La transizione energetica dell’industria non passa (soltanto) per i grandi parchi eolici o fotovoltaici fuori dai confini aziendali. Spesso, una parte cruciale della soluzione si trova già dentro i reparti produttivi: nel calore che viene disperso nell’aria, nell’energia autoprodotta e non sfruttata nel momento ideale, o in tecnologie spesso gestite come compartimenti stagni anziché come parti di un unico organismo vivente.
È partita da questa consapevolezza la seconda edizione di Renovis Vision 2050, l’evento promosso da Renovis presso la Tenuta Monticello a Pombia (Novara), che ha riunito oltre 70 professionisti in rappresentanza di circa 50 aziende dei settori industriale ed energetico, affiancati da partner e operatori specializzati.
L’obiettivo della giornata non era elencare l’ennesimo catalogo di tecnologie innovative, quanto piuttosto affrontare un nodo strategico e complesso: come ripensare radicalmente il modo in cui l’energia attraversa e alimenta uno stabilimento industriale.
Il primo “giacimento” è ciò che oggi disperdiamo
In uno scenario macroeconomico segnato dalla volatilità dei mercati energetici e dalle tensioni geopolitiche — analizzato in apertura da NUS Consulting Group — l’efficienza e l’elettrificazione assumono una valenza completamente nuova. La priorità non è più semplicemente acquistare o produrre energia a condizioni vantaggiose, ma recuperarla dove viene sprecata, trasformarla all’occorrenza e governarla in modo centralizzato.
Il potenziale inespresso risiede nell’efficientamento termico:
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Fumi, vapori, fluidi caldi e circuiti di raffreddamento sottraggono energia preziosa ai processi.
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Attraverso una mappatura energetica di stabilimento — punto cardine dell’approccio Renovis — è possibile individuare le esatte sorgenti e utenze, verificando temperature, fabbisogni e possibilità di recupero.
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La pompa di calore industriale smette di essere considerata un’alternativa isolata e diventa un vero e proprio moltiplicatore termico, capace di innalzare la temperatura di sorgenti altrimenti inutilizzabili e spingersi, in contesti specifici, fino alla produzione diretta di vapore.
Dalla quantità alla flessibilità: la rivoluzione dei BESS
Recuperare energia è solo metà dell’opera; l’altra metà consiste nel decidere quando utilizzarla. Ampio spazio è stato dedicato ai sistemi di accumulo elettrochimico (BESS) — grazie ai contributi di WHES, ORA Energy Solution, Maps Group e Renovis — evidenziando un cambio di paradigma fondamentale: il valore dell’energia per un’impresa non si misura più soltanto in base ai volumi consumati.
Oggi contano tre fattori determinanti:
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Il fattore temporale: quando viene consumata l’energia.
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La prevedibilità dei costi: quanto è possibile pianificare la spesa.
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La flessibilità: la capacità dello stabilimento di adattare i propri carichi.
In quest’ottica, l’accumulo supera la sua funzione puramente conservativa per trasformarsi in uno strumento dinamico di governo della rete interna. Affinché questo potenziale si traduca in valore economico concreto, servono però tre pilastri interconnessi: tecnologia adeguata, valorizzazione finanziaria e controllo in tempo reale tramite sistemi EMS (Energy Management System) capaci di orchestrare produzione, stoccaggio e consumo.
Lo stabilimento come un unico ecosistema
Il vero filo conduttore emerso dal confronto è il concetto di integrazione. Fotovoltaico, sistemi di accumulo, recupero termico, elettrificazione e piattaforme di gestione non devono più essere visti come progetti scollegati tra loro, ma come tessere di un’unica architettura sartoriale, cucita attorno ai fabbisogni specifici del processo produttivo.
Come dimostrato dai casi applicativi presentati da Renovis — che hanno unito autoproduzione da fonti rinnovabili, accumulo e leve di finanza agevolata — la bontà di una tecnologia risiede nella sua interoperabilità. La domanda chiave per i manager non è più “qual è la tecnologia migliore in assoluto?”, bensì “qual è il sistema energetico più adatto a questo specifico processo?”.
A completare lo scenario, l’intervento di STEP Tech ha offerto una panoramica sui prossimi 3-5 anni, distinguendo tra tecnologie già mature e soluzioni in fase di evoluzione, ribadendo un principio cardine: l’innovazione industriale genera valore reale solo quando incontra le condizioni economiche e operative concrete per essere calata sul campo.
Un laboratorio permanente per l’industria
Per uscire dalla teoria, Renovis Vision 2050 ha scelto una formula interattiva. Accanto ai momenti congressuali, l’evento ha ospitato tavoli di lavoro e sessioni one-to-one focalizzate su quattro aree chiave (BESS & Flessibilità, Calore di processo, Innovation ed Energy). Un’occasione di confronto diretto in cui aziende e operatori hanno potuto condividere criticità e sbloccare opportunità progettuali, confermando l’appuntamento non solo come un momento di studio, ma come un vero e proprio osservatorio sulle reali trasformazioni energetiche in atto nel tessuto industriale.
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