8 gigawatt annui necessari per raggiungere i 131 gigawatt previsti dal Pniec al 2030.

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L’accelerazione incontra ostacoli significativi rappresentati dalla lentezza delle procedure autorizzative, dalla disomogeneità regionale nell’applicazione delle aree idonee e dalla saturazione delle reti di trasmissione, i cui tagli di produzione per congestione energetica sono raddoppiati in un solo anno.

A ciò si aggiunge l’incertezza generata da interventi normativi come la proroga del phase-out del carbone al 2038, che indeboliscono la credibilità degli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale.

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