Direttiva “Case Green”: l’Italia accelera il ritardo. Allarme rosso di MIRA Network a quattro mesi dalla scadenza europea

A meno di quattro mesi dal termine ultimo fissato per il 31 dicembre 2026, l’Italia si trova ancora senza una bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici e senza alcuna consultazione pubblica avviata. Una situazione di stallo che viola la Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici — la nota EPBD o “Case Green” — e che ha spinto la società civile a chiedere un intervento urgente al Governo.

Efficienza-Energetica- case green

A lanciare l’allarme è MIRA Network, organizzazione impegnata nel monitoraggio dei fondi europei per una transizione ecologica equa, che in una lettera formale inviata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha chiesto chiarimenti immediati sulle modalità con cui si intende garantire un percorso di partecipazione reale ed effettivo.

L’obbligo di consultazione e il rischio di un passaggio “pro forma”

L’articolo 3 della Direttiva EPBD impone agli Stati membri di organizzare una consultazione pubblica sulla proposta di Piano prima di trasmetterla a Bruxelles. Il processo deve coinvolgere in modo attivo le autorità locali e regionali, i partner socioeconomici, la società civile e gli enti che tutelano le famiglie vulnerabili, i cui esiti dovranno essere allegati in una sintesi ufficiale al documento finale.

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Il timore delle associazioni è che il tempo ormai esiguo si traduca in una farsa procedurale. “Con una scadenza ormai imminente e nessuna bozza ancora pubblicata, temiamo che la consultazione venga ridotta a un passaggio formale, su un testo già chiuso e con tempi troppo stretti per consentire un contributo reale”, denuncia Francesca Canali, Policy and project coordinator di MIRA Network.

Il cappio delle procedure di infrazione

Il silenzio sul Piano di ristrutturazione si inserisce in un quadro di inadempienza più ampio che riguarda l’intera ricezione della normativa europea. Il termine ultimo per il recepimento della Direttiva è scaduto lo scorso 29 maggio 2026 senza che l’Italia si sia adeguata, spingendo la Commissione Europea a inviare una lettera di costituzione in mora il 15 luglio.

A questo si aggiunge la mancata trasmissione della prima bozza del Piano, attesa entro il 31 dicembre 2025 e causa dell’apertura della procedura INFR(2026)2024. Calcolando anche la procedura INFR(2025)2186 relativa agli incentivi per le caldaie a combustibili fossili, salgono a tre le procedure d’infrazione aperte a carico di Roma sul fronte EPBD.

Patrimonio vetusto e primato negativo europeo

L’urgenza di una pianificazione strutturata sbatte contro la realtà di un parco immobiliare tra i più vecchi e inefficienti d’Europa. Stando ai dati ENEA, oltre il 60% dei 12,4 milioni di edifici residenziali italiani è stato edificato prima del 1976. Una condizione che alimenta la piaga della povertà energetica: nel 2024 le famiglie in difficoltà a pagare le bollette erano oltre 2,4 milioni, pari al 9,1% del totale nazionale.

Il quadro impietoso trova conferma nei dati Eurostat dello scorso 14 luglio, che incoronano l’Italia come l’ultimo Paese dell’Unione Europea per quota di edifici sottoposti a interventi di riqualificazione energetica negli ultimi cinque anni: appena il 2,6%, a fronte di una media comunitaria del 23,9%. Per fare un confronto, i Paesi Bassi volano al 60,5% e la Danimarca al 34%.

“Il problema non è soltanto la disponibilità di risorse, ma l’assenza di una strategia stabile che definisca priorità, criteri di accesso e continuità degli interventi”, osserva Canali. “È proprio questa la funzione che dovrebbe svolgere il Piano nazionale di ristrutturazione e che serve urgentemente all’Italia.”

Le richieste al Ministero

Tramite l’appello formale, MIRA Network chiede al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di invertire la rotta attraverso cinque punti chiave:

  • Pubblicare immediatamente una bozza del Piano, anche in forma preliminare.

  • Avviare una consultazione pubblica formale, dotata di un calendario trasparente e tempistiche adeguate.

  • Coinvolgere concretamente gli stakeholder indicati dalla Direttiva, con un focus particolare sugli enti che operano a supporto delle famiglie in povertà energetica.

  • Rendere pubblica la sintesi dei contributi ricevuti, motivando esplicitamente l’accoglimento o il rigetto delle proposte.

  • Chiarire la tabella di marcia per il recepimento della Direttiva EPBD, passaggio imprescindibile per attuare le misure del Piano.

“Il Piano è l’occasione per definire finalmente una strategia di lungo periodo per la riqualificazione del patrimonio edilizio italiano, riducendo consumi e bollette e tutelando le famiglie più vulnerabili”, conclude la portavoce di MIRA Network. “Ma per farlo servono trasparenza, partecipazione e tempi certi, e attualmente mancano tutti e tre gli elementi.”


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