Transizione, autonomia e limiti del mercato: il CESE chiede una strategia UE per lo stoccaggio energetico

L’Unione Europea non potrà raggiungere una reale sovranità energetica né completare con successo la transizione ecologica senza un piano comune e a lungo termine per lo stoccaggio dell’energia. È questo il messaggio centrale del parere adottato dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) durante la sessione plenaria di luglio.

Elaborato dai relatori Thomas Kattnig e Konstantinos Mousouroulis, il documento invita la Commissione Europea a definire con urgenza una strategia europea per lo stoccaggio energetico. Di fronte alle persistenti instabilità geopolitiche, all’elevata volatilità dei prezzi e alla storica dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, il CESE sostiene che le infrastrutture di accumulo debbano essere considerate una priorità strategica al pari delle reti elettriche e degli impianti di produzione.

Lo stoccaggio: il tassello mancante dell’Unione dell’Energia

Nonostante i recenti progressi nella diffusione delle fonti rinnovabili, il sistema energetico dell’UE rimane vulnerabile alle variazioni meteorologiche e alle oscillazioni dell’offerta. Senza un’adeguata capacità di stoccare l’energia in eccesso prodotta da fotovoltaico ed eolico nei momenti di picco, molta elettricità rischia di andare sprecata, lasciando la rete dipendente dai combustibili fossili nei periodi di scarsa produzione.

“Gli impianti di stoccaggio sono infrastrutture critiche, importanti tanto quanto le reti elettriche o le centrali” ha sottolineato Thomas Kattnig. “Senza lo stoccaggio non può esserci una transizione energetica sicura e di successo. E senza una strategia dedicata, non c’è sovranità energetica europea. Il solo mercato non sarà in grado di assicurare la capacità di stoccaggio di cui l’Europa ha bisogno: servono investimenti pubblici strategici, pianificazione a lungo termine e una regolamentazione mirata.”

Il co-relatore Konstantinos Mousouroulis ha ribadito le fragilità strutturali del settore:

“Nonostante i rapidi progressi delle rinnovabili e delle misure di efficienza, l’energia disponibile nell’UE è ancora dominata da petrolio e gas, con un tasso di dipendenza dalle importazioni molto alto. L’approvvigionamento energetico dell’Europa deve diventare più indipendente e resiliente, e lo stoccaggio è centrale in questo sforzo.”

Perché il libero mercato non basta

Un punto chiave della posizione del CESE è che gli investimenti guidati esclusivamente dalle logiche di mercato non saranno in grado di garantire le capacità di stoccaggio necessarie nei tempi richiesti. Poiché lo stoccaggio funge da spina dorsale per la stabilità della rete, il Comitato raccomanda di trattare queste infrastrutture come servizi di interesse generale.

Per colmare il divario di investimenti, il CESE propone una combinazione di strumenti:

  • Pianificazione strategica pubblica e finanziamenti diretti complementari.

  • Sostegno finanziario da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

  • Modelli di asset regolamentati e partnership pubblico-comunitarie.

  • Flessibilità tramite la Clausola di salvaguardia nazionale, che consente agli Stati membri di destinare parte degli investimenti in difesa e sicurezza allo sviluppo di infrastrutture verdi e resilienti.

I pilastri del piano d’azione europeo

Anziché puntare su un’unica tecnologia, il CESE richiede un portafoglio coordinato di soluzioni adatte alle esigenze regionali, spaziando tra accumulo chimico, meccanico, elettrico, termico e geotermico.

Il Comitato sollecita la Commissione Europea a presentare direttive e normative chiare incentrate su sei aree prioritarie:

  1. Integrazione nazionale: linee guida comuni per inserire gli obiettivi di stoccaggio nei Piani Nazionali Integrati per l’Energia e il Clima (PNIEC), di pari passo con l’aumento delle rinnovabili.

  2. Gestione della rete: regole eque per l’accesso alla rete che riducano i rischi di mercato per gli investimenti su larga scala, limitando le spese di espansione infrastrutturale non necessarie.

  3. Materie prime critiche e produzione interna: strategie per garantire l’approvvigionamento di materie prime evitando nuove dipendenze da singoli Paesi, incentivando la produzione interna di batterie.

  4. Ciclo di vita e circolarità: norme dettagliate per la manutenzione, l’estensione della vita utile, il riutilizzo (second-life) e il riciclo dei sistemi di accumulo a batteria.

  5. Decentralizzazione e inclusione: strumenti per integrare lo stoccaggio nelle comunità energetiche locali e tutelare i consumatori vulnerabili.

  6. Cibersicurezza e resilienza: misure di protezione avanzate per mettere al sicuro le infrastrutture energetiche digitalizzate da attacchi informatici e minacce ibride.

Una transizione socialmente equa

Accanto agli aspetti tecnologici ed economici, il CESE evidenzia la necessità di garantire tutele e benefici sul piano sociale. Il Comitato chiede che le politiche di stoccaggio dell’UE promuovano elevati standard lavorativi, programmi di riqualificazione professionale, istruzione tecnica e un solido dialogo sociale, con l’obiettivo di creare posti di lavoro di qualità in tutti i Paesi membri.


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