Le emissioni antropiche mondiali di gas a effetto serra, escludendo il settore dell’uso del suolo e della silvicoltura, hanno toccato la quota record di 54,1 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente nel 2025, registrando un incremento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Integrando nel calcolo le dinamiche di assorbimento e rilascio legate a suolo e foreste, il totale globale si attesta a 55 gigatonnellate di CO2 equivalente, con un incremento dello 0,9%. Il quadro delineato dal rapporto scientifico congiunto Ghg emissions of all world countries – 2026 Report, elaborato dal Joint Research Centre della Commissione Europea in collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), offre un’analisi quantitativa delle traiettorie emissive di ciascuna nazione, fondamentale per valutare il reale stato di attuazione dell’Accordo di Parigi.
I dati provengono dal database Edgar, una risorsa accreditata che applica metodologie omogenee basate sulle linee guida Ipcc per garantire la massima trasparenza e comparabilità internazionale.
I sei grandi emettitori
La geografia delle emissioni mondiali continua a mostrare un’elevata concentrazione. Un gruppo ristretto composto da sei potenze economiche — Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea a 27 membri, Russia e Indonesia — genera complessivamente il 62% delle emissioni globali di gas serra, pur rappresentando il 50,1% della popolazione mondiale e il 62,3% del prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto. Nel corso del 2025, tuttavia, le traiettorie di questi attori hanno evidenziato sostanziali difformità.
La Cina si conferma il principale emettitore su scala planetaria con 15.981 megatonnellate di CO2 equivalente, pari al 29,5% del totale mondiale. Ciononostante, la traiettoria cinese ha mostrato una sostanziale stabilizzazione nel 2025, con un incremento marginale dello 0,1% rispetto al 2024. Gli Stati Uniti, al contrario, hanno fatto registrare il maggiore incremento assoluto su scala globale, salendo a 6.018,3 megatonnellate (+2,2%), arrivando a coprire l’11,1% delle emissioni planetarie.
L’India si posiziona al terzo posto con 4.508 megatonnellate (8,3% del totale), pur avendo registrato per la prima volta una lieve flessione dello 0,2% nell’ultimo anno. Seguono l’Unione Europea con 3.127,2 megatonnellate (5,8%), la Russia con 2.574,4 megatonnellate (4,8%) e l’Indonesia con 1.358,9 megatonnellate (2,5%), quest’ultima in crescita dell’1,2%.
Nel lungo periodo, la divergenza strutturale tra i Paesi di antica industrializzazione e i mercati emergenti appare ancora più marcata. Rispetto ai livelli del 1990, l’Unione Europea ha ridotto le proprie emissioni del 35,6%, la Russia del 15,9% e il Giappone del 17,5%. Nello stesso arco temporale di trentacinque anni, le emissioni della Cina sono quadruplicate, quelle dell’India sono quasi triplicate e quelle del Brasile sono raddoppiate.
Leggi anche Il motore verde della Cina vale 1,9 trilioni di euro
Composizione chimica dei gas serra ed evoluzione settoriale
Il bilancio emissivo complessivo continua a essere dominato dalla CO2 di origine fossile, che nel 2025 ha rappresentato il 73,8% del totale dei gas a effetto serra rilasciati dalle attività umane. Il metano costituisce la seconda componente principale con il 17,6%, seguito dal protossido di azoto al 5,3% e dai gas fluorurati al 3,3%. Analizzando l’evoluzione storica dal 1990 al 2025, le emissioni di CO2 fossile sono cresciute del 76,3%, il metano del 32,7% e il protossido di azoto del 47,6%. L’incremento relativo più rapido riguarda i gas fluorurati, le cui emissioni sono aumentate di oltre cinque volte nello stesso intervallo di tempo.
Dal punto di vista della ripartizione per attività economica, l’industria dell’energia elettrica e del calore si conferma il settore con l’impatto maggiore, generatrice di circa il 30% delle emissioni globali, nonostante una contrazione dello 0,3% registrata nel 2025. Gli altri comparti principali comprendono le combustioni e i processi industriali, i trasporti (inclusi i canali internazionali), l’edilizia residenziale e commerciale, l’agricoltura, la gestione dei rifiuti e l’estrazione o raffinazione dei combustibili fossili.
Nel 2025, l’aumento relativo più consistente è stato osservato nei processi industriali diretti, cresciuti del 2,1%. Parallelamente, il settore dei trasporti internazionali ha mostrato una netta ripresa: l’aviazione internazionale è aumentata del 5,1% rispetto al 2024, superando del 2,1% i livelli precedenti la pandemia del 2019, mentre il trasporto marittimo internazionale è cresciuto del 2%.
Virtuosità della traiettoria europea: Italia terzo emettitore
Nel contesto globale, l’Unione Europea consolida il proprio percorso di decarbonizzazione disaccoppiando la crescita economica dal rilascio di inquinanti climalteranti. Nel 2025 le emissioni totali dei 27 Paesi membri si sono attestate a 3,1 gigatonnellate di CO2 equivalente, con una diminuzione dello 0,2% rispetto al 2024. La quota europea sulle emissioni mondiali è progressivamente scesa dal 15% circa del 1990 al 5,8% attuale.
All’interno del blocco comunitario, la Germania rimane il principale produttore di gas serra, da cui dipende il 21,1% delle emissioni totali dell’UE, seguita da Francia (12,1%), Italia (11,3%), Polonia (11,1%) e Spagna (9,4%). Insieme, questi cinque Stati generano quasi due terzi delle emissioni complessive dell’Unione. La flessione registrata nell’ultimo anno è stata guidata dal settore dei trasporti (-0,9%) e dalla gestione dei rifiuti (-1,7%), mentre si è verificato un modesto incremento nell’edilizia (+1,0%) e nella combustione industriale (+0,5%).

L’efficacia degli strumenti normativi europei trova conferma nel funzionamento del sistema di scambio delle quote di emissione (EU Ets). Tra il 2005 e il 2025, le emissioni dei settori soggetti alla disciplina Ets storica hanno subito un abbattimento del 45,5%, con la componente legata alla combustione energetica scesa del 48,1%. Molto più contenuta è stata la riduzione nei settori non coperti dal mercato del carbonio tradizionale, come dimostra il trasporto su strada, diminuito soltanto del 4,1% nello stesso ventennio rispetto al calo del 35,4% ottenuto nel riscaldamento degli edifici.
Il bilancio del suolo: il ruolo di foreste, deforestazione e incendi
Il rapporto integra un’analisi dettagliata del comparto relativo all’uso del suolo, ai cambiamenti di destinazione d’uso e alla silvicoltura (Lulucf). Nel 2025, su scala globale, questo settore ha agito come fonte netta di emissioni per circa 0,9 gigatonnellate di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 1,6% delle emissioni totali antropiche. Il dato netto sintetizza l’equilibrio tra flussi opposti di grande entità. Da un lato, la biomassa viva delle foreste gestite ha funzionato come un fondamentale serbatoio di assorbimento, rimuovendo dall’atmosfera 5,5 gigatonnellate di CO2, quantità pari al 13,8% delle emissioni fossili mondiali.
Dall’altro lato, la deforestazione ha provocato l’emissione di 3,7 gigatonnellate di CO2 (pari al 9,2% delle emissioni antropiche di anidride carbonica), a cui si aggiungono 1,1 gigatonnellate derivanti dal degrado dei suoli organici. Le emissioni mondiali da incendi boschivi si sono attestate a 2,2 gigatonnellate di CO2 equivalente, rimanendo al di sotto della media storica di lungo periodo pari a 2,9 gigatonnellate annue.
Nell’Unione Europea, il settore ha confermato la propria funzione di assorbitore netto di carbonio, rimuovendo 0,2 gigatonnellate di CO2 equivalente nel 2025. Tuttavia, la capacità di assorbimento dei boschi europei ha mostrato una flessione del 21% rispetto ai valori rilevati negli anni Novanta. Il bilancio europeo è stato inoltre influenzato da una stagione di incendi particolarmente intensa, che ha generato 0,007 gigatonnellate di CO2 equivalente rispetto alle 0,005 del 2024, estendendosi oltre la tradizionale fascia mediterranea fino a interessare regioni dell’Europa settentrionale.
Il costante monitoraggio fornito dal database della Commissione Europea ribadisce, in conclusione, la necessità di accelerare le politiche di mitigazione, affinché le traiettorie emissive globali possano riallinearsi agli obiettivi stabiliti dal quadro regolatorio internazionale.
Leggi anche Emissioni zero, strategie di flotta nella sfida dello shipping
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.



















