Bancabilità, non solo prestiti: il Piano Mattei e la sfida dei progetti “pronti all’uso”

“Call to action Africa!” Sarebbe potuto essere questo il titolo dell’articolo, ed avrebbe perfettamente descritto il perché il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra, il Rome Centre dell’UNDP si è trasformato in un punto d’incontro tra diplomazia, finanza e progettazione per la discussione delle priorità climatiche del continente africano.

L’obiettivo dichiarato da più voci è quello di richiamare l’attenzione al rispetto della garanzia di un dialogo proattivo verso una vera e propria mobilitazione d’intenti, capace di trasformare promesse e visioni in investimenti, partenariati e interventi concreti. Il senso dell’evento non è stato quello di celebrare genericamente la cooperazione climatica, ma verificare quanto questa riesca davvero a produrre progetti pronti a partire.

Questa terza giornata si è inserita in un programma di quattro giorni e ha riunito oltre cento partecipanti tra istituzioni italiane, governi partner, banche di sviluppo, settore privato, accademia e organizzazioni internazionali, con la visione comunitaria di poter costruire un tavolo di dialogo che porti concretamente avanti la pipeline africana di investimenti in energia, acqua, infrastrutture resilienti e industria sostenibile. dialogo necessario e strategico come sottolineato anche nel videomessaggio di saluti dal Ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Lo stesso Agostino Inguscio, rappresentante italiano dell’UNDP e coordinatore del Rome Centre ha ricordato che due anni fa, proprio in occasione dell’Earth Day Italia, sono stati lanciati i programmi oggi al centro della giornata.

da sin: Yan Cavalluzzi, Agostino Inguscio, rappresentante italiano dell’UNDP e coordinatore del Rome Centre
da sin: Yan Cavalluzzi, Agostino Inguscio, rappresentante italiano dell’UNDP e coordinatore del Rome Centre

Con lui a margine del convegno abbiamo approfondito il ruolo del Piano Mattei come risposta competitiva o iniziativa complementare. “Il Piano Mattei ha in effetti una caratteristica possiamo dire, tristemente innovativa rispetto ai piani di sviluppo tradizionali, ovvero la sua concretezza. Dimensione che vediamo attraverso la nostra rete capillare in tutti i paesi in Africa. Quindi c’è un grandissimo interesse da parte di tutti i partner africani. Come UNDP il nostro ruolo è di supportare governi nell’essere pronti a sedersi al tavolo e a negoziare il ‘miglior accordo possibile per loro’. Da questo punto di vista vedo assolutamente una complementarietà non una competitività o comunque una competitività in un senso positivo”, ovvero di scelta tra possibili partenariati anche con attori diversi che permetta quindi di sedersi al tavolo e di scegliere con chi si vuole fare qualcosa. “Questo lo vediamo nei progetti che stiamo sviluppando”.

Il problema non è soltanto trovare i fondi, che anzi sembrano essere sufficientemente disponibili, ma trasformare priorità politiche e idee tecniche in progetti concretamente bancabili. Alessandro Guerri, direttore generale per gli Affari europei, internazionali e la finanza sostenibile, ha sottolineato come il Rome Centre sia diventato un hub operativo capace di accompagnare i progetti lungo tutto il ciclo: dall’early-stage design alla scalabilità finanziaria, all’implementazione operativa. Cooperazione necessaria dato che uno degli ostacoli precipui resta la mancanza di progetti abbastanza maturi da attirare capitale. Qui entra in campo PISTA, la Platform for Investment Support and Technical Assistance, insieme a Energy for Growth in Africa sono strumenti descritti come la risposta pratica al divario tra disponibilità teorica di capitale e scarsità di progetti pronti per gli investitori. Un esempio? Rosemary Mugo, CEO di Kleen Energy Limited Kenya, ha evidenziato come grazie al supporto di PISTA è stato possibile rendere finalmente bancabile un piccolo impianto idroelettrico da 6 MW altrimenti impossibile da concretizzarsi come investimento.

Pista nasce proprio per affrontare la scarsità di progetti bancabili. Un nodo per sbloccare il collo di bottiglia della finanza climatica per l’Africa, una volta dissipato diventa possibile prevedere una sempre crescente spiralizzazione positiva dei flussi d’investimento.

Basta prestiti: la prospettiva dal punto di vista dell’Africa

Dal lato africano, il messaggio è stato diretto e non ha lasciato tanto sfogo ad interpretazioni. Josefa Sacko, ambasciatrice dell’Angola in Italia, ha  rimarcato la necessità di incontri capaci di scaturire fatti. Strategica quindi la qualità della finanza. Difatti l’Africa continua a ricevere gran parte della climate finance sotto forma di prestiti, quando al Continente servirebbe più grant e meno debito.

Un ruolo strategico per la geotermia

Da non sottovalutare anche la geotermia come leva di industrializzazione verde, ricorda dal Kenya, Ronoh Kibet di KenGen. D’altronde Nairobi punta ad arrivare entro il 2030 a un sistema elettrico alimentato interamente da fonti rinnovabili. Il dato ad oggi è che il Paese dispone di circa 940 MW di capacità geotermica installata, a fronte di un potenziale stimato di 10.000 MW. Strategico quindi implementare strumenti di de-risking nelle fasi iniziali di esplorazione e sviluppo, per favorire nuovi investimenti. Serve quindi sopperire a una carenza di “intelligence”, cioè di preparazione progettuale, visibilità dei rischi e capacità di far incontrare sviluppatori ed investitori come richiama il CEO di AFCEN Joseph Nganga.

Una strategia che guardi oltre al progetto e includa la sua manutenzione

Parte centrale questa intelligence anche di derimere il nodo della gestione. Molte opere vengono sì finanziate e costruite, ma poi si deteriorano per carenza di fondi operativi per il loro mantenimento, la loro manutenzione e la capacità di gestionale locale come rimarca Francesco Maria Rotundi, Ceo di Acea Infrastructure che suggerisce di inserire nei pacchetti finanziari anche i costi di operation and maintenance per i primi cinque-sette anni. Se il primo collo di bottiglia è la bancabilità, il secondo è forse proprio la longevità dei progetti una volta portati a termine; costruire infrastrutture resilienti senza coprirne il ciclo di vita significa indebolirne sia l’impatto di sviluppo sia quello ambientale.


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Analista di difesa e sicurezza internazionale, ha una Laure Magistrale in Relazioni internazionali con major in security presso l'università LUISS Guido Carli di Roma, ed un MA in intelligence and International Security ottenuto presso il dipartimento di War Studies del King's College di Londra. Ha collaborato con la Marina Militare italiana nel ruolo di Political Advisor (POLAD) nell'ambito dell'esercitazione militare Mare Aperto 2022, ha inoltre collaborato con BizGees un team di professionisti che sostiene imprenditori e comunità di rifugiati a livello globale. Infine è stato analista per NCT Consultants, una società di consulenza, addestramento e networking attiva nel campo delle minacce non convenzionali, in particolare nei settori CBRN, EOD, C-IED e HAZMAT e main editor della rivista CBNW Magazine. Ha alle spalle alcune pubblicazioni presso prestigiosi enti nazionali ed internazionali come Rivista Aeronautica e il CSDS, trattando temi come le nuove frontiere della sicurezza artica e l'utilizzo di UAV in scenari bellici.