Globo Verde 2026 al docufilm “L’estate dell’Orsa Maggiore”

Storia del salvataggio e del ritorno alla libertà dell'orso marsicano: prestigioso riconoscimento dell’Associazione della Stampa Estera in Italia

Il docufilm L’estate dell’Orsa Maggiore si è aggiudicato il prestigioso Globo Verde 2026. Il premio, assegnato dall’Associazione della Stampa Estera in Italia, è espressamente dedicato alle migliori opere capaci di accendere i riflettori sulle più urgenti tematiche ecologiche ed ecosociali del nostro tempo. Il documentario ha saputo convincere i giurati grazie a un perfetto connubio tra rigore naturalistico e alta sensibilità narrativa, confermandosi come una delle opere più significative dell’anno e assicurandosi già una prestigiosa vetrina per i prossimi mesi, dato che la pellicola verrà trasmessa sul piccolo schermo il prossimo autunno dalle reti Rai.

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Dalla pagina scritta al grande schermo

L’opera cinematografica, che ha una durata complessiva di 63 minuti, affonda le sue radici nell’omonimo successo letterario scritto da Giuseppe Festa e pubblicato dalla casa editrice Garzanti. La trama si sviluppa originariamente attorno alla ricostruzione storica della vicenda di Morena, una cucciola orfana di orso marsicano che era stata ritrovata anni fa nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Quell’evento diede il via a un pionieristico e straordinario progetto di reimmissione in natura, un tentativo mai sperimentato in precedenza su questa specie.

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Giuseppe Festa.

La vittoria del Globo Verde rappresenta il coronamento di uno sforzo corale intenso e appassionato. Il regista Andrea D’Ambrosio, nella nota stampa, esprime profonda gratitudine per il riconoscimento ottenuto, definendolo il traguardo ideale di un percorso bellissimo ma allo stesso tempo faticoso. Nelle sue parole, il film intende mostrare la natura come un bene inestimabile da difendere a ogni costo, celebrando l’operato di donne e uomini che, alla stregua di veri e propri missionari, dedicano la vita a questa causa.

La narrazione subisce una svolta imprevista proprio durante la fase delle riprese del documentario: la troupe viene infatti raggiunta dall’improvvisa notizia del ritrovamento di un’altra orsa cucciola rimasta sola, a cui viene dato il nome di Nina. Da quel momento, il passato cede inevitabilmente il passo alla cronaca del presente, trasformando il film nel racconto in tempo reale del cammino verso la libertà di quest’ultimo esemplare, guidando lo spettatore verso un finale di fortissimo impatto emotivo.

L’orsa marsicana: un viaggio interiore arricchito

Accanto alle vicende delle orse si sviluppa parallelamente un profondo percorso umano. Lo scrittore Giuseppe Festa compie un’evoluzione personale radicale, mutando il proprio ruolo da semplice osservatore e narratore esterno a testimone coinvolto in prima persona. Si tratta di un’esperienza intima e profonda che lo porta a riconnettersi profondamente con le origini della Terra e con il senso più autentico del proprio cammino professionale e spirituale.

Ad arricchire la tessitura emotiva del documentario interviene la straordinaria partecipazione dell’attore Sergio Castellitto, che presta la sua iconica voce fuori campo a passaggi cruciali del celebre e commovente discorso del nativo americano Capo Seattle, storicamente riconosciuto dalle Nazioni Unite come la più alta dichiarazione ecologica mai pronunciata dall’essere umano.

Le sue parole si fondono così con lo sguardo dell’orso marsicano, elevando il racconto locale a una riflessione di portata universale sulla stringente necessità di ritrovare un equilibrio armonioso con il pianeta.

Globo Verde: la voce dei protagonisti dietro la macchina da presa

Il regista ha inoltre rivolto un ringraziamento speciale a Giuseppe Festa per il suo impegno e per lo splendido romanzo di partenza, oltre al produttore Enzo Porcelli e a tutta la squadra tecnica. Dal canto suo, Festa ha posto l’accento sulla straordinaria lezione di vita appresa dai protagonisti del documentario, persone che scelgono quotidianamente la via della cura e della protezione del territorio lontano dai riflettori mediatici, praticando una forma di resistenza silenziosa.

Secondo lo scrittore, l’azione di salvare l’orso marsicano equivale, in definitiva, a preservare quella componente selvaggia e libera che risiede ancora all’interno di ciascun essere umano.

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