A Prato nasce il Textile Hub: l’Intelligenza Artificiale al servizio del tessile circolare

Inaugurata una delle infrastrutture più avanzate d'Italia per il recupero delle fibre

Tradizione manifatturiera e tecnologia di ultima generazione si incontrano a Prato per dare vita al Textile Hub, uno degli impianti più innovativi sul panorama nazionale per la valorizzazione dei rifiuti tessili.

hub tessile prato

Inaugurata ufficialmente il 22 luglio 2026, la struttura rappresenta una risposta industriale concreta alle nuove direttive europee sull’economia circolare. In un contesto normativo comunitario in forte evoluzione — spinto da regole stringenti su ecodesign, responsabilità estesa del produttore (EPR) e tracciabilità dei prodotti — l’Hub si propone come motore fondamentale per la trasformazione della filiera della moda.

I numeri e la struttura dell’Hub

Realizzato da Plures nell’ambito di un Piano Industriale da 2,5 miliardi di euro, l’impianto ha richiesto un investimento complessivo di 31,3 milioni di euro (sostenuto da 900 mila euro di fondi PNRR e 850 mila euro di crediti d’imposta Industria 4.0).

Dettaglio Specifica
Capacità di trattamento 33.000 tonnellate/anno (20.000t post-consumo + 13.000t scarti industriali)
Superficie 7.000 m² coperti + 10.000 m² di aree esterne per la logistica
Occupazione Circa 50 addetti a regime su due turni
Tempistiche 24 mesi di cantieri; collaudo completo entro la fine del 2026

Delle 20.000 tonnellate di materiale post-consumo intercettate (pari all’intero fabbisogno della raccolta differenziata toscana), circa il 60% verrà avviato al riuso previa igienizzazione, mentre il restante 40% andrà al riciclo meccanico attraverso operazioni di selezione per fibra e pre-sfilacciatura.

Intelligenza Artificiale e scanner NIR per la selezione delle fibre

Il vero cuore tecnologico del Textile Hub risiede nel superamento dei limiti della cernita manuale. L’impianto sfrutta un sistema automatizzato basato sull’Intelligenza Artificiale integrata con tecnologia a raggi infrarossi (NIR).

Grazie agli scanner NIR, il sistema è in grado di riconoscere istantaneamente la composizione chimica e il colore dei materiali, separando le fibre con un livello di accuratezza e velocità mai raggiunto prima su scala industriale in Italia.

Nonostante la spinta automazione, l’apporto umano resta centrale: circa due terzi della forza lavoro (38-40 persone) saranno impegnati nella gestione delle fasi di cernita semi-automatica, fondamentali per garantire elevati standard qualitativi al materiale “end of waste” da reimmettere sul mercato.

Perché proprio a Prato?

La scelta della location non è casuale. Il distretto pratese vanta oltre un secolo di storia legato alla rigenerazione dei filati e degli stracci. Il progetto nasce all’interno del programma Next Generation Prato, vedendo la collaborazione sinergica tra Comune, imprese, sindacati, centri di ricerca e Plures.

L’edificio è stato inoltre progettato con un’attenzione particolare all’impatto ambientale e paesaggistico, integrando pareti verdi rampicanti e una terrazza panoramica sul tetto.


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