Rinnovabili più del carbone: economia blindata da shock geopolitici

Rapporto Irena fotografa svolta storica del sistema elettrico mondiale

Secondo il rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (Irena), intitolato Renewable Power Generation Costs in 2025, l’anno passato ha segnato un traguardo epocale: la capacità installata da fonti rinnovabili ha ufficialmente superato quella del carbone, diventando la principale fonte energetica del Pianeta. Questo dato certifica come sistema energetico globale stia vivendo una profonda trasformazione strutturale che vede la sostenibilità non più come una semplice alternativa, ma come il motore economico trainante dello sviluppo mondiale. La competitività economica si è confermata la caratteristica distintiva di questa transizione. Nel corso del 2025, infatti, oltre il 90% dei nuovi progetti rinnovabili su scala industriale ha fornito elettricità a un costo inferiore rispetto alla migliore e più economica opzione basata sui combustibili fossili.

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Questo vantaggio competitivo si traduce in una drastica riduzione delle spese per consumatori e imprese, consolidando la convenienza assoluta delle tecnologie pulite nella maggior parte dei mercati internazionali.

Mappa dei prezzi energetici e tensioni in Medio Oriente

Analizzando nel dettaglio le singole tecnologie, l’eolico a terra si conferma la fonte energetica più economica in assoluto, registrando un costo medio ponderato globale di circa 30 euro per megawattora. Segue a ruota il solare fotovoltaico, che ha stabilizzato il proprio valore a circa 40 euro per megawattora, mentre l’eolico in mare si attesta intorno ai 71 euro per megawattora. Sul fronte opposto, la generazione elettrica alimentata a gas naturale ha subito un deciso rincaro a causa di una carenza globale di turbine che ha quasi raddoppiato le spese di capitale necessarie per i nuovi impianti a ciclo combinato. Questa dinamica ha spinto il costo dell’elettricità da gas verso la soglia critica di 91 euro per megawattora nei mercati storicamente caratterizzati da prezzi del combustibile più elevati, tra i quali figurano in prima linea l’Italia, la Germania e il Giappone.

La transizione verso un paniere energetico dominato dalle fonti rinnovabili si sta dimostrando un formidabile fattore di stabilità macroeconomica. Nel 2025 l’attivazione di nuovi impianti ha permesso di evitare l’acquisto e il consumo di combustibili fossili per un valore stimato in ben 438 miliardi di euro, scongiurando contemporaneamente l’immissione in atmosfera di circa 8,4 gigatonnellate di anidride carbonica. L’importanza strategica di questa infrastruttura è emersa con straordinaria chiarezza all’inizio del 2026, quando la chiusura del cruciale stretto di Hormuz ha innescato pesanti turbolenze sui mercati delle materie prime. In quella circostanza, la flotta di impianti rinnovabili già operativa ha agito come un vero e proprio scudo geopolitico, assorbendo il colpo e proteggendo le economie nazionali, le imprese e i bilanci familiari dai rincari energetici che il persistere dei conflitti in Medio Oriente rischia di proiettare per tutto l’anno in corso.

Il ruolo guida dell’Asia e il peso del costo del capitale

La crescita globale della capacità rinnovabile ha fatto registrare la cifra record di oltre 690 gigawatt in un solo anno, trainata quasi interamente dal comparto solare ed eolico. L’espansione geografica evidenzia tuttavia una forte concentrazione in Asia, area geografica che da sola ha assorbito circa i tre quarti delle nuove installazioni mondiali. La Cina si conferma il punto di riferimento assoluto per i bassi costi di realizzazione: nel Paese asiatico l’eolico a terra produce a circa 25 euro per megawattora e l’eolico in mare a circa 45 euro per megawattora, contro i quasi 129 euro per megawattora necessari per i progetti offshore negli Stati Uniti.

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Il rapporto Irena evidenzia come oggi il vero ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili, specialmente nelle economie emergenti, non sia più legato al costo della tecnologia, bensì al costo del capitale. Le condizioni macroeconomiche locali, i tassi di interesse e il rischio sovrano spiegano infatti il 56% delle variazioni nei costi di finanziamento dei progetti, esercitando un impatto che è più del doppio rispetto a quello imputabile alle sole differenze tecnologiche.

L’evoluzione dello stoccaggio e le prospettive future

Sebbene i costi delle tecnologie più mature come il fotovoltaico e l’eolico a terra stiano entrando in una fase di stabilizzazione dopo dieci anni di cali verticali, il settore dei sistemi di accumulo sta vivendo una rivoluzione dei prezzi senza sosta. Il costo di installazione delle batterie industriali con quattro ore di autonomia è crollato del 30% nell’ultimo anno, stabilendosi a circa 128 euro per chilovattora, un valore inferiore del 95% rispetto ai livelli registrati nel 2010.

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Questa incredibile accessibilità economica sta trasformando radicalmente la gestione delle reti elettriche, tanto che circa un quarto della nuova capacità solare su scala industriale viene ormai accoppiata direttamente a sistemi di accumulo, permettendo ai migliori impianti ibridi di garantire un’erogazione di energia costante e programmabile ventiquattro ore su ventiquattro a costi che sono già scesi sotto i 78 euro per megawattora.

Per il prossimo decennio le proiezioni indicano un ulteriore calo dei prezzi dei sistemi integrati fino al 40% entro il 2035, supportato dall’emergere di tecnologie innovative come le batterie agli ioni di sodio e lo stoccaggio a lungo termine, destinate ad accelerare definitivamente l’indipendenza dai combustibili fossili.

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