In un momento storico in cui le reti elettriche del Continente affrontano una duplice pressione senza precedenti — spinta dalla rapida integrazione delle fonti rinnovabili e dall’impennata dei consumi energetici dei data center dedicati all’intelligenza artificiale — la capacità delle infrastrutture è diventata il principale collo di bottiglia per la competitività digitale e industriale dell’Europa.
Con tempi di attesa per le connessioni alla rete che negli hub europei arrivano fino a 7–10 anni e stime della Commissione europea (tramite il documento ETIP SNET) che indicano la necessità di investire tra i 650 e i 900 miliardi di euro entro il 2035, la modernizzazione delle reti non è più rinviabile.
In questo scenario critico, CHINT, colosso globale nelle soluzioni per l’energia intelligente e nella trasmissione e distribuzione (T&D), ha presentato il proprio portafoglio di tecnologie T&D di nuova generazione in occasione di CIGRE 2026, il prestigioso appuntamento di settore svoltosi al Palais des Congrès di Parigi.
Un ponte tra domanda d’AI e vincoli fisici della rete
Durante l’evento, nello spazio espositivo al Livello 1 (Stand A196), CHINT ha riunito i principali dirigenti delle utility, esperti di settore e analisti europei per una tavola rotonda executive dal titolo: “Grid Resilience at the Crossroads: Modernization, Renewables & CBAM, a Paradigm-Shifting Grid Load Driven by AI, and the New Investment Calculus.”
Il confronto ha evidenziato come, sebbene l’intelligenza artificiale e i digital twin offrano strumenti avanzati di modellazione, il vero nodo da sciogliere rimanga l’hardware: trasformatori di potenza, apparecchiature di manovra e sottostazioni.
“In Europa oltre 1.500 GW di progetti rinnovabili sono bloccati nelle code di connessione, mentre il carico IT dei data center raggiungerà i 35 GW entro il 2030. Il problema non è la capacità di generazione, ma quella della rete,” ha dichiarato Beibei Zheng, Vice President di CHINT Global. “Gli operatori non possono attendere un decennio per cemento e acciaio. Serve liberare capacità dalle infrastrutture esistenti con soluzioni integrate, affidabili e pronte per il futuro, supportate da una forte presenza locale e da catene di fornitura regionali resilienti.”
Un concetto ribadito anche da Michel Serra, Presidente del SuperGrid Institute: “La sfida futura non è solo costruire più infrastrutture, ma realizzare una rete decisamente più intelligente, flessibile e resiliente.”
Soluzioni T&D end-to-end per sbloccare la capacità della rete
Per rispondere alla carenza di componenti che penalizza i gestori di trasmissione (TSO), distribuzione (DSO) e i contractor EPC, CHINT ha portato a Parigi una proposta tecnologica completa e orientata alla sostenibilità:
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Green Power Grid & Alta Tensione: trasformatori di potenza a basse perdite e rumorosità fino a 1000 kV, unità da 750 kV isolate in estere naturale ecologico e apparecchiature di manovra di media e alta tensione totalmente prive di SF6 (RMU ecologiche da 24 kV, GIS da 145 kV e 420 kV).
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Accumulo e Infrastruttura Digitale (BESS / AIDC): sistemi di accumulo a cascata, sottostazioni integrate con PCS da 13,8 MW, trasformatori allo stato solido (SST), interruttori a semiconduttore (SCCB) e Power Pod dedicati ai Data Center.
Un impegno consolidato per le reti elettriche europee
L’impegno di CHINT nel contesto europeo si basa su un solido track record di affidabilità tecnica e piena conformità agli standard locali. Le sue apparecchiature ad alta tensione sono già operative in numerosi progetti di primo piano, tra cui:
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Italia: contratti quadro pluriennali per la fornitura di 147 unità di trasformatori.
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Germania e Spagna: trasformatori dedicati all’integrazione di grandi impianti solari ed eolici.
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Francia, Polonia, Paesi Bassi, Svezia e Grecia: forniture per la trasmissione ad alta tensione e connessioni per sistemi di accumulo BESS.
Mentre l’approvvigionamento presso molti OEM europei registra ritardi nelle consegne compresi tra i 2 e i 4 anni, CHINT mette in campo una capacità produttiva globale superiore alle 10.000 unità all’anno e prodotti certificati in modo indipendente nei laboratori KEMA secondo i rigorosi standard IEC.
La combinazione tra scala globale, ingegnerizzazione locale e tempi ridotti di consegna consente all’azienda di offrire un vantaggio sul costo totale di proprietà (TCO) compreso tra il 20% e il 35%, proponendosi come partner strategico per accelerare la transizione energetica del Continente.
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