Il caldo record e l’assenza prolungata di precipitazioni equilibrate stanno mettendo a dura prova le aree boschive italiane. Dalla drastica riduzione dei funghi micologici all’aumento spaventoso dei mega-incendi in tutto il continente, gli esperti e le istituzioni nazionali lanciano l’allarme: gli ecosistemi forestali sono in forte stress e richiedono una gestione preventiva continua..
Emergenza roghi: oltre il doppio della superficie bruciata rispetto alla media
Accanto alla siccità, l’Europa deve fare i conti con l’esplosione dei cosiddetti “megafire”. I dati del sistema europeo EFFIS e le analisi dell’ISPRA aggiornate al 28 luglio 2026 delineano un quadro critico:
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In Europa: dall’inizio dell’anno sono stati bruciati 434.976 ettari a causa di 1.407 grandi incendi. Si tratta di un valore più che doppio rispetto alla media 2006-2025 e superiore del 25% rispetto al 2025. Tra i casi più gravi figurano i roghi nelle province spagnole di Ávila (440 km²) e Guadalajara (330 km²), e l’incendio nella Gironda in Francia (400 km²).
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In Italia: da inizio anno le rilevazioni satellitari Copernicus Sentinel-2 hanno tracciato circa 1.070 grandi incendi per una superficie totale di 741 km² (pari all’intera provincia di Lodi). Di questi, il 14% riguarda ecosistemi forestali (37 km² di latifoglie e 24 km² di conifere).
A livello nazionale, la Sicilia guida la classifica con 510 km² bruciati (67 km² solo in provincia di Agrigento), seguita da Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²), totalizzando insieme il 73% del danno nazionale. Colpite anche importanti riserve naturali come il Parco Nazionale del Gran Paradiso (2,38 km² in Alta Valle Soana a luglio) e il Parco Nazionale del Pollino (14 km² a luglio).
La crisi del sottobosco: porcini al palo e micelio in sofferenza
Dopo un mese di giugno tra i più caldi della storia e un luglio segnato da continue ondate di calore con bollino rosso in 25 capoluoghi, le foreste di Alpi e Appennini mostrano i primi segni di sofferenza ecologica. A lanciare l’allarme sono Coldiretti e Federforeste: l’assenza dei tradizionali funghi porcini rappresenta un preciso indicatore biologico dello stato di salute dei boschi.
Il micelio — la rete sotterranea che da vita ai funghi — richiede umidità costante e sbalzi termici moderati tra giorno e notte. Le temperature elevate mantenutesi anche a quote elevate e le piogge violente ma troppo brevi non permettono all’acqua di infiltrarsi nel suolo in profondità.
“Quando i funghi faticano a fruttificare significa che è l’intero ecosistema forestale a trovarsi in difficoltà”, spiegano Coldiretti e Federforeste, ricordando come le foreste coprano quasi il 40% del territorio nazionale (con vette in Liguria all’81% e Trentino al 62%). Eventuali riprese della stagione micologica si collegano ora alla speranza di piogge regolari nella seconda metà di agosto e a settembre
Prevenzione strutturale: il cambio di paradigma per combattere i “megafire”
Di fronte a roghi di intensità eccezionale capaci di generare alterazioni atmosferiche e raffiche di vento estreme, la sola risposta emergenziale non è più sufficiente. PEFC Italia, CNR e SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) sostengono che i megafire debbano essere affrontati prima dell’innesco.
“In Italia, Paese con circa 12 milioni di ettari boschivi, ci si accorge di essere una nazione forestale solo quando scoppiano i roghi”, sottolinea Marco Bussone, presidente di PEFC Italia. “Oggi solo il 20% del patrimonio boschivo è oggetto di pianificazione. La gestione forestale sostenibile non è uno slogan ma significa cura, monitoraggio e presidio del territorio.”

Gli enti scientifici individuano una serie di priorità d’azione:
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Selvicoltura preventiva: diradamenti selettivi, cura della vegetazione nelle aree di interfaccia urbano-forestale e pulizia del materiale secco accumulato.
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Certificazione forestale: l’adozione di standard pianificati riduce fino a nove volte l’innesco di incendi rispetto alle aree abbandonate.
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Tecnologie avanzate e ricerca: l’uso di satelliti, simulatori e intelligenza artificiale per classificare i combustibili vegetali e prevedere le direzioni del fuoco, come realizzato nei progetti nazionali PNRR FIRE-BOX e Interreg MED-Star2.
In merito all’impiego delle nuove tecnologie per la tutela del patrimonio forestale, Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA, chiarisce:
“Gli strumenti a nostra disposizione, come i satelliti Sentinel Copernicus e l’applicazione Fire Emissions Watch sviluppata da CAMS-ECMWF, ci permettono di orientare con precisione le politiche di tutela. La prevenzione resta la difesa principale ed è una responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini, sostenuta dall’impegno quotidiano dei lavoratori impegnati nello spegnimento e nella cura dei territori.”
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