Pochi secondi sono bastati a una supercella per generare un tornado e devastare una porzione della Capitale, con venti oltre i 100 km\h, una sessantina di alberi secolari abbattuti, tetti scoperchiati e chioschi demoliti. Ma l’episodio di Roma è solo la punta dell’iceberg di una crisi climatica che sta spaccando in due il Paese.

Secondo i dati dell’European Severe Weather Database, dall’inizio di giugno si sono già registrati 229 eventi acuti sul territorio nazionale, che portano il bilancio totale dal 1° gennaio a ben 810 fenomeni estremi tra tornado, bombe d’acqua e grandinate record. Solo nei primi giorni di giugno, la grandine grossa ha colpito 151 Comuni; a Tina, nel Torinese, i chicchi hanno raggiunto un diametro eccezionale di 7,5 cm.
Il motore del caos: un Mediterraneo a +5°C
La causa di questa estrema instabilità è da ricercarsi nei nostri mari. I rilevamenti del sistema europeo Copernicus mostrano che a fine maggio le acque del Mediterraneo occidentale presentavano anomalie termiche spaventose, con temperature fino a 5 gradi superiori alla media. Questo enorme accumulo di calore genera l’energia cinetica che, al primo scontro con le correnti fredde di origine glaciale, si scarica al suolo sotto forma di tempeste perfette.
A complicare il quadro globale si aggiunge l’allarme dell’ONU: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha annunciato l’imminente ritorno di El Niño, destinato a surriscaldare ulteriormente il pianeta entro l’estate.
“Abbiamo tutti i dati necessari per intervenire in prevenzione, evitando di pagare molto di più per riparare i danni”, avverte Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “Ora bisogna passare dalle parole ai fatti: i progetti e gran parte delle risorse ci sono”.
Italia divisa in due: la mappa delle risorse idriche
Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI fotografa una situazione paradossale: mentre i grandi laghi del Nord tengono grazie allo scioglimento delle nevi (riempimenti dall’80% del Verbano al 97,9% del Sebino), i fiumi della Pianura Padana e dell’area centro-settentrionale sono in codice rosso a causa di un maggio caldissimo e privo di piogge.
Il collasso idrico del Nord e del Centro
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Piemonte e Valle d’Aosta: in Piemonte le piogge di maggio sono state inferiori del 44% rispetto alla norma, con i fiumi Tanaro (-76%) e Toce (-53%) ridotti a torrentelli. In Valle d’Aosta il deficit pluviometrico ha toccato il -60%, causando un crollo della portata della Dora Baltea (-63%).
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Lombardia e Veneto: la riserva nevosa lombarda è ai minimi storici: a fine maggio restava solo il 31% della neve attesa, portando il deficit idrico regionale al 34,1%. In Veneto la situazione del fiume Adige (secondo corso d’acqua italiano) è drammatica, con il 61% di acqua in meno rispetto alla media.
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Fiume Po: al delta (Pontelagoscuro) la portata del Grande Fiume è inferiore del 48% rispetto ai valori normali, mentre nel tratto piemontese i deficit oscillano tra il -64% e il -74%.
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Centro Italia: soffrono i laghi del Lazio (Albano a -28 cm rispetto allo scorso anno) e il Trasimeno in Umbria, che continua a scendere toccando quota $-1,64\text{ m}$ a Polvese.
Il Sud diventa la “cassaforte idrica” d’Italia
Ribaltando lo scenario degli anni passati, il Mezzogiorno affronta l’avvio della stagione irrigua con spalle solidissime grazie ai cicloni mediterranei che hanno riempito i bacini nei mesi scorsi.
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Sicilia: nonostante un maggio secco (deficit di pioggia fino all’80%), l’isola è ufficialmente fuori dall’emergenza idrica grazie a 617 milioni di metri cubi d’acqua accumulati negli invasi (pieni all’88%).
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Sardegna: le dighe dell’isola trattengono ben 1617,5 milioni di metri cubi d’acqua, pari all’87,5% della capacità massima.
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Puglia e Basilicata: i serbatoi della Capitanata (Foggia) conservano l’84% dei volumi autorizzati, mentre i giganti lucani (Monte Cotugno, Pertusillo, Basentello) hanno già erogato 25 milioni di metri cubi per l’agricoltura, mantenendo una riserva strategica di quasi 360 milioni.
“Quest’anno il Sud si conferma la cassaforte idrica d’Italia”, conclude Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI. “Questo dimostra la tendenza meteo ad alternare stagioni opposte. Alla politica chiediamo la lungimiranza del buon padre di famiglia: è urgente realizzare nuovi invasi per trattenere l’acqua piovana quando cade e creare reti di interconnessione capaci di trasferire la risorsa idrica da un territorio all’altro a seconda delle necessità”.
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