La transizione ecologica non è solo una questione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici, ma anche di persone, relazioni e sviluppo locale. Quando l’energia rinnovabile incontra la finanza a impatto, il risultato è un modello capace di generare benefici concreti a lungo termine per le comunità.
È quanto dimostra la partnership strategica tra ForGreen, azienda veronese pioniera dell’energy sharing in Italia, e Sefea Impact, fondo di impact investing. Una sinergia che ha portato eGreen Chain srl (controllata all’80% da ForGreen) a essere l’unica realtà del settore fotovoltaico e delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) partecipata da Sefea, guadagnandosi un posto di rilievo nella sua ultima relazione d’impatto.
La concretezza dei numeri: i nuovi impianti nelle Marche
Il cuore operativo di questa collaborazione si è consolidato nel corso del 2025, con l’allacciamento di due importanti impianti fotovoltaici orientati alla condivisione dell’energia:
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Corridonia (MC): 990 kWp
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Tavullia (PU): 998 kWp
Insieme, i due siti garantiscono una potenza complessiva di circa 2.000 kWp. Dal punto di vista ambientale, il risparmio stimato è di oltre 500 tonnellate equivalenti di CO2 all’anno (pari a circa 1.100 barili di petrolio o al consumo medio annuo di 350 utilitarie).
Ma il dato più innovativo riguarda il risvolto economico e sociale: nei prossimi due anni, gli incentivi generati da questi impianti destineranno circa 45.000 euro esclusivamente ad attività sociali sul territorio.
Misurare il valore sociale: la vera sfida della transizione
Mentre l’impatto ambientale si calcola facilmente in tonnellate di CO2 risparmiate, quantificare il benessere di una comunità, l’inclusione o la riduzione delle disuguaglianze richiede un cambio di paradigma. Le metriche tradizionali non bastano più: per questo ForGreen e Sefea hanno introdotto strumenti qualitativi e narrativi capaci di misurare il valore reale generato per le persone.
“Creare valore significa innanzitutto investire in servizi e progetti capaci di produrre effetti duraturi,” spiega Gabriele Nicolis, CEO di ForGreen. “Il lavoro svolto insieme a Sefea ci ha consentito di affinare i nostri strumenti di valutazione per tracciare il valore reale del progetto, ottimizzare i processi e gestire con efficacia le relazioni con tutti gli stakeholder”.
L’obiettivo dichiarato è far sì che i volumi economici generati dagli incentivi non siano un semplice sussidio, ma attivino interventi capaci di autoalimentarsi e crescere nel tempo.
Il caso Lucense 1923: l’energia come bene comune
Il modello teorico trova la sua applicazione pratica nella comunità energetica cooperativa Lucense 1923, promossa da ForGreen. Gli impianti marchigiani di eGreen Chain sono stati infatti conferiti a Lucense in qualità di “produttore terzo”.
In questo modo, l’energia pulita viene condivisa direttamente con le famiglie, le imprese e gli enti locali che vivono e operano sul territorio. L’energia smette di essere una semplice merce e diventa uno strumento di partecipazione democratica, capace di sanare le fratture economiche e sociali delle aree coinvolte.
Una finanza che guarda al futuro
Questo approccio si sposa perfettamente con la filosofia di Sefea Impact SGR, focalizzata sul sostegno a realtà che uniscono sostenibilità ambientale e trasformazione sociale.
“In eGreen Chain abbiamo riconosciuto un modello capace di coniugare produzione di energia rinnovabile, partecipazione delle comunità e generazione di valore condiviso,” dichiara Massimo Giusti, CEO di Sefea Impact SGR. “Come investitore ad impatto, crediamo che le CER rappresentino uno strumento strategico per accelerare non solo la decarbonizzazione, ma anche lo sviluppo di sistemi territoriali più giusti, inclusivi e orientati al futuro”.
Una Best Practice strategica per il mercato
Oltre all’alto valore etico, il caso eGreen Chain dimostra una forte rilevanza strategica e commerciale. Oggi la capacità di misurare e comunicare l’impatto sociale è un fattore determinante per attrarre capitali e accedere a strumenti finanziari innovativi. La sostenibilità esce dall’alveo della pura “operazione di facciata” (o reputazionale) per diventare una leva concreta di sviluppo economico.
Il modello sviluppato da ForGreen e Sefea si candida così a diventare una best practice di riferimento non solo per il settore energetico, ma anche per il mondo della finanza e delle politiche pubbliche. Dimostra, soprattutto, che la transizione energetica può ridisegnare il concetto stesso di valore: non più solo produrre e consumare, ma costruire comunità.
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