Industria cartaria italiana: il modello della circolarità frena sotto il peso di energia ed ETS

L’industria cartaria italiana rappresenta un’eccellenza assoluta dell’economia circolare europea, ma oggi si trova a navigare in acque agitate. Durante l’Assemblea Pubblica di Assocarta, svoltasi ieri a Roma presso l’Associazione Civita e moderata da Valentina Iorio (Il Corriere della Sera), il settore ha lanciato un forte grido d’allarme: l’impennata dei costi energetici e le storture del sistema delle quote di emissione europee (ETS) stanno minando la competitività delle imprese in un mercato globale privo di regole eque.

I dati emersi relativi al bilancio del 2025 fotografano un paradosso preoccupante: in Italia la domanda di carta cresce, ma le fabbriche nazionali producono di meno, lasciando ampi spazi di mercato alle importazioni dall’estero.

Il peso dei costi sul fatturato: i dati del 2025

Indicatore Settore Cartario Performance 2025 vs 2024 Impatto sul Fatturato
Consumi Nazionali +3,3% (10 mln tonnellate)
Produzione Interna -2,2% (7,8 mln tonnellate) Impianti usati solo al 75%
Importazioni +7,5%
Fatturato Totale -5,2% (7,9 miliardi €)
Costo del Gas In forte aumento 11,6% (previsto 15-20% nel 2026)
Costo Quote ETS (CO₂) In aumento ~4% (rischio fino al 13%)

Il dettaglio della produzione: Il calo produttivo ha colpito duramente le carte per usi grafici (-10,3%) e, in misura minore, il settore igienico-sanitario (-2,2%) e il packaging (-0,3%). Unica nota positiva il comparto delle specialità (+1,4%).

Un primato verde che rischia di spegnersi

L’Italia è il secondo produttore europeo di carta (al pari della Svezia e dietro la Germania) e il primo nel segmento igienico-sanitario. Il modello italiano è un benchmark di sostenibilità: l’89% delle materie prime usate è rinnovabile o riciclato, il 99% dell’acqua viene riutilizzato e il 91% dell’elettricità è autoprodotto via cogenerazione. Questa filiera genera oltre 26 miliardi di euro di valore (1,2% del PIL) e dà lavoro a 162.000 persone.

“L’Italia contribuisce per il 2,4% al valore aggiunto del manifatturiero nazionale, con un’incidenza superiore a Germania e Francia”, ha spiegato il Presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, nel corso del suo intervento di ieri. “Ma questo patrimonio ha bisogno di politiche favorevoli. Chiediamo alla Commissione UE di rivedere i benchmark ETS. Tagliarli del 50% farebbe balzare il peso dei costi della CO₂ fino al 13% del valore aggiunto, soffocando un settore che ha già investito tantissimo in decarbonizzazione”.

Il paradosso del “Riciclo di Prossimità”

Un altro freno allo sviluppo analizzato durante i lavori è legato alla gestione della materia prima seconda. Nonostante l’industria italiana utilizzi per il 70% carta da raccolta differenziata, un quarto di questa risorsa viene esportato all’estero per essere trasformato e poi reimportato come prodotto finito.

Questo meccanismo lascia inutilizzato il 25% della capacità di riciclo nazionale, con un danno economico stimato in 1,4 miliardi di euro e la perdita di circa 1.400 posti di lavoro. Per risolvere questa anomalia, Assocarta ha proposto ieri l’introduzione di un sistema di “titoli” per premiare le aziende che immettono sul mercato carta riciclata, riconoscendone l’impatto positivo sulla riduzione di emissioni e consumi energetici.

Le richieste della filiera e il dibattito istituzionale

Per difendere il settore dalla concorrenza sleale e dalla sovrapproduzione globale, Assocarta invoca un rafforzamento degli strumenti di salvaguardia della DG Trade europea.

L’Assemblea ha visto ieri anche l’importante contributo di Enrico Letta (Presidente del Jacques Delors Institute), che ha rimarcato l’urgenza di completare un vero Mercato Unico dell’Energia per difendere le imprese europee. Al dibattito hanno preso parte Massimo Beccarello (Università Milano Bicocca) e Aurelio Regina (Vicepresidente Confindustria per l’Energia), concentrandosi sulla necessità di far camminare insieme sostenibilità ambientale e tenuta industriale. Le conclusioni sono state affidate a Federico Boschi (MASE), che ha confermato l’impegno delle istituzioni nel disegnare una strategia condivisa per accompagnare la transizione energetica del sistema produttivo.


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