Pompe di calore, la nuova frontiera della transizione energetica

Rapporto Iea fa luce su geopolitica, mercati e sfide industriali

In un contesto energetico globale segnato dalla necessità di accelerare la transizione energetica e di garantire l’indipendenza dagli approvvigionamenti di combustibili fossili, le tecnologie di riscaldamento ed elettrificazione assumono un ruolo geopolitico e industriale prioritario, in particolare per quanto riguarda le pompe di calore. Il nuovo studio pubblicato dall’Iea intitolato Heat Pump Monitor 2026: Trends and market opportunities, analizza in modo capillare lo stato dell’arte, le dinamiche economiche e le prospettive future dell’adozione delle pompe di calore nei settori residenziale, industriale e del teleriscaldamento a livello planetario.

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Mercato in transizione tra accelerazioni e stabilizzazione

Negli ultimi anni la diffusione delle pompe di calore ha registrato un andamento frastagliato. Dopo una crescita costante nel periodo precedente al 2020 e un’espansione da record tra il 2021 e il 2022 — favorita in particolar modo dalla crisi energetica in Europa — il settore ha vissuto un rallentamento nel 2023, per poi assestarsi su volumi di vendita complessivamente stabili con marcate differenze regionali. Ciononostante, nei Paesi ad alta adozione, le vendite di questi dispositivi hanno superato quelle delle caldaie tradizionali a gas.

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Gli Stati Uniti rappresentano ad oggi il mercato più ampio in termini di parco installato complessivo, seguiti da Cina, Europa e Giappone, ma è la Cina a detenere il primato assoluto per quanto riguarda le vendite annue. Nonostante tali volumi, le pompe di calore soddisfano attualmente meno del 15% della domanda globale di riscaldamento negli edifici e mantengono una quota marginale nel settore industriale e nelle reti di teleriscaldamento. Le proiezioni delineate dai tre scenari Iea — Current Policies Scenario (Cps), Stated Policies Scenario (Steps) e Net Zero Emissions by 2050 (Nze) — prevedono tuttavia una netta ripresa. Nello scenario Steps, entro il 2035 le vendite mondiali sono destinate più che a raddoppiare, arrivando a coprire circa il 20% della domanda globale di riscaldamento.

L’infrastruttura residenziale e la geografia della domanda

La penetrazione delle pompe di calore nel settore immobiliare varia in base alle condizioni climatiche, alle caratteristiche architettoniche, alla tipologia di impianti preesistenti e ai costi energetici locali. A livello globale la gran parte dei sistemi venduti è del tipo ad aria. Nello specifico, le soluzioni aria-aria prevalgono nettamente in mercati come Cina, Stati Uniti, Giappone e Paesi Nordici. Negli Stati Uniti la tecnologia è integrata prevalentemente nei sistemi di canalizzazione dell’aria Hvac, mentre in Cina e Giappone risponde sia all’esigenza di riscaldamento invernale che a quella di raffrescamento estivo.

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Al contrario, in Paesi come Germania, Regno Unito e Italia settentrionale prevalgono i sistemi aria-acqua (idronici), collegati a radiatori o impianti a pavimento. Il costo delle apparecchiature varia notevolmente. La Cina si conferma l’area geografica più competitiva sul fronte dei costi di produzione e vendita delle apparecchiature per tutte le categorie. Nel segmento aria-acqua, ad esempio, i costi di produzione in Europa risultano superiori di circa il 60% rispetto a quelli cinesi, principalmente a causa delle minori economie di scala, di una minore integrazione verticale e di costi salariali più elevati. Nei mercati occidentali, inoltre, i costi di installazione incidono pesantemente, arrivando talvolta a superare il prezzo stesso del macchinario.

L’analisi economica evidenzia come la competitività operativa delle pompe di calore rispetto alle caldaie a gas dipenda in larga misura dal rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas naturale. Nelle nazioni in cui tale rapporto si mantiene basso o in cui sono applicate tariffe elettriche agevolate e detrazioni fiscali, il tasso di adozione da parte dei consumatori risulta significativamente superiore.

Pompe di calore: sicurezza energetica e teleriscaldamento

L’adozione su larga scala delle pompe di calore costituisce un pilastro per la riduzione dei consumi di combustibili fossili e la diversificazione delle fonti. Nel 2024, il parco già operativo ha evitato l’impiego di circa 20 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale in Europa, 25 miliardi in Cina e 6 miliardi in Giappone, con un risparmio complessivo salito a circa 53 miliardi di metri cubi nel 2025. Un’ulteriore accelerazione della diffusione in Europa entro il 2035, in linea con gli obiettivi strategici REPowerEU, consentirebbe di ridurre i consumi di gas di circa 39 miliardi di metri cubi all’anno, pari a circa il 16% delle importazioni nette odierne.

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Parallelamente, l’integrazione di sistemi ad alta capacità nelle reti di teleriscaldamento offre grandi opportunità di efficientamento energetico. Sebbene a livello globale oltre il 90% del teleriscaldamento sia ancora alimentato da fonti fossili, le pompe di calore di grande taglia e le caldaie elettriche rappresentano la componente a più rapida crescita. Esse consentono di recuperare calore di scarto da processi industriali, data center, impianti di depurazione o da fonti geotermiche e idriche superficiali, fornendo al contempo flessibilità alla rete elettrica attraverso l’accumulo termico nei momenti di picco della produzione rinnovabile.

Esempi virtuosistici si riscontrano a Stoccolma, con un impianto da 500 MW che copre tra il 10% e il 20% della domanda cittadina, o a Qianxi in Cina, dove un sistema ad assorbimento da 200 MW recupera il calore residuo da un’acciaieria.

La penetrazione nel settore industriale

L’impiego delle pompe di calore nell’industria presenta un potenziale di sviluppo significativo, in particolare nei comparti manifatturieri leggeri come l’agroalimentare, il tessile, la cartaria e la chimica, dove i processi richiedono temperature medio-basse per l’essiccazione, la pastorizzazione o la produzione di vapore. Sebbene storicamente frenate da costi di capitale iniziali elevati (un costo di capitale indicativamente fino a dieci volte superiore a quello di una caldaia a gas) e da complessità tecniche, l’innovazione tecnologica sta innalzando i limiti operativi.

I modelli in grado di erogare temperature fino a 120 °C, introdotti sul mercato intorno al 2022, lasceranno spazio entro il 2027 a macchine commerciali capaci di superare i 160 °C. Nello scenario Steps della Iea, le pompe di calore soddisferanno l’8% della domanda termica dell’industria leggera entro il 2035, quota che sale al 20% nello scenario Net Zero. La convenienza economica industriale rimane condizionata al salto termico (la differenza di temperatura tra la sorgente fredda e il pozzo caldo): l’impiego di calore di scarto industriale come sorgente permette di mantenere elevato l’indice di efficienza energetica (Cop), rendendo l’investimento conveniente rispetto ai combustibili fossili.

Catene di fornitura, occupazione e sfide normative

La filiera produttiva e la catena di approvvigionamento presentano una distribuzione geografica peculiare. A differenza di altre tecnologie pulite, l’assemblaggio finale delle pompe di calore è relativamente diversificato: nei principali mercati (Cina, Stati Uniti, Europa e Giappone) oltre il 70% della domanda residenziale è soddisfatto da produzione locale o regionale. Tuttavia, la produzione dei componenti chiave a monte mostra forti concentrazioni. La Cina detiene circa il 90% della capacità manifatturiera mondiale di compressori rotativi, fortemente legata all’industria dei condizionatori d’aria.

Sul fronte occupazionale, il settore impiega attualmente circa 800.000 lavoratori a livello globale, con un incremento del 50% rispetto al 2015. Le proiezioni indicano una crescita dei posti di lavoro tra il 30% (scenario Cps) e il 140% (scenario Nze) entro il 2035. Tuttavia, la mancanza di manodopera qualificata — in particolare idraulici e installatori Hvac — costituisce uno dei principali colli di bottiglia all’espansione del mercato, specialmente in Europa dove prevalgono i sistemi ad acqua che richiedono competenze complesse su circuiti idraulici, elettrici e sulla gestione dei gas refrigeranti.

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Infine, il settore sta affrontando una profonda riconversione tecnologica determinata dalle normative internazionali sui refrigeranti. L’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal e il regolamento F-gas dell’Unione Europea impongono una drastica riduzione dell’uso di idrofluorocarburi (Hfc) ad alto potenziale di riscaldamento globale (Gwp). I produttori stanno progressivamente convertendo le linee industriali verso refrigeranti a basso Gwp, tra cui miscele fluorurate di nuova generazione e refrigeranti naturali come il propano (R290) in Europa e il biossido di carbonio (CO2) in Giappone, spingendo al contempo la ricerca su nuove soluzioni brevettuali, l’integrazione di sistemi intelligenti per la gestione della domanda elettrica e l’efficienza energetica d’impianto.

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