Caro-gas e tensioni geopolitiche: l’allarme dell’industria manifatturiera italiana

A tre mesi dallo scoppio della crisi internazionale tra Stati Uniti e Iran, le onde d’urto geopolitiche continuano a scuotere i mercati energetici globali. A pagarne il prezzo più alto è il settore manifatturiero italiano e, in particolare, le aziende ad alto consumo di gas naturale (gasivore). Dopo mesi trascorsi ad assorbire i picchi tariffari, i margini di resistenza sono esauriti: le imprese non possono più sostenere da sole i costi di una crisi globale.

I numeri fotografano una situazione d’emergenza. Secondo le stime di Gas Intensive, dall’attacco all’Iran il costo del gas per le imprese è impennato mediamente del 52%, passando dai 32 €/MWh di fine febbraio ai 49 €/MWh dell’attuale prezzo medio spot. Una fiammata che, su base annuale, si traduce in un extracosto complessivo di oltre 1,5 miliardi di euro, minacciando la competitività del Made in Italy, interi distretti produttivi e migliaia di posti di lavoro.

“La situazione è insostenibile e richiede interventi urgenti e misure di eccezione,” dichiara Aldo Chiarini, Presidente di Gas Intensive. “Il settore manifatturiero, cuore pulsante dell’economia italiana, non può affrontare da solo una crisi di queste proporzioni.”

L’asse Roma-Bruxelles: flessibilità per l’energia

Di fronte a questo scenario, Gas Intensive si schiera al fianco del Governo italiano, che nelle scorse settimane ha avanzato una proposta decisa a Bruxelles: estendere le forme di flessibilità di bilancio – già previste dal nuovo Patto di Stabilità per la spesa militare – anche alle misure contro la crisi energetica. L’obiettivo è quello di sostenere i settori industriali pesanti per i quali, a oggi, non esistono alternative tecnologiche sostenibili all’uso del metano.

“È fondamentale che l’Europa accolga questa richiesta per consentire agli Stati membri di mettere in campo risorse straordinarie per fronteggiare la crisi”, incalza Claudio Pinassi, Presidente di Assomet, tra le associazioni promotrici del consorzio Gas Intensive.

Il piano d’azione: sbloccare subito i decreti attuativi

In attesa delle risposte comunitarie, la partita più urgente si gioca però a livello nazionale. Gas Intensive chiede al Governo di superare rapidamente i rilievi sollevati dagli apparati europei e di dare immediata attuazione alle misure già previste dal recente DL Bollette (D.L. 21/2026).

Quattro i pilastri considerati inderogabili:

  • Azzeramento dello spread PSV-TTF: una misura cruciale per abbattere il differenziale di prezzo che penalizza l’Italia rispetto ai mercati del Nord Europa.

  • Sterilizzazione dei costi ETS e di trasporto: applicare quanto previsto dall’Articolo 6 sulla produzione termoelettrica (che determina il prezzo finale dell’elettricità) ed estendere la norma alla cogenerazione industriale.

  • Taglio degli oneri di trasporto: attuare l’Articolo 9 per ridurre le componenti tariffarie di trasporto e distribuzione per le imprese, i cui effetti erano attesi già dal 1° aprile 2026.

  • Rilancio della Gas Release: concretizzare l’impegno del Ministero per immettere liquidità nel mercato e calmierare i prezzi.

Per accelerare questi interventi e risolvere le complessità operative, il consorzio sollecita l’istituzione urgente di un tavolo di lavoro specifico tra istituzioni e rappresentanti delle imprese.

Autunno e inverno: lo spettro dei blocchi produttivi

Le preoccupazioni guardano già alla prossima stagione fredda. Con l’incertezza sullo stoccaggio nei depositi europei, che potrebbero non raggiungere la piena capacità, diventa vitale il servizio di interrompibilità. Questa misura consente alle aziende, su base volontaria e remunerata, di sospendere i consumi per garantire la sicurezza della rete nazionale. “È uno strumento essenziale per la solidità del sistema energetico italiano,” ribadisce Chiarini, “per questo va rafforzato e allargato a più aziende”.

Il grido d’allarme unisce trasversalmente le filiere strategiche del Paese. Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta, evidenzia il rischio di un effetto domino:

“Il settore cartario sta affrontando un aumento insostenibile dei costi energetici. Se non si interviene subito, molte aziende rischiano di dover ridurre la produzione o fermarsi, provocando di conseguenza lo stop al meccanismo virtuoso del riciclo della carta. Chiediamo al Governo un’accelerazione immediata.”

Senza azioni rapide, coordinate e straordinarie, il rischio concreto è quello di compromettere in modo strutturale la manifattura italiana, lasciandola drammaticamente indietro nella competizione sui mercati esteri.


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