Cresce la consapevolezza ambientale tra i giovani italiani e a dirlo sono i numeri. Durante l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso, sono stati ben 78.682 gli studenti coinvolti in attività di sensibilizzazione ecologica in tutta la penisola. Un lungo percorso che ha attraversato ogni ordine e grado dell’istruzione — dalle scuole dell’infanzia fino alle aule universitarie — concretizzandosi in 915 appuntamenti focalizzati sull’inquinamento da plastica, sulla gestione dei rifiuti e sull’impatto delle nostre azioni quotidiane sulla salute del pianeta.
Il bilancio porta la firma di Plastic Free Onlus, l’organizzazione di volontariato che dal 2019 combatte la piaga della plastica monouso. Grazie a una fitta rete di referenti territoriali e alla sinergia con dirigenti scolastici e docenti, l’associazione è riuscita a tracciare una rotta che non si interromperà con la pausa estiva: nei prossimi mesi, infatti, le attività continueranno all’interno dei centri estivi.
La mappa della consapevolezza: Campania, Veneto e Lombardia in prima fila
Analizzando la geografia del progetto, emergono territori particolarmente ricettivi:
-
Campania: detiene il primato per numero di studenti sensibilizzati, con 23.411 partecipanti distribuiti in 91 appuntamenti.
-
Veneto: si posiziona al secondo posto con 13.408 studenti (e ben 149 incontri).
-
Lombardia: conquista il podio per la capillarità delle iniziative, registrando il primato di 197 incontri che hanno coinvolto 11.808 ragazzi.
-
Emilia-Romagna: si difende con ottimi risultati, superando il traguardo dei 101 appuntamenti.
Dai quiz ai rifiuti “reali”: come cambia la didattica ambientale
Il successo del format risiede nella capacità di adattare il linguaggio all’età della platea. Se con i più piccoli si prediligono il gioco, le favole ecologiche e i quiz, con gli studenti più grandi il confronto si fa tecnico e stringente. Nelle scuole superiori e nelle università si analizzano il ciclo di vita dei polimeri, la minaccia invisibile delle microplastiche, l’importanza del consumo consapevole e il passaggio necessario all’economia circolare.
A rendere tutto più tangibile è l’uso di “materiale didattico” d’eccezione: i rifiuti reali. Mostrare agli studenti gli oggetti recuperati dai volontari durante le pulizie di spiagge, fiumi e parchi urbani funge da potente elettroshock visivo, dimostrando la spaventosa persistenza della plastica nell’ambiente e i rischi diretti per la fauna e l’uomo.
Dalla teoria alla cittadinanza attiva
L’obiettivo finale non è la semplice trasmissione di nozioni, ma il cambio radicale delle abitudini. Sostituire la bottiglietta di plastica con la borraccia, ridurre gli imballaggi inutili e fare una perfetta raccolta differenziata sono i primi passi richiesti ai ragazzi. In molti istituti, inoltre, le lezioni teoriche si sono trasformate subito in azione, con passeggiate ecologiche e raccolte di rifiuti nei quartieri limitrofi alla scuola.
“Non possiamo chiedere alle nuove generazioni di riparare da sole gli errori degli adulti, ma abbiamo il dovere di offrire loro conoscenze, strumenti e buoni esempi”, ha dichiarato Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus. “Quando una bambina o un bambino comprende le conseguenze di un gesto apparentemente banale, quella consapevolezza arriva spesso anche nelle famiglie. L’educazione ambientale deve diventare una componente stabile della formazione: coinvolgere quasi 80mila studenti significa seminare per il futuro, formando cittadini più attenti e responsabili verso il proprio territorio”.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.














