Si intitola Confluence ed è la nuova opera d’arte murale di 11 metri d’altezza svelata a Rio de Janeiro per rendere omaggio alle donne in prima linea nella tutela dei fiumi e dei territori dell’Amazzonia. L’affresco raffigura donne indigene, quilombola e ripuarie intrecciate con le acque che alimentano le loro comunità. Il progetto amplia una precedente iniziativa nata lungo il fiume Tocantins, dando voce a un movimento sempre più ampio nato per proteggere gli ecosistemi fluviali della regione.

L’opera è stata realizzata dall’artista indiana Shilo Shiv Suleman e dalla Fearless Foundation for the Arts, in collaborazione con la Enough Soy Alliance (rete di organizzazioni di base attiva tra Amazzonia e Cerrado). Confluence nasce da una serie di scambi con le popolazioni dei bacini dei fiumi Tocantins, Tapajós e Madeira, portando le loro storie nel cuore di una grande metropoli. Per dipingerla sono stati usati fanghi del Tocantins, cenere dagli incendi forestali e minerali provenienti dall’India.
«Camminando lungo il fiume a Tauiry, nello stato del Pará, è emerso con chiarezza un elemento: non c’è separazione tra i corpi delle donne e le acque che difendiamo», ha spiegato l’artista Shilo Shiv Suleman. «Attingendo alla solidarietà tra le donne di tutto il mondo contro lo sfruttamento del corpo e della terra, abbiamo creato quest’opera come testimonianza dei movimenti femminili a tutela delle acque sacre».
Alla base del murale è raffigurato il Pedral do Lourenção, una formazione rocciosa del fiume Tocantins fondamentale per la pesca e l’identità culturale locale. Il sito è a rischio a causa di un progetto governativo di sbancamento con esplosivi, pensato per aprire un canale di navigazione per l’idrovia Araguaia-Tocantins a supporto dell’agrobusiness. Pochi giorni fa, le comunità locali hanno formalmente chiesto all’Istituto del Patrimonio Storico e Artistico Nazionale (IPHAN) il riconoscimento del sito come patrimonio storico, archeologico e paesaggistico.
«Portare queste storie a Rio de Janeiro serve a rompere l’invisibilità che circonda i conflitti territoriali», dichiara Claudelice Santos, coordinatrice dell’Istituto Zé Claudio e Maria. «Difendere un territorio significa difendere le sue acque, le sue foreste e la sua gente. Non si tratta di spazi vuoti, ma di ecosistemi vivi da cui tutti dipendiamo».
L’iniziativa si ricollega anche alla campagna “Our Territories, Our Lives” dell’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB), che rivendica il valore strategico dei territori tradizionali per il futuro del pianeta. Come sottolinea Lilian Terena dell’APIB: «Le risposte alla crisi climatica si trovano nelle conoscenze tramandate da generazioni. Il nostro territorio non è solo un pezzo di terra, è uno spazio sacro. Se vogliamo discutere del futuro della Terra, le comunità indigene e quilombola devono sedere nei luoghi in cui si prendono le decisioni politiche».
Prima della tappa di Rio de Janeiro, il team dell’iniziativa aveva fatto tappa a Vila Tauiry, nel Pará, dove gli artisti e i residenti avevano creato il primo murale collettivo dedicato al Pedral do Lourenção. I due dipinti formano così un ponte artistico e sociale capace di unire i movimenti dell’Amazzonia e dell’Asia meridionale.
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