L’eolico offshore guida la transizione globale: rapporto Gwec 2026

Installati 165 GW di nuova potenza nel 2025

L’energia eolica offshore ha superato la fase di semplice alternativa ecologica per affermarsi come pilastro dell’architettura elettrica moderna. Nel corso del 2025 il settore ha messo a segno un balzo record con 165 gigawatt di nuova potenza, infrangendo il tetto cumulativo dei 1.299 GW a livello mondiale. Questo cambio di passo, attestato dall’ultimo Global Wind Report 2026 del Gwec, si colloca in un contesto internazionale altamente instabile. Le instabilità geopolitiche e le minacce alle rotte d’approvvigionamento dei combustibili tradizionali hanno trasformato le turbine in mare in vere e proprie difese strategiche.

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Poiché la dipendenza dal gas e dal petrolio di importazione rende vulnerabile l’80% delle nazioni, la generazione eolica offshore si rivela fondamentale per garantire indipendenza energetica e stabilità dei prezzi. L’imponente riduzione dei costi di produzione (Lcoe calato del 62% dal 2010 ad oggi) rende questa fonte ottimale per sostenere i picchi di consumo derivanti dall’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale, dalla digitalizzazione e dai processi di riconversione industriale.

Gli equilibri geografici e la posizione dell’Italia

Mentre il mercato asiatico spinge gli investimenti globali — guidato da una Cina dominante con circa 120 GW integrati nell’ultimo anno e un totale che supera i 640 GW — l’area mediterranea comincia a ritagliarsi un ruolo di rilievo. L’Italia rientra nella ristretta cerchia delle 19 nazioni mondiali dotate di un impianto offshore operativo e collegato alla rete, rappresentato dal parco di Taranto. Seppur marginale per volumi rispetto ai colossi asiatici o del Nord Europa, la presenza italiana segna l’avvio delle tecnologie in mare aperto nel Mediterraneo, la cui vera sfida risiederà nei sistemi galleggianti per acque profonde.

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Parallelamente, nel Sud-Est asiatico si assiste a una rapida accelerazione normativa e industriale:

  • Filippine. L’adozione dell’Executive Order 21 ha snellito i processi burocratici e rimosso le barriere all’ingresso per i capitali esteri nelle rinnovabili.
  • Giappone. Il Paese avanza sulle strutture floating grazie all’entrata in funzione dell’impianto di Gotō.
  • Corea del Sud e Vietnam. Entrambe le nazioni stanno definendo i meccanismi d’asta per sfruttare il potenziale delle proprie zone economiche esclusive.

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Eolico offshore: industria, occupazione e sostenibilità della filiera

L’impatto economico dell’eolico offshore si estende ben oltre la semplice erogazione di elettricità. La costruzione dei parchi marini innesca un profondo rinnovamento industriale che comprende l’adeguamento delle infrastrutture portuali, la flotta navale dedicata, i cantieri per la realizzazione delle fondamenta e la posa di cavi ad alta tensione in corrente continua (Hvdc).

Questa riconversione genera occupazione qualificata nelle aree costiere, offrendo nuove opportunità anche ai lavoratori provenienti dal comparto degli idrocarburi offshore. Per garantire la sostenibilità dell’intera catena del valore, la Wind Sustainability Initiative del Gwec definisce parametri omogenei in materia Esg e tracciabilità dei materiali.

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Audit indipendenti sulle emissioni di Scope 1, 2 e 3 (come quelli curati da Dnv) rappresentano ormai la prassi per assicurare la bancabilità dei progetti. Benché il ritmo delle installazioni debba ancora raddoppiare per raggiungere i target mondiali al 2030, la rotta verso la centralità dell’eolico marino appare ormai tracciata.

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