Giovani e partecipazione: la consapevolezza non diventa impegno

Ricerca del Forum Disuguaglianze e Diversità

Alta competenza critica dei giovani e rifiuto delle forme di mobilitazione tradizionale, in un’Italia che fatica a offrire spazi di protagonismo reale. È questo il paradosso della Generazione Z messo in evidenza dall’indagine intitolata Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni, curata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno della fondazione Compagnia di San Paolo, restituisce l’immagine di una gioventù italiana colta in un paradosso profondo. Se da un lato emerge una spiccata sensibilità verso le grandi sfide del nostro tempo, dall’altro si registra un muro di sfiducia che separa i singoli dalla partecipazione collettiva. Il dato più allarmante riguarda la percezione della propria rilevanza pubblica: ben l’81,5% degli intervistati è convinto che la propria voce non abbia alcun peso nei processi decisionali. Si tratta di un abisso comunicativo e democratico, specialmente se confrontato con il 41% della media nazionale rilevata da Eurobarometro nel 2023.

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Foto di Simon Maage su Unsplash.

Questa sensazione di irrilevanza non nasce dal disinteresse, ma da una disillusione strutturale verso le organizzazioni, percepite come entità inefficaci, sorde ai nuovi ingressi o guidate da agende proprie e distanti dalle reali necessità.

Una mappa delle paure tra lavoro, guerra e diritti

La ricerca ha coinvolto circa 3 mila studenti e studentesse di 21 istituti scolastici italiani tra il 2023 e il 2026, utilizzando questionari interattivi e dialoghi costanti. Le preoccupazioni che animano questa fascia d’età sono concrete e pressanti. Al primo posto svetta l’ansia per la mancanza di lavoro, seguita dai timori legati ai conflitti bellici, ai diritti civili e, appunto, allo scarso peso riconosciuto alla propria voce.

Esiste però una polarizzazione significativa sui temi ambientali: se circa un quarto del campione esprime la massima preoccupazione per il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, quasi il 20% si dichiara del tutto indifferente a riguardo. Un elemento interessante emerge dal confronto generazionale: i giovani sentono che i loro genitori condividono le preoccupazioni per il lavoro e la guerra, ma percepiscono una totale mancanza di empatia o interesse da parte degli adulti proprio sulla frustrazione di non essere ascoltati.

L’indagine: lettura sistemica delle ingiustizie

Le nuove generazioni dimostrano una capacità analitica che smentisce i pregiudizi sulla loro presunta superficialità. L’ingiustizia è letta principalmente attraverso la lente del colore della pelle, indicata dal 69% degli studenti come principale matrice di iniquità, seguita dal genere e dalla classe sociale. Sorprende proprio il ritorno della classe sociale come categoria interpretativa, ritenuta più significativa del semplice reddito, il che indica una comprensione profonda dei meccanismi di stratificazione della società.

Anche sul fronte ambientale, i ragazzi non si limitano a colpevolizzare i comportamenti dei singoli; pur riconoscendo l’importanza delle azioni individuali, individuano nel modello di produzione estrattivo la causa primaria del collasso climatico. Questa visione sistemica cozza però con una scarsa fiducia nelle politiche pubbliche, ritenute meno incisive rispetto alle dinamiche economiche o alle scelte private.

Giovani italiani: l’impegno individuale come unico rifugio

Il cortocircuito più evidente si consuma nel passaggio dalla consapevolezza all’azione. La maggioranza degli intervistati predilige l’impegno atomizzato: il corretto uso delle risorse, i consumi consapevoli e persino il voto elettorale vengono giudicati positivamente come strumenti d’impatto. Al contrario, la mobilitazione collettiva subisce un rifiuto netto. Partiti, associazioni e manifestazioni sono visti con sospetto o valutati negativamente.

A pesare, oltre alla sfiducia nelle istituzioni, è anche una pressione sociale interna: molti giovani temono il giudizio o la derisione dei propri coetanei nel mostrarsi attivamente impegnati in una causa comune. Il volontariato resta l’unica forma di partecipazione sociale a mantenere una posizione mediana, probabilmente perché percepito come più concreto e meno ideologizzato rispetto alla politica tradizionale.

Il dialogo possibile e la proposta dell’eredità universale

Nonostante il quadro di generale distacco, l’indagine suggerisce che la riattivazione dell’interesse giovanile sia possibile attraverso proposte concrete e coraggiose. Un esempio emblematico è la reazione alla proposta del ForumDD sull’eredità universale da destinare ai diciottenni: quasi il 75% dei giovani si dichiara favorevole alla misura. Anche quando il consenso si incrina su dettagli tecnici, come l’assenza di condizioni nell’uso della somma o l’universalità totale, il tema è stato in grado di generare dibattiti rigorosi e argomentati.

Secondo gli autori del documento, questo dimostra che esiste un potenziale di partecipazione enorme, ma che esso necessita di politiche non solo rivolte per i giovani, ma costruite e discusse direttamente con loro. La sfida per le organizzazioni politiche e sociali è dunque quella di rompere l’auto-referenzialità per tornare a essere interlocutori di una generazione che osserva il mondo con estrema lucidità, ma da una posizione di isolamento forzato.

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